Entrate e Contaminateci.

Il PD deve essere un posto accogliente, aperto, inclusivo. Nel PD si entra con le proprie idee per contaminarlo. Un ingresso condizionante e non condizionato, insomma. Spero che i nuovi ingressi nel PD siano connaturati da questo spirito e non, come si legge in giro, da strettoie verticistiche che condizionerebbero fortemente e in negativo il senso, l’orizzonte e gli obiettivi di tale scelta politica.

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No contro, ma oltre Monti

La Carta di Intenti. Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini uniti da 10 parole d’ordine: Europa, democrazia, lavoro, uguaglianza, libertà, sapere, sviluppo sostenibile, beni comuni, diritti e responsabilità.

“Faremo in modo che buona politica e riscossa civica procedano affiancate. Il traguardo – si legge nella Carta di Intenti – è ricostruire quel patrimonio collettivo che la destra e i populismo stanno disgregando: la qualità della democrazia, la legalità, la cittadinanza, la partecipazione, la realtà è che mai come oggi nessuno si salva da solo e nessuno può stare bene davvero se gli altri continuano a stare male: è questo il principio a base del nostro progetto sia nella sfera morale e civile sia in quella economica e sociale”

No contro, ma oltre Monti. Per il PD non si può governare senza popolo, giustizia, equità, solidarietà e un’idea di sviluppo. Noi abbiamo scelto, senza ambiguità. Casini scelga cosa fare da grande (per modo di dire)  e  se il progetto dei moderati è riproporre il berlusconismo senza Berlusconi, usare Monti come ombrello elettorale per nascondere magagne e uomini che hanno portato l’Italia sull’orlo del baratro, facciano pure, ma non si azzardino però a mortificare la democrazia e il voto degli italiani con una legge elettorale. Il monito di Napolitano sul tema della governabilità, chi ha orecchie per intendere intenda.

Con Vendola meno Casini

Diciamo la verità, amici e compagni democratici. Un’alleanza con Casini rischia di complicarci la vita e diluire la nostra proposizione progressista su diritti civili e temi eticamente rilevanti. Ma, e dico ma, non drammatizziamo neanche troppo. Dico ciò, per due motivi.
Il primo, non è detto ancora che si faccia questa alleanza con il partito di Casini, come sua consuetudine, Pierferdy, deciderà solo all’ultimo minuto in quale forno infilarsi, che in realtà non sono più due ma tre. Potrà scegliere il nostro forno, quello a lui noto di Berlusconi o decidere di buttarsi nel forno terzopolista.
Il secondo, è l’adesione ufficiale di SEL al centrosinistra e la partecipazione di Vendola alle primarie. Fatto rilevantissimo, che da una parte calcifica e rende irreversibile la deriva populista di Di Pietro (personalmente , per Tonino, non soffro di particolare nostalgia) e dall’altra rafforza ancor di più la piattaforma, i numeri e la componente riformista e progressista del nuovo centrosinistra. Insomma, nel centrosinistra, con dentro Vendola, l’alleanza eventuale con l’UDC sarebbe molto meno condizionante. Un bene, per il PD, Per SEL, per tutto il centrosinistra.

La Mozione Polverosa per il Porto di Gaeta

Un esempio di populismo spicciolo e di becera propaganda elettorale. Si cerca di prendere in giro i residenti del Quartiere Piaja con una mozione utile solo a rastrellare qualche voto alle prossime elezioni amministrative. Esistono già documenti di programmazione e amministrativi (molto più rilevanti della mozione regionale presentata dall’IDV) che dicono, chiariscono e ribadiscono che il porto commerciale di Gaeta deve specializzarsi sul traffico agroalimentare. Il rapporto difficile tra attività portuali e qualità della vita del quartiere Piaja andrebbe affrontato con realismo e onestà intellettuale, evitando speculazioni politiche sulla pelle dei cittadini. I traffici di un porto commerciale non possono essere definiti in maniera tabellare per legge, o in questo caso per mozione. Le istituzioni pubbliche possono orientare la natura dei traffici di un porto con interventi su infrastrutture e viabilità, per esempio. Per il porto commerciale di Gaeta si potrebbe migliorare e intensificare il dialogo e le sinergie tra Istituzioni, imprese e operatori portuali. Si potrebbero incentivare progetti industriali e investimenti che servono a dare piena attuazione agli indirizzi merceologici agroalimentari stabiliti dal piano regolatore del porto vigente (adottato con delibera del Consiglio Comunale n. 75 nel lontanissimo 1999 e approvato successivamente con delibera di Giunta Regionale n. 123/2006). Insomma, se non si vuole rimanere esclusivamente su un piano astratto e propagandistico, difficilmente si potrà prescindere tout court dalle esigenze produttive e commerciali delle imprese presenti sul territorio, salvo che non si voglia ottenere una delocalizzazione di massa delle attività imprenditoriali non operanti nel settore agroalimentare.
I problemi urgenti da risolvere, cari amici dell’IDV, sono ben altri e riguardano la capacità delle istituzione e della politica di riuscire a tenere insieme la difesa del lavoro e dell’occupazione con la tutela della salute dei cittadini. Non servono dunque ulteriori atti di pianificazione strategica, ma servirebbe (quasi banalmente) far funzionare meglio i controlli di legge e richiedere alle autorità competenti di emanare nuovi e più restrittivi regolamenti da applicare allo scarico di merci polverose nel nostro porto, che si trova, come noto, a poche centinaia di metri dalle abitazioni. D’altronde inseguire il Coordinatore del PDL di Gaeta sul terreno del populismo è uno sport dipietrista che mi appassiona poco e soprattutto non risolve nessuno dei reali disagi dei residenti del quartiere Piaja. Dopodiché chiedo anche all’IDV di Gaeta e al loro candidato Sindaco Di Maggio di provare a rispondere alle seguenti semplici domande:
1. Se pensano che sia realmente sostenibile dal punto di vista economico e sociale non consentire lo scarico nel nostro porto di merci non agroalimentari anche se richieste dal sistema produttivo del comprensorio.
2. Se pensano, per fare un esempio concreto, che sia opportuno e immaginabile vietare lo scarico nel nostro Porto di materie prime fondamentali per la produzione dello stabilimento industriale delle Pozzi-Ginori.
Infine, è giusto ricordare che il Consiglio Comunale di Gaeta in molte sedute ha discusso dei disagi del Quartiere Piaja connessi allo scarico delle merci polverose nel porto commerciale. Vi riporto il mio intervento in una seduta del Consiglio Comunale (anno 2009) in cui era prevista l’audizione del Presidente dell’Autorità Portuale. Una seduta in cui i consiglieri comunali di tutti gli schieramenti politici, di maggioranza o di opposizione, potevano avanzare proposte, idee o segnalare problemi connessi al Porto Commerciale di Gaeta. Nel verbale di quella seduta del Consiglio Comunale non sono riuscito a trovare traccia di un intervento di consiglieri comunali dell’IDV, se volete aiutarmi nella ricerca potete cliccare QUI.

Estratto Seduta 16 novembre 2009 – Audizione del Presidente dell’Autorità Portuale di “Civitavecchia – Fiumicino – Gaeta” On.le Fabio Ciani.

INTERVENTO DEL CONSIGLIERE – (Fabio Luciani) Grazie, Presidente. Io non vorrei entrare nel campo delle sterili contrapposizioni con i rappresentanti della minoranza. Intanto, Presidente, la volevo ringraziare a nome, penso, di tutti i Consiglieri di maggioranza, del Partito Democratico di tutta la città di Gaeta per essere qui oggi presente, in audizione in questo Consiglio Comunale. Lei ha fatto un discorso molto serio, ha richiamato il concetto che la portualità non può essere vista come un qualcosa connesso alla singola città. È un sistema che abbraccia più città, è un sistema che fornisce dei servizi a tutta l’economia, che non è solamente una scala locale ma una scala più estesa e io, da economista, quando guardo i bilanci delle società italiane vedo che, purtroppo, paghiamo ancora un gap enorme in termini di competitività proprio nel settore dei trasporti e della logistica. I costi di trasporto, purtroppo, per le imprese italiane pesano ancora troppo e questo è un elemento di svantaggio competitivo rispetto a concorrenti europei, concorrenti del sud-est asiatico, concorrenti di oltre oceano. Questo richiamo, però, ad una visione più generale non può prescindere però da un fatto che anche lei stesso ha sottolineato, che le città che sono sede di porto in qualche modo hanno anche sulle proprie spalle gli svantaggi legati, diciamo, a questa presenza del porto in termini ambientali e in termini di viabilità. Il meccanismo che serve a far funzionare la presenza di un porto in una città e a renderlo
sostenibile socialmente è il fatto che prevalgono su questi costi i benefici. Questi benefici devono partire dal fatto che le ricadute occupazionali che lo sviluppo del porto commerciale di Gaeta può, appunto, generare devono essere di prevalente beneficio, appunto, della città di Gaeta e delle città limitrofe. Questo è un elemento fondamentale, perché nel momento in cui questi benefici non sono tali da compensare i costi sociali e
ambientali che la presenza di un porto nella propria città può generare, questo a lungo termine genera questo corto circuito con la cittadinanza. Io penso, Presidente, che lei ha ricevuto dal suo predecessore un’eredità difficile e l’antipatia che questa città ha avuto nei confronti dell’Autorità Portuale nasce dalle autore promesse che l’ex Presidente Moscherini… ne parlava anche il Capogruppo Magliozzi… ha messo tante cose in cantiere, purtroppo non ne ha realizzata neanche una. A differenza, caro Presidente, di quello che si sta vedendo in questi giorni al porto commerciale di Gaeta che sono, lo ricordo, il più importante investimento infrastrutturale in corso in tutta la Regione Lazio. E a questo gli va, caro Presidente, un ringraziamento. Un ringraziamento anche perché anche noi, come Amministrazione… è vero, come sottolineava anche la Consigliera Rosato, non siamo stati molto lineari nel fornire indicazioni chiare, all’Autorità, su quali erano, appunti, gli indirizzi che volevamo dare allo sviluppo commerciale del porto di Gaeta. È anche vero che negli ultimi mesi, anche grazie alla presenza dell’Assessore Di Perna, Assessore del Partito Democratico, nostro Assessore, questi rapporti sono migliorati di tanto e i risultati si iniziano a vedere. Presidente, lei l’ultima volta che è venuto in questo Consiglio Comunale io le ho sottolineato delle cose, le ho sollevato alcuni problemi che insistono sul territorio della città. Un tema molto sentito dalla popolazione e dalla cittadinanza è il tema delle merci polverose. Io, a distanza di mesi, noto con una certa soddisfazione che molto è stato fatto che, però, Presidente, ancora qualcosa bisogna fare, bisogna continuare a lavorare in quella direzione. Quella è la direzione giusta e l’indirizzo agroalimentare del porto di Gaeta non può che andare in quella direzione. Quindi, noi sosteniamo, diciamo, questa direttrice di sviluppo del porto commerciale che va, appunto, verso merci pulite e merci non polverose che hanno un impatto molto forte soprattutto sui cittadini di Gaeta che
vivono in prossimità del porto commerciale e quindi, Presidente, noi sottolineiamo che questa è la direzione giusta e che vogliamo continuare a perseguire quella strada. Non vorrei dilungarmi più di tanto, so che… per dare spazio anche agli altri Consiglieri di maggioranza. Quindi, Presidente, l’auspicio che questa collaborazione che si è instaurata con questa Amministrazione vada avanti, che ci siano appunto sempre maggiori momenti di confronto, di collaborazione per definire insieme le traiettorie di sviluppo del porto commerciale di Gaeta e di tutto il territorio. Grazie.

Salvatore Di Maggio dopo Bevilacqua e Alla: quello che la politica e la sinistra non dovrebbero mai essere

E pensare che qualcuno ha attribuito a lui, Salvatore Di Maggio, la frase celebre: “I partiti non sono autobus”. Leggendo quello che scrive il Capogruppo Consiliare del PD di Latina su il Candidato Sindaco Di Maggio, capirete quanto la sua affermazione di principio e di presunto attaccamento al partito democratico fu un “tantino” poco lungimirante.

Di Giorgio De Marchis
Fonte: www.giorgiodemarchis.it

Leggo con grande curiosità le dichiarazioni del neo e pluri candidato sindaco di Gaeta Salvatore Di Maggio fino a qualche giorno fa consigliere provinciale del Partito democratico e tutt’ora consigliere provinciale in cerca di nuovo approdo.
Non entro nel merito della scelta e delle politica gaetana – da tempo la mia posizione è chiara: io avrei schierato già da anni il Pd a sostegno del sindaco Raimondi e mi auguro che il Sindaco abbia il coraggio e la lungimiranza di “aprire” al PD – perchè come si dice in questi casi contano molto le dinamiche locali che vanno senz’altro rispettate anche se non sono condivisibili.
Mi lascia senza parole invece l’atteggiamento di Di Maggio che segue la strada tracciata dai suoi colleghi predecessori Loreto Bevilacqua e Rossano Alla: dichiarano di essere il nuovo scrivendo la peggiore pagina della loro storia politica.
In Provincia sono arrivati solo grazie ai voti del Partito democratico (con il sistema elettorale uninominale in ogni collegio si può presentare un solo candidato), ma quando decidono di abbandonare il partito che li ha portati in Via Costa non pensano affatto di lasciare la poltrona, a questo punto inopportunamente occupata.
Questa corsa personalista ha finito per minare qualsiasi credibilità della politica e rischia di insidiare quella di tutti i personaggi che girano intorno a questa giostra che sembra impazzita.
Ricordo che solo un anno fa il commissario regionale del Pd Vannino Chiti si complimentò con me perché diversamente da tanti candidati usciti dalle primarie avevo deciso di sostenere il vincitore di quelle elezioni per scegliere il nostro candidato sindaco invece di creare una mia lista civica che sostenesse una mia candidatura come primo cittadino, come invece è usanza comune.
Non restai meravigliato di quel complimento: per me era del tutto naturale e logico sostenere il mio partito e il candidato che gli elettori avevano scelto.

Salvatore Di Maggio: “Io sono il nuovo”

Il titolo dell’articolo del Messaggero di Sandra Cervone sintetizza con “Io sono il nuovo” la lunga conferenza stampa di presentazione del candidato Salvatore Di Maggio. Se davvero, Di Maggio, avesse affermato ciò, sarebbe quantomeno paradossale, ma soprattutto esilarante per un politico di sinistra copiare B. nella comunicazione politica. «Io sono il nuovo in politica» lo diceva anche Berlusconi solo fino a qualche settimana fa. Nella speranza di cancellare dalla testa dei suoi antichi fan gli ormai 18 anni sulla scena politica e 8 passati a far danno a palazzo Chigi. In politica, peraltro, il candidato Sindaco di SEL, IDV e Comunisti Italiani è  arrivato anche qualche anno prima di Berlusconi. Mi verrebbe da consigliargli di rinunciare a slogan berlusconiani, ma poi, pensandoci bene, rinuncio a dare consigli a chi ha iniziato a fare il Consigliere Comunale quando il sottoscritto era bambino e frequentava la seconda o terza elementare, al massimo. Sia chiaro, il rinnovamento non è questione anagrafica o generazionale, ma è qualcosa che va oltre. Il problema è più generale e strutturale, riguarda tutti i settori della società, non solo la politica e attiene la classe dirigente italiana nel suo complesso.  Il rinnovamento di una classe dirigente, politica e non,  dipenderà dalla capacità di rendere la sua formazione più meritocratica e dall’introduzione di gradi crescenti di trasparenza per la sua selezione e valutazione. La candidatura di Salvatore Di Maggio è a mio avviso un esempio su scala cittadina di selezione della classe dirigente che fa a pugni con un qualsivoglia progetto di  rinnovamento della politica e dei suoi metodi. Con metodo democratico il centrosinistra nel 2007 scelse l’Avv. Lino Magliuzzi come suo candidato Sindaco, oggi invece con metodo partitocratico IDV, SEL e Comunisti Italiani propongono ai cittadini il candidato sconfitto alle primarie del 2007. Se questo è il nuovo, andiamo male, anzi siamo quasi alla restaurazione e al ritorno dell’ Ancien Régime. Sono tre le cose che chiedo ai partiti, e soprattutto al mio di partito: rinnovamento, rinnovamento e rinnovamento. Dei metodi prima che delle persone, anche a Gaeta.

Protocollo ENI, le 6 illusioni di SEL Gaeta

Se quelle dei compagni di SEL fossero proposte realizzabili le sottoscriverei tutte, senza esitare un secondo. Ma penso che le proposte di SEL Gaeta siano, purtroppo, più una raccolta di illusioni che una “serie fortunata” di proposizioni politiche concrete.

Le 6 Proposte di SEL.

Proposta 1: lo smantellamento dell’intero deposito di Arzano

Domande: Nel piano industriale di ENI è prevista la dismissione di tale deposito? Il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione, la Provincia, il Consorzio Industriale o altro Ente preposto hanno mai valutato almeno la fattibilità dello smantellamento dell’intero deposito Arzano? Quanto costa smantellare e quale sarebbe la località d’italia in cui costruire il nuovo deposito? Chi paga lo smantellamento? Sono disponibili finanziamenti pubblici per lo smantellamento e la costruzione di un nuovo deposito altrove? Si è tenuto conto della normativa nazionale sulle scorte obbligatorie in materia di idrocarburi?

Proposta 2: la revisione degli strumenti urbanistici sull’intera area con connessa riduzione degli indici edilizi;

Domande: Di quanto bisognerebbe ridurre gli indici edilizi? L’intendimento è positivo, ma la proposta concreta è?

Proposta 3: il ritorno al Comune della pianificazione urbanistica sull’area in oggetto;

Domande: Nel protocollo è scritto che il Comune parteciperà alla redazione del piano particolareggiato, non basta? È necessario per far ciò obbligatoriamente espropriare l’ENI di una sua proprietà e il Consorzio Industriale della sua competenza sull’area?

Proposta 4: la cessione al Comune di parte consistente di tale area quale standard urbanistico per la realizzazione di insediamenti pubblici di interesse generale;

Domande: Ma per realizzare degli insediamenti pubblici il Comune deve essere necessariamente proprietario dei terreni? La cessione delle aree di proprietà dell’ENI a favore del Comune sarebbe a titolo gratuito? l’ENI società quotata in borsa potrebbe accettare? I piccoli azionisti e il principale azionista (il ministero del tesoro) sono d’accordo? Tremonti qualcuno l’ha sentito?

Proposta 5: il rifiuto del potenziamento delle attività di deposito di idrocarburi, mantenendo a Casalarga soltanto quelle attività legate al basso Lazio e al nord della Campania;

Domande: Il Consiglio Comunale con propria delibera dovrebbe quindi rideterminare il piano nazionale di approvvigionamento e stoccaggio idrocarburi dell’ENI?

Proposta 6: la chiusura in tempi certi del pontile petroli di Porto Salvo e la fine della servitù petrolifera del Golfo.

Domande: Nel protocollo sottoscritto l’ENI dichiara la sua disponibilità ad una riallocazione dell’attracco delle navi per i rifornimenti dei propri depositi, Non Basta? Cosa dovrebbe fare il Comune? Recapitare all’ENI un avviso di sfratto dall’attuale Pontile Petroli o spingersi fino a far firmare al Sindaco un’ordinanza per vietare l’attracco delle petroliere in tutta l’area del Golfo di Gaeta?