Larghe Intese 2° Ristampa

Da Letta nessun segnale di discontinuità e col rientro dalla finestra di Berlusconi, nulla cambia. Nessun impegno per cambiare il Paese e la legge elettorale. Non siamo ad una riedizione delle larghe intese deberlusconizzate, ma alla sua ristampa con in allegato gli immancabili guai giudiziari del Cav.

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Fighetti e Geni della Politica.

Dice Stefano Fassina: La condanna di Berlusconi è stato un fatto negativo non solo per Berlusconi e per il PDL, ma per tutto il sistema politico. Insisto, quasi una maledizione che prova a bloccarci mentre siamo sulla strada giusta“.

Replica: non è un fatto né positivo né negativo, è un semplice fatto di giustizia. La strada era pure sbagliata, il Governo delle larghe intese è stato un inutile scippo del voto degli elettori, che non poteva durare più di qualche mese. Non è quindi neanche una maledizione, ma il semplice materializzarsi di un destino scontatissimo. Chi non ha voluto piegarsi ai 101 e alle larghe intese, come Civati, è stato definito fighetto da pensatori indipendenti alla Letta. Eh già. E ora? Chi dovrebbe cospargersi il capo di cenere nel PD, come Fassina, Ministro e gran sostenitore delle larghe intese, o meglio prima gran sostenitore e poi Ministro del governassimo, sceglie invece di prendersela con un destino cinico e baro. Geniale.

 

Eversione Fiscale

Dopotutto qualcuno si meraviglia dello scontato.  Non aver previsto neanche certe reazioni è sintomo di inadeguatezza politica, anzi di inadeguatezza a tutto tondo. Se decidi di governare con Berlusconi, una condanna definitiva per frode fiscale non può certo prenderti di sorpresa.  Come non può sconvolgerti una risposta immediata ed  eversiva da parte del CAV alla sentenza della Cassazione di ieri.

La questione “era” ed  “è” a monte, un governo politicissimo di legislatura con Berlusconi non andava né pensato né tantomeno realizzato.

La posizione del PD espressa da Epifani resta largamente insufficiente.  Dire che il PD farà applicare la sentenza (decadenza d’ufficio del senatore B, per capirci) è una bestiale ovvietà, ci mancherebbe che il nostro partito si spinga fino al contra legem pur di salvare le larghe intese. E poi, però, non dire ancora nulla sulle prospettive del Governo e delle sue priorità, conferma una preoccupante navigazione a vista di quello che giornalisticamente è stato battezzato “correntone” e del nostro segretario-traghettatore Epifani.

Garantismo da larghe intese

Berlusconi ha una sfilza di condanne non definitive, inchieste pendenti e una marea di prescrizioni autoindotte quasi sempre da leggi ad personam di suoi Governi.  Ma questo sembra non contare un fico secco, per nessuno.

Avrete sicuramente notato come Il dibattito che intasa (da settimane) i mass media sulla possibile condanna definitiva di Berlusconi sia penoso, quasi da repubbliche delle banane.  Non so voi, ma confesso di avere  l’impressione che il grosso del nostro sistema politico-istituzionale (e non solo) stia vivendo l’attesa  del pronunciamento della cassazione come un formalismo, come se Berlusconi fosse il Mario Rossi di turno, e non il protagonista politico indiscusso della storia contemporanea del nostro Paese.

Da un certo punto di vista non mi meraviglia neppure l’apatia odierna  e il distacco marziano del sistema  dai guai giudiziari del Cav. Mi spiego. Domani la cassazione darà un giudizio di legittimità e non di merito sul processo Mediaset. Nei giudizi di merito Berlusconi è stato già condannato due volte per frode fiscale. Ma questo non conta, come non conta mai nel nostro Paese il merito.  Ne prendiamo dolorosamente atto, ma a Letta (che si affrettato a chiarire che la condanna di B non avrà ripercussioni sul Governo)  domando però se siamo davvero diventati anche noi tutti garantisti alla Bondi-Cicchitto-Gasparri-Santanchè. Un modello di garantismo ad minchiam,  scusate il latinismo alla francese, dove l’etica pubblica non esiste e dove basta dichiarare politicizzata la magistratura e tutte le sue sentenze per magia diventano appellabili all’infinito.

E poi, il giudizio politico su Berlusconi dove lo mettiamo? Bisogna sacrificare anche le nostre coscienze civili sull’altare delle larghe intese al motto “altrimenti cade il Governo”?  Così, per capirci.

Finanziamento illecito, lucida follia o perversa lungimiranza?

emendamento PDL depanilizzazione finanziamento illecito ai partiti“All’articolo 7, terzo comma, le parole da “reclusione a triplo” sono sostituite dalle seguenti “sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo”. L’emendamento è stato firmato da questi signori/e del PDL: Bianconi, Calabria, Centemero, Ravetto, Francesco Saverio Romano.

#Mobbasta, per riprendere le parole dei ragazzi di Occupy PD. Una norma che non avrebbe solo ricadute drammatiche sul presente e sul futuro della nostra democrazia, ma si porrebbe come atto politico a metà strada tra il revisionismo storico e la riscrittura del peso delle responsabilità individuali acclarate (anche in sede giudiziaria) nel periodo di Tangentopoli.

Depenalizzazone del finanziamento illecito. Per stare all’attualità, sarebbe poi una norma disgustosa e due volte sbagliata. Perché oltre a mettere a rischio alcuni processi in corso, andrebbe ad inserirsi in un contesto di probabile abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Andrebbero fatte norme di opposto tenore e contenuto, per capirci. Mi spiego meglio, o almeno ci provo. Se non vuoi che nel tuo Paese, in cui stai per abolire il finanziamento pubblico, i partiti politici possano rivolgersi –  a cuor leggero –  a faccendieri, criminali, organizzazioni criminali per raccogliere fondi a sostegno della propria attività politica, dovresti avere un sistema sanzionatorio pesante ed efficace. Regole repressive, a cui dovresti anche affiancare leggi di sistema come conflitto d’interessi, anticorruzione e una legge sui partiti che garantisca trasparenza nella raccolta e nell’impiego dei fondi da parte dei partiti. E invece, come vedete, siamo in leggera controtendenza.

Insomma, per farvela breve,  le ipotesi sono due: o quello del PDL è un emendamento di pericolosa idiozia politica, o peggio, siamo invece dinanzi a un atto di perversa lungimiranza. Non è detto che possano però convivere entrambi le ipotesi, non lo possiamo certo escludere. Anche perché nothing is impossible per Berlusconi e suoi sodali.

Alfanistan

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con...

Fare chiarezzza, verificare le responsabilità fino in fondo, certo. Ma come ricordato dall’ottimo Felice Casson non può essere Alfano (il sospettato numero uno, ndr) ad accertare fatti e responsabilità. Al netto delle indagini che ci saranno, il caso dell’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov fa’ passare nella comunità internazionale, ancora una volta, l’Italia come un piccolo Paese, poco affidabile e amico pure dei dittatori. Ottimo, direi.

Preferenze OK, se introdotte norme su trasparenza e incandidabilità condannati.

Non sono un politologo e né tantomeno un esperto di sistemi elettorali. Ma qualcosina anch’io vorrei dirla sul penoso dibattito politico sulla legge elettorale e soprattutto sull’intransigenza di Casini, espressa in queste ore, in tema di reintroduzione preferenze.  Allora, riduco all’osso il mio ragionamento e provo a mettermi per un attimo nei panni del segretario Bersani.

Casini vuole le preferenze, benissimo. Se fossi Bersani farei un’apertura sulle preferenze subordinandola, però,  a  norme rigidissime su trasparenza spese elettorali candidati e incandidabilità condannati (anche in 1° grado per corruzione, peculato, mafia, ect..). Norme che in realtà andrebbero introdotte, come direbbe Totò, a prescindere.

PDL-UDC: “Porcellum Atto Secondo”

Interessi convergenti. Dopo aver regalato il porcellum agli italiani, si ricompone di nuovo l’asse UDC-PDL in materia elettorale. Sembra che siano riusciti di nuovo a trovare uno strepitoso punto di equilibrio tra i loro personalissimi interessi di bottega. Una legge elettorale che sia in grado di uccidere la governabilità del Paese, ma che al tempo stesso faccia sopravvivere la politica dei due forni dell’UDC e il vecchio Berlusconi. Insomma, una legge elettorale che attenui la sconfitta del Cavalliere che ha portato il Paese sull’orlo del fallimento e che consenta invece a Casini di trasformare un partito del 5% in una forza politica in grado di condizionare il governo del Paese come la DC nella 1° Repubblica. Semplicemente, inaccettabile.