La Corte dei Conti “fa a pezzi” la Riforma Fiscale di Berlusconi

Ingiusta, recessiva e senza copertura finanziaria. Bocciate senza appello tutte le scelte contenute nel DDL del Governo per la riforma fiscale e assistenziale. Un giudizio pesantissimo quello della Corte dei Conti nei confronti di Berlusconi e il suo Governo. Nella sua audizione presso la Commissione Finanze della Camera il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, dice della riforma fiscale del Governo: “non ha copertura finanziaria, anche perché parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare beni personali e reali, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che sarebbero recessivi e si concentrerebbero soprattutto su coloro che già pagano l’imposta e, più specificamente, sui contribuenti che si collocano nelle classi di reddito meno elevate”.
Caro Berlusconi è ora di lasciare, il tuo tempo è scaduto. Questo tuo accanimento contro il Paese non ti porterà lontano. Aumento dell’IVA, macelleria sociale, sconquasso dei conti pubblici, condoni, sanatorie e bavaglio all’informazione prolungheranno solo la tua agonia politica. GO HOME SILVIO!!

4 Manovre in 2 Mesi, dopo 3 anni persi….

4 manovre in soli 2 mesi. Il Governo Berlusconi sta continuando a presentare, minacciare o annunciare raffiche di misure e contromisure, seminando confusione negli italiani e allarmismo sui mercati. Un Governo in grado solo di presentare proposte sbagliate ed inique. Dalle pensioni all’IVA, un vero disastro. D’altro canto un Governo populista non può avere lo stomaco per affrontare una crisi economica esplosiva, che richiederebbe una leadership politica salda e un senso di responsabilità verso le future generazioni. Sciogliere i nodi strutturali del Paese alla base della nostra crescita economica cronicamente bassa è da Progressisti, non da conservatori populisti. Berlusconi, Scillipoti, Calderoli e tutto il centrodestra non riusciranno mai in un impresa (per loro) contronatura. Non sono neanche sorpreso dei pasticci estivi del Governo B. e delle sue manovre depressive, ingiuste e senza copertura finanziaria. Siamo sempre di fronte a un Signor B. che ha fraudolentemente nascosto la crisi e nel 2009 tuonava così contro le organizzazioni economiche internazionali: “un giorno si e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà perfino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011… un disastro. Dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perché di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo, distruggono la fiducia dei cittadini dell’Europa e del mondo” (da Corriere della sera, 26 giugno 2009). È inutile rammentare chi, purtroppo, abbia avuto ragione. Ma B. non si è limitato a negare la crisi, si è più volte cimentato in promesse mirabolanti, scivolando in una circostanza anche nel cattivo gusto, dichiarando: “Ci aspettano tre anni di lavoro. Tre anni nei quali, uscendo via via dalla crisi, attueremo le grandi riforme. Le riforme istituzionali, dalla riduzione del numero dei parlamentari, all’elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica; la grande, grande, grande riforma della giustizia; la profonda riforma e l’ammodernamento del sistema fiscale, la questione del federalismo. Continueremo con la stessa determinazione la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata. Vogliamo dare più sicurezza per i cittadini, vogliamo arrivare ad avere meno tasse, meno burocrazia, più infrastrutture e più verde. Vogliamo anche vincere il cancro che colpisce ogni anno 250mila italiani e che riguarda quasi due milioni di nostri cittadini” (Il Messaggero, 20 maggio 2010). Doveva sconfiggere il cancro, attuare le grandi riforme e invece? Meglio stendere un velo pietoso.

La Manovra di Transfughi e Poltronisti

L’Europa si aspettava una manovra che tagliasse spesa pubblica e costi della politica. Andava intensificata la lotta all’evasione fiscale. Andavano cancellati sprechi e privilegi di tutti, politica e vaticano compresi. Invece a pagare sono sempre i soliti e ad essere colpiti sono ancora reddito, investimenti e spesa sociale. L’evasione è per fortuna ormai considerata generalmente una piaga da contrastare. Miliardi di euro che ogni anno sono sottratti al fisco vanno recuperati non per spocchia legalista, ma per rendere la nostra economia più forte, la nostra società più equa e la concorrenza tra le nostre imprese più leale. Allora perché la manovra del Governo va ancora una volta nella direzione sbagliata? Perché a pagare devono essere sempre i soliti? Tutti quesiti sacrosanti, ma non dobbiamo neanche sorprenderci di tali scelte, o almeno io non lo sono per nulla. Un Governo sorretto da una maggioranza di transfughi e poltronisti non può produrre altro, non può certo demolire se stesso cancellando privilegi, corporazioni, enti inutili, seggi parlamentari o posti di sottogoverno. La controriforma del PD è all’altezza della sfida che abbiamo di fronte, ma non sono per nulla ottimista. Dubito fortemente che la manovra proposta dal Governo possa subire cambiamenti sostanziali nel suo passaggio parlamentare. Attendersi qualcosa di positivo da questo Parlamento di nominati è davvero difficile.

La Riforma Fiscale “Copia e Incolla”

La bozza di Legge Delega per la riforma fiscale è un documento pasticciato, iniquo e dalla copertura finanziaria incerta. Grazie alla consueta scrupolosità accademica dell’economista Maria Cecilia Guerra , si scopre anche una roba incredibile. Tremonti e Berlusconi per arricchire (un minimo) i contenuti del documento fiscale presentato hanno fatto appello ai più sfacciati “Copia e Incolla”. Il documento copiato è la legge delega presentata dallo stesso Tremonti nel 2001. Insomma una riforma fiscale improbabile, copiata e che va nella direzione sbagliata. Si tagliano le pensioni medio-basse (fino 1400 euro lordi) e soprattutto non si colpiscono le rendite finanziarie e le speculazioni finanziarie, ma i piccoli risparmiatori con meccanismi d’imposta regressivi (la tassazione prevista scende fino ad annullarsi al crescere del patrimonio, assurdo!!), suggerivo meccanismi perfettamente opposti (qui).

La Riforma Fiscale si può fare

La politica fiscale deve determinare la struttura del sistema tributario e le sue caratteristiche, in particolare quelle distributive. Il dibattito politico sulla riforma fiscale, soprattutto in periodi di congiuntura negativa, si dovrebbe concentrare sull’interrogativo di quale sia un’equa distribuzione del carico tributario. Le scelte di fondo da fare dovrebbero attenere la distribuzione del prelievo fiscale tra reddito, risparmio e consumo – tra imprese, lavoro e rendite – tra economia reale ed economia della carta – tra finanza ed industria – tra redditi alti, medi, bassi, e così via. E invece, il Ministro Tremonti propone ancora misure fiscali sbagliate, ambigue ed ingiuste. Con le dichiarazioni di oggi della Marcegaglia, anche gli industriali sostengono la necessità d’incrementare la tassazione sulle rendite finanziarie. Sicuramente meno positivo l’intervento sull’Iva proposto sempre dal leader di Confindustria, ma non deve neanche stupire visto che l’imposta sul valore aggiunto grava sui cittadini e non sull’imprese, e la Marcegaglia fa quindi il suo mestiere.
L’economia italiana è stagnante da 15 anni e a crescere sono solo le disuguaglianze. Tremonti avrebbe dovuto imporre al Governo politiche economiche anticicliche e redistributive. E invece? Tra l’illusione del federalismo fiscale, tagli lineari devastanti (scuola, ricerca, istruzione, infrastrutture, ect..) e scudi fiscali indecenti , i risultati dei primi 3 anni del trio TBB (Tremonti, Bossi, Berlusconi ) sono stati nell’ordine: fiaccare la domanda interna e gli investimenti, mandare fuori controllo la spesa pubblica corrente ed imprimere un’accelerazione al debito pubblico.
È vero i margini del bilancio sono ristrettissimi, ce lo ricorda in questi giorni l’Europa e Moody’s. Ma una riforma fiscale anche ad invarianza di gettito è possibile, anzi sarebbe salutare per crescita ed equità.
Senza considerare interventi sulla spesa pubblica, dove recuperi di efficienza e di riqualificazione sono sempre possibili. Sul fronte delle entrate le aree d’intervento sono arcinote: lotta evasione fiscale e riequilibrio tassazione tra rendite finanziarie, lavoro ed imprese. Il tabù dei berluscones e Tremonti posto a difesa delle rendite finanziarie è il risparmio delle famiglie, bene. Il risparmio delle famiglie potrebbe essere tutelato prevedendo contestualmente all’innalzamento delle aliquote dei meccanismi di esclusione o abbattimento per titoli di stato e per patrimoni mobiliari inferiori ad una certa dimensione. In realtà, come dimostrano le costanti scelte del Governo B., più che gli interessi di molti pesano gli interessi di pochi, e qui più che il risparmio delle famiglie interessa difendere grandi speculatori e patrimoni sconfinati.
Non si hanno i dettagli, ma in linea teorica è da bocciare anche la proposta di portare a 3 le aliquote Irpef. Il nostro sistema tributario è incentrato sul principio costituzionale della capacità contributiva. Un sistema progressivo per scaglioni (di reddito). I redditi sono divisi per classi, a ciascuna delle quali corrisponde un’aliquota. La base imponibile è divisa negli scaglioni di appartenenza e, per ciascuna porzione di essa, si pagherà l’aliquota corrispondente allo scaglione. Questo sistema garantisce che i cittadini con maggiore capacità contributiva paghino un ammontare maggiore d’imposte. Più scaglioni e aliquote ci sono, più il sistema è in grado di modulare la crescita della pressione fiscale all’aumentare del reddito e della capacità contributiva. Ma qualcuno potrebbe obiettare, giustamente, che la progressività si può conseguire anche attraverso le c.d. detrazioni e deduzioni, giusto. Ma anche su questo Tremonti è stato sibillino, parlando banalmente di semplificazione del sistema di deduzioni e detrazioni. Avrebbe dovuto spiegare che cosa intende per semplificazione, ma niente. Per esempio poteva dire che avrebbe rivisto il sistema a favore delle detrazioni, e allora si che avrebbe detto qualcosa di concreto. Perché in un sistema progressivo per scaglioni le detrazioni sono più favorevoli ai redditi medio-bassi, ma forse, proprio per questo motivo, potrebbe essere indigesto al Governo B.

Il Fantasma della Riforma Tremonti

La Riforma Fiscale proposta da Tremonti semplicemente non esiste. La premessa del Ministro e’ stata: ”manca la copertura finanziaria, servono 80 miliardi di euro”. A questa meravigliosa premessa e’ seguito poi l’annuncio di voler portare a 3 le aliquote Irpef, alzare l’IVA e semplificare il sistema di detrazioni e deduzioni. In pratica manca la fattibilità e un contenuto tangibile della riforma proposta. Si dice poco o nulla da una parte e dall’altra si propone un intervento regressivo sull’equità fiscale.
Evitate di fare ulteriori danni, fate un favore al Paese, andate a casa.