Proposte Contrasto Disoccupazione Giovanile, 2 Sostenitori Illustri

Avevo avanzato dalle pagine del mio Blog un qualcosa di molto simile alla proposta lanciata oggi dalle pagine del Corriere della Sera dagli illustri economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Per provare ad intervenire sulla piaga della disoccupazione giovanile, anche Alesina e Giavazzi condividono, e lo dico con una certa soddisfazione personale, l’idea di mettere insieme Contratto Unico di Lavoro (formula di Tito Boeri) con meccanismi di detassazione per i lavoratori più giovani. Ne dubito, ma speriamo che almeno loro possano essere ascoltati dal Governo Berlusconi.

Annunci

Contrasto Disoccupazione Giovanile al Sud: “Contratto Unico&Detassazione”

I dati Istat confermano il trend negativo. Dopo la riduzione registrata a febbraio, il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 0,3 punti percentuali, posizionandosi quasi al 30%. Nel 2008 il tasso di disoccupazione giovanile era del 20%. In Italia un giovane su 3 è disoccupato, nel centro-sud questo dato diventa ancor più drammatico, ci sono aree del meridione in cui 2 giovani su 3 sono disoccupati. Servono le riforme strutturali, ma c’è urgenza di intervenire subito con un piano straordinario per favorire l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

Si potrebbe proporre per il Sud l’idea del Professor Boeri del “Contratto Unico di Lavoro” associandolo però a un’ipotesi di sua integrale detassazione fiscale e contributiva per 3 anni a favore delle imprese che assumono giovani disoccupati e inoccupati (ndr giovani in cerca della prima occupazione). Una proposta che terrebbe insieme la necessità di intervenire rapidamente per invertire il trend con la possibilità di sperimentare nuove soluzioni per contrastare la precarietà del lavoro nel nostro Paese.

Protocollo ENI, le 6 illusioni di SEL Gaeta

Se quelle dei compagni di SEL fossero proposte realizzabili le sottoscriverei tutte, senza esitare un secondo. Ma penso che le proposte di SEL Gaeta siano, purtroppo, più una raccolta di illusioni che una “serie fortunata” di proposizioni politiche concrete.

Le 6 Proposte di SEL.

Proposta 1: lo smantellamento dell’intero deposito di Arzano

Domande: Nel piano industriale di ENI è prevista la dismissione di tale deposito? Il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione, la Provincia, il Consorzio Industriale o altro Ente preposto hanno mai valutato almeno la fattibilità dello smantellamento dell’intero deposito Arzano? Quanto costa smantellare e quale sarebbe la località d’italia in cui costruire il nuovo deposito? Chi paga lo smantellamento? Sono disponibili finanziamenti pubblici per lo smantellamento e la costruzione di un nuovo deposito altrove? Si è tenuto conto della normativa nazionale sulle scorte obbligatorie in materia di idrocarburi?

Proposta 2: la revisione degli strumenti urbanistici sull’intera area con connessa riduzione degli indici edilizi;

Domande: Di quanto bisognerebbe ridurre gli indici edilizi? L’intendimento è positivo, ma la proposta concreta è?

Proposta 3: il ritorno al Comune della pianificazione urbanistica sull’area in oggetto;

Domande: Nel protocollo è scritto che il Comune parteciperà alla redazione del piano particolareggiato, non basta? È necessario per far ciò obbligatoriamente espropriare l’ENI di una sua proprietà e il Consorzio Industriale della sua competenza sull’area?

Proposta 4: la cessione al Comune di parte consistente di tale area quale standard urbanistico per la realizzazione di insediamenti pubblici di interesse generale;

Domande: Ma per realizzare degli insediamenti pubblici il Comune deve essere necessariamente proprietario dei terreni? La cessione delle aree di proprietà dell’ENI a favore del Comune sarebbe a titolo gratuito? l’ENI società quotata in borsa potrebbe accettare? I piccoli azionisti e il principale azionista (il ministero del tesoro) sono d’accordo? Tremonti qualcuno l’ha sentito?

Proposta 5: il rifiuto del potenziamento delle attività di deposito di idrocarburi, mantenendo a Casalarga soltanto quelle attività legate al basso Lazio e al nord della Campania;

Domande: Il Consiglio Comunale con propria delibera dovrebbe quindi rideterminare il piano nazionale di approvvigionamento e stoccaggio idrocarburi dell’ENI?

Proposta 6: la chiusura in tempi certi del pontile petroli di Porto Salvo e la fine della servitù petrolifera del Golfo.

Domande: Nel protocollo sottoscritto l’ENI dichiara la sua disponibilità ad una riallocazione dell’attracco delle navi per i rifornimenti dei propri depositi, Non Basta? Cosa dovrebbe fare il Comune? Recapitare all’ENI un avviso di sfratto dall’attuale Pontile Petroli o spingersi fino a far firmare al Sindaco un’ordinanza per vietare l’attracco delle petroliere in tutta l’area del Golfo di Gaeta?

Protocollo ENI-Gaeta, Conservazione vs Progresso

Il Protocollo ENI rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo, occupazione e riqualificazione urbana per Gaeta. Di fronte ad una concreta possibilità di progresso si sono messe in movimento le forze conservatrici, che tenteranno con ogni mezzo di sbarrare la strada del cambiamento. In attesa di capire se, ci saranno o meno i voti necessari per ratificare l’atto in consiglio comunale, alcuni consiglieri comunali e forze politiche fanno melina portando la discussione su formalismi inutili. Siamo al teatrino della politica, dove al tatticismo esasperato si combina un grave senso di irresponsabilità nei confronti della Città. Uno dei più importanti economisti liberali del XX Secolo Friedrich August von Hayek sosteneva che: “Il conservatorismo è naturalmente incapace di offrire un’alternativa alla direzione verso cui muoviamo. Il braccio di ferro fra conservatori e progressisti può solo influire sulla velocità, non sulla direzione, degli sviluppi contemporanei”. Per colpa di Lobby, sindacati della rendita e di una classe politica conservatrice a Gaeta, purtroppo, si sono già persi 20 anni e 10.000 residenti.

Sarà una battaglia, ma questa volta ce la faremo!!!!!

Economia Pontina, per la valorizzazione dei siti industriali dismessi non bastano ricerche universitarie…

«il recupero e la valorizzazione dei siti industriali dismessi rappresenta una grande opportunità per il rilancio dell’economia pontina, sono quindi da valutare positivamente tutte le iniziative politiche ed istituzionali che vanno in questa direzione. È altrettanto vero che, se oggi, ci troviamo ancora nella necessità di proporre studi preliminari per il censimento e la catalogazione di queste aree, ciò certifica anche l’inerzia politica e i pesanti ritardi accumulati in questi anni dall’Amministrazione Provinciale del Presidente Cusani». Così in una nota Fabio Luciani, Consigliere Comunale e Responsabile Provinciale per lo Sviluppo Economico del Partito Democratico, commenta l’iniziativa recente dell’Assessore Provinciale Silvio D’Arco sul tema della riqualificazione delle aree industriali dismesse presenti in Provincia di Latina.
Spiega Fabio Luciani – «Lo studio realizzato dal Consorzio Universitario di Economia Industriale e Manageriale (CUIEM) rappresenta probabilmente un documento interessante, ma sconta di un’impostazione di fondo sbagliata e superficiale, che ha visto l’esclusione e il mancato coinvolgimento diretto delle forze socioeconomiche del nostro territorio e soprattutto delle Amministrazioni Locali in cui tali aree industriali dismesse sono localizzate. Il risultato dello studio condotto sarà sicuramente ineccepibile da un punto di vista accademico, ma rischia di trasformarsi, per la mancata partecipazione di tutti i soggetti Istituzionali di riferimento, in un esercizio teorico fine a se stesso» – continua Luciani – «Le Istituzioni nel loro complesso devono garantire processi trasparenti e concreti, la collaborazione tra enti pubblici, sindacati e sistema imprenditoriale è fondamentale se si vogliono produrre progetti di riqualificazione industriale che puntino realmente ad uno sviluppo economico sostenibile e ad una rigenerazione urbanistica di qualità dei territori interessati».
Conclude Luciani, citando un esempio recente e concreto di recupero di un’area industriale dismessa – «il Protocollo d’intesa firmato dal Consorzio Sviluppo Industriale Sud Pontino, ENI spa e Comune di Gaeta è la dimostrazione positiva, che al di là della produzione di altisonanti studi accademici, quando le Istituzioni pubbliche trovano comunione d’intenti, dal confronto con il sistema imprenditoriale si ottengono risultati molto positivi. Nel caso specifico, le istituzioni coinvolte hanno messo nero su bianco un progetto di riqualificazione di un’area industriale di circa 250.000 mq, riuscendo nell’opera straordinaria di tenere insieme l’esigenze di recupero ambientale e urbanistico della Città di Gaeta con gli obiettivi economici di attrazione e creazione di nuove opportunità di investimento sul territorio».

Se Ritornare al Nucleare Conviene…Riconsegno la mia Laurea in Economia

In molti dicono che non bisogna decidere sull’onda emotiva del momento, va bene. Ma al di la’ della catastrofe nucleare in Giappone e al netto delle diverse sensibilità ambientali, sono pronto a riconsegnare la mia laurea in economia (conseguita con 110 e lode) se qualcuno e’ in grado di dimostrare, con una seria analisi costi-benefici, la convenienza economica per l’italia del ritorno alla produzione di energia con il nucleare.

Sei Giovane e Laureato? In Italia meriti 800 euro o la disoccupazione

L’economia italiana arranca e a pagare le conseguenze peggiori sono i giovani. Per molti analisti e osservatori i dati forniti dalla ricerca di Almalaurea possono sembrare sconvolgenti, ma sono invece semplicemente scontati. In un Paese miope, immobile e con una piramide demografica rovesciata le scelte non possono che ricadere sulle future generazioni e il costo delle crisi sui giovani. Nessuna novità, purtroppo. Negli ultimi mesi, la politica oltre ad occuparsi dei problemi di Berlusconi, provare spallate parlamentari o costruire terzi poli poco utili al Paese ha fatto davvero poco, anzi direi nulla. Di riforme ne avremo bisogno, certo, ma di vere e profonde. Le poche riforme strutturali fatte negli ultimi 15 anni sono state scaricate tutte sulle spalle dei giovani e delle future generazioni. Mi riferisco nello specifico alla riforma del mercato del lavoro (prima legge Treu e poi legge 30/2003) e alla riforma delle pensioni. Le riflessioni da fare dovrebbero essere sicuramente di ben altro tenore e spessore, ma mi pare sia ragionevole affermare che: ‘’in un Paese dove i giovani laureati, se fortunati, trovano un lavoro retribuito in media 800 euro al mese ci sia davvero del marcio”.