Con Bachelet il PD fa quel che dice!!!! – I Nostri Candidati a Latina


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PROGRAMMA DI GIOVANNI BACHELET CANDIDATO ALLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD LAZIO #occupypd

Dal 2008 ad oggi, mentre il Paese attraversava la piú grande catastrofe economica e politica degli ultimi vent’anni, una lotta intestina fra gli stessi dirigenti che nei precedenti due decenni avevano scritto pagine gloriose della nostra storia politica e amministrativa, ha impedito al PD Lazio di avere un segretario in grado di governarlo.

Possibile? Industria, commercio e turismo, attività finanziarie immobiliari e servizi, producono nel Lazio circa il 20% del corrispondente segmento di PIL nazionale con circa il 10% della popolazione nazionale. Il Lazio ospita un grande stabilimento Fiat, le grandi istituzioni di ricerca italiane, la Capitale e tutto quel che consegue in termini di opportunità ma anche pendolarismo e inquinamento: è nel Lazio la piú grande discarica di rifiuti in Europa. Negli ultimi anni, poi, calo dell’occupazione, criminalità organizzata, clientelismo e inquinamento rischiano di far risucchiare nel buco nero del sottosviluppo una Regione che potrebbe aprire al meridione la pista della crescita. Poteva permettersi il Lazio di restare per anni ostaggio di un governo incapace, con il principale partito di opposizione a bagnomaria?

Certo le politiche del PD per il lavoro, la casa, l’ambiente, la ricerca, i trasporti, hanno trovato negli amministratori locali e nei Consiglieri Regionali un importante riferimento. Esse rischiano però di risultare lontane, a volte incomprensibili per elettori e iscritti, in assenza di un partito capace di suscitare ampia partecipazione democratica, al di là dei pur preziosi bacini elettorali personali (nel 2010 il 46% degli elettori PD non ha espresso preferenze e un altro 20% ha dato la preferenza a candidati non eletti).

Eppure fino a tre settimane fa, a due anni dal rovinoso abbandono del governo regionale, il PD non era ancora riuscito a darsi un gruppo dirigente: né primarie, né voti assembleari, né un anno di commissariamento avevano sciolto la matassa dei veti incrociati, malgrado la spirale di sconfitte elettorali ed emorragie verso altri partiti. La fisiologia della competizione politica interna era diventata patologia, con interessanti capriole: chi in Italia voleva il partito solido, nel Lazio lavorava alacremente alla sua liquefazione; chi voleva primarie sempre, nel Lazio prediligeva i caminetti; molti si comportavano come se preferissero la certezza di pesanti sconfitte elettorali del PD al rischio di perdere il controllo del partito nella propria città o provincia, o magari di non essere candidati (o ricandidati) alle prossime elezioni politiche.

Nell’ultimo anno, infatti, la presunta imminenza di elezioni anticipate, anziché indurre un rapido recupero di compattezza, autonomia territoriale e competitività elettorale attraverso primarie che la direzione del PD aveva affidato al commissario Chiti, ha purtroppo agito da ulteriore forza centrifuga: pochi lo ammetterebbero in pubblico, ma molti sono privatamente ossessionati dal problema di chi sarà Segretario Regionale al momento della composizione delle liste di Camera e Senato, con una legge elettorale che dà tutto il potere alle segreterie.

In queste circostanze risultano coraggiose e legate fra loro piú di quanto non appaia a prima vista tre importanti decisioni prese dal commissario Vannino Chiti negli ultimi cinque mesi: (1) creare un coordinamento politico che ha sottratto al ping-pong fra opaci caminetti e boatos della stampa la discussione del percorso per eleggere il segretario regionale; (2) creare una commissione presieduta da Tocci e incaricata di studiare le modalità con cui gli elettori saranno coinvolti nella definizione delle liste di Camera e Senato alle prossime elezioni politiche (un tema all’ordine del giorno della prossima Conferenza Nazionale Organizzativa del PD); (3) constatare che, malgrado l’auspicio di Bersani, era impossibile eleggere in assemblea un candidato di larga convergenza, e indire cosí per il prossimo 12 febbraio 2012 l’elezione del segretario e della nuova Assemblea Regionale attraverso elezioni primarie cui partecipano tutti gli elettori del PD, secondo lo Statuto Regionale vigente e il mandato ricevuto nel settembre 2010 dalla Direzione Nazionale.

Con simili premesse, un mese fa e poi due settimane fa, sulle colonne di Europa, ho auspicato, e qui ribadisco, che il prossimo Segretario Regionale deve superare le divisioni e rilanciare il PD nel rispetto dello Statuto e del Codice Etico, partendo da questi 7 impegni:

  1. promuovere nel partito regionale e nazionale la cessione di una porzione di sovranità dalle segreterie agli elettori nella definizione delle liste di Camera e Senato, con elezioni primarie, da promuovere anche in tutte le elezioni monocratiche, a norma di statuto
  2. rinunciare ad essere in lista e, se già parlamentare o consigliere, dimettersi da ogni altro ruolo elettivo in caso di elezione a segretario (ricevendo a questo punto dal partito un contratto a tempo determinato): per metter mano con libertà e credibilità a primarie e candidature, ma soprattutto per dedicarsi a tempo pieno al rilancio e alla ricostruzione del partito in tutta la Regione
  3. replicare quanto sperimentato da Bersani nel partito nazionale: una segreteria di persone fra i venticinque e i quarant’anni, non parlamentari o consiglieri regionali, aiutati da una cerchia di forum tematici a definire la politica del PD in Regione; ciò dovrebbe innescare, a cascata, altrettanti forum in ciascuna delle Province: più larghi possibile, centri-studio capaci di coinvolgere le competenze, aperti a esperti e militanti, iscritti ed elettori
  4. girare le province per conoscere e vedere con i propri occhi, valorizzare i circoli sani, curare i malati, ricucire i divorziati, identificare e commissariare i circoli morti, quelli pieni di tessere e vuoti di militanti, e rimetterli in vita, promuovendo nuovi dirigenti capaci di attirare nuovi militanti, di aprirsi ai cittadini, di vincere le elezioni
  5. voltare pagina rispetto a spartizioni e etichette che non ci hanno portato fortuna: non certo per fagocitare e annullare la diversità e il pluralismo, bensí per valorizzarli, anche con un censimento di competenze capace di coinvolgere nel governo del partito, a tutti i livelli, nuovi e vecchi militanti che hanno qualcosa da dire e un contributo da dare
  6. garantire trasparenza nei bilanci, parità di genere, riunioni che per orario e ordine del giorno non siano precluse a chi fa un lavoro normale, doveri e diritti di iscritti ed eletti, periodica consultazione dei livelli territoriali inferiori; insomma rispettare le regole che noi stessi, donne e uomini democratici, ci siamo dati quando il PD è nato
  7. voltare pagina nel metodo e nel merito delle nomine nelle aziende partecipate, abbattendo cosí i costi principali ma occulti della politica: in Italia ci sono 3600 aziende partecipate, 23mila consiglieri d’amministrazione, 3mila incarichi apicali, e il 60% di queste aziende risultano in deficit (Cuperlo, l’Unità 8/8/2011); un decimo di queste aziende è nel Lazio.

Nel sottoscrivere questo programma e la mia candidatura a Segretario diversi amici e amiche, compagne e compagni, democratici e democratiche, hanno suggerito che il mio programma per il PD Lazio non si occupi solo della vita interna del partito, ma anche della Regione Lazio. Per esempio delle ricadute politiche e legislative nel trasferire competenze con la legge su Roma Capitale o delle prospettive dell’area metropolitana in caso di abolizione delle Province. Oppure del rapporto tra pubblico e privato, in particolare nel campo della sanità, in vista dell’elaborazione del programma del partito per le prossime elezioni amministrative regionali, inclusa una posizione chiara per la piena applicazione della legge sui consultori. Come, però, inserire nel programma (lo chiede uno dei firmatari) un think-tank di documentazione sull’infiltrazione mafiosa basato sulla capillare rete di vigilanza democratica costituita dai nostri circoli, se alcuni dei nostri circoli hanno centinaia di iscritti ma nessun militante? Dove e come sta la rete capillare, se il 9 novembre scorso, quando ho cominciato la mia campagna, il tesseramento 2011 non era neppure cominciato in 17 circoli PD della provincia di Frosinone, 10 della provincia di Latina, 5 della provincia di Roma, 4 della città di Roma, uno della provincia di Rieti e 10 della provincia di Viterbo? Oppure: come parlare dei diritti di tutti, di opzione preferenziale per i piú deboli, di beni comuni, se il partito stesso non è piú un bene comune, se chi non ha truppe cammellate e clientele e parla di diritti degli iscritti, doveri degli eletti o rimozione di conflitti di interesse e di incarichi multipli non riceve nel merito risposta pubblica da nessun altro candidato o dirigente, salvo essere da qualcuno bollato come candidato bandierina, brillante ma implausibile? Non è facile neppure dichiarare l’impegno (suggerito da un’altra mia firmataria) per una segnaletica stradale meno irrazionale e inefficace in tutto il Lazio, magari basata su esempi europei e su internet, se la prima segnaletica irrazionale e inefficace è quella che troviamo nei siti web del nostro partito, dove il materiale obsoleto non è rimosso e quello attuale spesso introvabile.

Se la vita interna del nostro partito non rispecchierà il Lazio che vogliamo, o almeno non smetterà di fare a pugni con esso, nessuna delle nostre parole sul futuro del Lazio sarà credibile e continueremo a perdere un’elezione dopo l’altra.

Questo è però vero anche sul versante positivo. Se oggi a Roma possiamo credibilmente parlare di lotta al riscaldamento globale con l’aumento della biomassa, di difesa dai rifiuti con il compostaggio dell’umido, di salvezza dalla solitudine e dalla fame attraverso una rete regionale di orti sociali (come mi chiede un altro firmatario), è perché dirigenti come Marco Miccoli e Estella Marino hanno scelto la scorsa estate, a costo di fatiche sovrumane, di innovare la gestione dell’immenso flusso di rifiuti generato dalla festa dell’Unità imponendo materiale compostabile a tutti i ristoranti, con uno straordinario 60% giornaliero di raccolta differenziata rispetto al totale rifiuti, anticipando l’obiettivo previsto dalla legge per fine 2011.

La prima richiesta è quindi per un partito che funzioni. La seconda è che sia degno dell’aggettivo democratico: che funzioni in modo partecipato. Secondo un altro dei miei firmatari, che immagino proveniente da un circolo particolarmente sfortunato, di tutti gli istituti partecipativi dello Statuto non ce ne è uno in funzione. La partecipazione non è un vezzo ma una necessità: non solo elettorale, affinché i cittadini percepiscano il PD come utile e rappresentativo, ma politica, perché le decisioni amministrative e legislative discusse e preparate in piú persone siano della massima qualità possibile per la vita di tutti. Il metodo democratico di cui parla l’articolo 49 della nostra cara, vecchia, buona Costituzione non è un costoso principio che inceppa le decisioni: è, invece, l’unica base per decisioni buone e efficaci.

 

Per un partito che funzioni non serve un capo, ci vuole un segretario capace di far ricrescere un collettivo, una comunità di persone, un tessuto connettivo capace di riconnettere le tante energie dei circoli attivi che pure esistono, dei rappresentanti nelle istituzioni che pure fanno bene il proprio lavoro, ma per ora vanno ognuno per conto proprio perdendo tutte le possibili sinergie con gli altri. Occorre per esempio valorizzare e integrare i cinquemila Giovani Democratici del Lazio che con il loro attivismo nel 2010 hanno contribuito in modo determinante a un risultato inimmaginabile nel 2008: la maggioranza relativa a liste progressiste nel rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, l’elezione di una ragazza democratica come presidente delle Consulta Provinciale Studentesca di Roma e il concomitante crollo del 30% di Blocco Studentesco. Creare rapporti organici e sinergie fra questi filoni tematici e la conferenza delle donne PD. Riconoscere, valorizzare e integrare i tanti dirigenti e amministratori del PD che per anni si sono occupati efficacemente di scuola, ricerca, università, lavoro, trasporti, sanità, ambiente, facendo una preziosa opera di supplenza, in assenza di una segreteria e quindi di dirigenti regionali del PD preposti a ciascuno di questi temi.

No, le energie buone non mancano. Devono solo essere messe di nuovo in rete anziché essere messe una contro l’altra o fungere da missile su cui qualcuno si mette a cavallo sperando di atterrare in Parlamento, al comune, in un’azienda partecipata.

Le energie buone non mancano: girando per il Lazio come parlamentare l’ho toccato con mano. il PD Lazio non è, come qualcuno crede e qualcun altro spera, un malato incurabile: è invece un bene comune di tutti e di ciascuno, che come l’acqua può con opportuni interventi ridiventare limpido e abbondante, con vantaggio di tutti. Se la buona politica di cui il PD ha bisogno saprà superare etichette e correnti sempre piú equivoche e obsolete, ci accorgeremo, come è capitato ai firmatari della mia candidatura –dal circolo Aurelio-Cavalleggeri al IX Municipio, fino a Latina e Rieti– che alcune divisioni erano state create ad arte da irresponsabili fautori del motto “divide et impera”; che quel che ci unisce è molto piú di quel che ci divide; che la buona politica non divide le persone per legarle per sempre al proprio carro, ma promuove il loro incontro affinché possano agire in modo sempre piú libero, responsabile, indipendente. Ci accorgeremo che il PD Lazio può rinascere e federare tutti i progressisti del Lazio, come aveva fatto vent’anni fa, con una nuova coalizione, un nuovo progetto, una nuova generazione di giovani dirigenti e amministratori.

Per quest’opera di unità esso, come già scrivevo un mese fa, non ha bisogno di rottamatori e neanche di disinvolti piloti che lo portino a un’altra sconfitta per poi cambiare scuderia: ha bisogno di ingegneri, gommisti e carrozzieri capaci di rimetterlo in pista per vincere la prossima corsa.

 

Sono pronto a coordinare questa squadra.

Abstract del percorso a ostacoli delle Primarie nel Lazio #occupypd

Si diceva che le primarie sarebbero state abolite, almeno per i segretari regionali. Cambiare lo statuto nazionale sembrava una cosa semplicissima, quasi scontata. Rumors insistenti ipotizzavano abolizioni delle primarie per mano della conferenza programmatica del partito, che doveva tenersi da lì a pochi mesi. E invece niente, lo statuto è meno permeabile del previsto. Anzi con il passare del tempo le manovre anti-primarie si complicano e per il correntone trasversale “degli accordicchi” la strada del cambiamento delle regole appare sempre meno percorribile. Allora, si cambia strategia. Si decide di provare a far digerire un “gigantesco accordicchio”, che doveva portare all’elezione di Gasbarra in assemblea, lanciando appelli all’unità. Da più parti veniva invocata l’unità del partito come una strada obbligata per far uscire il PD Lazio dal suo commissariamento record. Giusto, ma a sostegno di questa idea d’unità non esisteva un candidato ufficiale, un programma, una proposta, un percorso, una piattaforma. Insomma niente di niente, uniti e basta. Per far cosa, per andare dove, non era poi così importante. Boh, sarò lievemente ottuso, ma quasi tutti gli articoli di stampa che si sono susseguiti caldeggiando variamente l’unità del partito erano, a mio avviso, pressoché indecifrabili per un lettore o elettore medio. In realtà, la richiesta d’unità celava solo l’estremo tentativo di qualche nostro dirigente politico di accantonare le scomodissime primarie. Si doveva eleggere, con il consenso di tutti i capicorrente del Lazio, un candidato che non aveva la necessità di definire un programma e addirittura non aveva neanche l’obbligo di candidarsi ufficialmente. Incredibile, ma vero. Le cose stavano andando davvero così, sembrava una partita chiusa. Gasbarra eletto in assemblea, e addio a regole e primarie. Per fortuna, ha irrotto nel confronto asfittico del PD Lazio un movimento dal basso, trasversale alle correnti e alle vecchie mozioni congressuali, che ha rimesso al centro del PD Lazio le regole, la partecipazione e la politica . Si va a primarie e per ora l’unico candidato ufficiale è Giovanni Bachelet. Un candidato che ho deciso di sostenere con entusiasmo, apprezzandone qualità politiche e coraggio. La proposta politica è già sufficientemente chiara, anche se sarà sicuramente articolata meglio nelle prossime settimane (vedi articolo Europa, QUI). A Giovanni, che considero come il Senatore D’Ubaldo un candidato brillante, ma a differenza sua anche plausibile, va infine riconosciuto il merito di aver riconsegnato il PD Lazio ai suoi iscritti ed elettori. E non è poco, anzi è già questo un grande risultato.

Il Cattolico e l’Attivista Gay #occupypd

Lui è un cattolico che si è messo in testa di sfidare il (non ancora) candidato Enrico Gasbarra alla segreteria regionale; lei è un’attivista dei diritti dei gay, che ha preteso e scovato i “portoghesi” alla Pisana. Insieme hanno lanciato il motto “Occupy Pd”, una sfida.

C’è una strana coppia che, ultimamente, va gettando sconforto tra le file del Pd. E’ una coppia che, nessuno sa il perché, si è messa in testa che se il Partito democratico si è dato una regola – una bazzecola da niente come prevedere che il segretario regionale, nel Lazio, si elegge con le primarie – non si farebbe un soldo di danno a rispettarla. E ancora, cosa che ha fatto venire le pulsazioni a vari dirigenti, loro quella regola pretendono addirittura di applicarla. Un po’ per incoscienza, perché non fanno capo a correnti e potenti, e nel Pd questo fa fortissimamente sospettare di essere “schegge impazzite”.
…..Continua (QUI)

Decolla la Candidatura di Bachelet alla Segretaria del PD Lazio

Nota pubblicata su Facebook da Giovanni Bachelet mercoledì 16 novembre 2011

Bachelet: raddoppiate le firme rispetto al 13 novembre.
A sette giorni dalla pubblicazione del mio articolo su Europa (vedi altre note precedenti), le adesioni email di iscritti 2010 alla mia candidatura a segretario regionale del PD hanno superato le 200 unità, abbastanza ben distribuite nelle province del Lazio.

L’impegno di tutti quelli che hanno raccolto il mio appello sta dando frutti. Se per eleggere il nuovo segretario del PD Lazio alla fine si faranno le primarie sarà stato merito anche nostro, o meglio vostro.

Mentre le modalità di elezione (assemblea o primarie) sono ancora in discussione, è importantissimo andare avanti con la raccolta firme degli iscritti PD 2010, seguendo le istruzioni della precedente nota del 13 novembre, mettendo se necessario “non rinnovata” nei due campi numerici relativi alla tessera 2011 e intanto richiedendo e facendo richiedere a gran voce il rinnovo della propria tessera 2011 al coordinatore del proprio circolo. [NB Alcune tessere 2011 non hanno numero, in tal caso rivolgersi al proprio coordinatore di circolo che lo sa]
Uno dei risultati collaterali della nostra piccola battaglia è infatti la scoperta che in quasi metà Lazio il tesseramento PD 2011 non è ancora COMINCIATO (il che, trovandoci a metà novembre 2011, è notevole). Questa scoperta, che naturalmente ho riportato all’ultimo coordinamento regionale con il commissario Chiti, ha dato una spinta affinché (meglio tardi che mai) il tesseramento 2011 abbia inizio: essendo il problema ormai noto a tutti, è difficile per un coordinatore di qualsiasi livello continuare a tener bloccato il tesseramento 2011, o peggio, se è cominciato, negare la tessera a un iscritto 2010 che voglia rinnovarla adesso (e che secondo le regole vigenti ne abbia diritto, ovviamente).

In proposito vari amici dirigenti del PD (che si sono finora guardati dal firmare la mia candidatura) hanno generosamente riconosciuto che ormai, dopo il mio articolo su Europa e la vostra mobilitazione, io sono in campo come candidato alla segreteria del Lazio: a che pro raccogliere ancora firme? SE PER CASO ALLA FINE non arrivassi ad un numero sufficiente di adesioni di iscritti o delegati per presentare la mia candidatura alle primarie, ci avrebbero pensato loro.

Ora: pur avendo appena appurato in Regione, statuti e regolamenti alla mano, che le adesioni degli iscritti sono necessarie per candidarsi alle primarie ma NON ad una eventuale elezione in assemblea (dove NON c’è soglia per la candidatura, basta un solo delegato a candidarmi e io ne ho già piú di uno), vorrei comunque arrivare in fretta a un bel pacco di firme e poter dire che beh, QUEL CASO non si è verificato e sono pronto alle primarie sulla base di una scelta degli iscritti, senza bisogno di soccorsi tecnici gentilmente offerti.

Morale: sotto a chi tocca. Grazie a tutti, buon lavoro.

Giovanni Bachelet

PS: Il primo aiuto che potete dare è rilanciare subito questa nota sul vostro profilo!

Come sostenere la candidatura di Giovanni Bachelet alla segreteria del PD Lazio

Vi giro la lettera scritta da Giovanni che potete diffondere ed usare per raccogliere le adesioni.

Carissimo, carissima:
il Partito Democratico del Lazio, sotto la guida del commissario Chiti, ha intrapreso un percorso che dovrebbe condurci all’elezione del nuovo segretario. L’Italia attraversa giorni drammatici e, da parlamentare di opposizione e presidente del Forum Politiche Istruzione del PD, cerco di affrettare e preparare giorni migliori. Però senza un PD Lazio impegnato oggi nello studio, nell’animazione politico-culturale e nel raccordo fra cittadini e istituzioni, non si vincono le elezioni e non si governa l’Italia; e senza un cervello e un cuore il PD Lazio non può resistere a lungo; deve quindi individuare al più presto un segretario e un gruppo dirigente.
Insieme a un gruppo di iscritti e dirigenti di ogni età e provenienza ho identificato i compiti più urgenti del prossimo segretario laziale. Ho da poco reso pubbliche queste idee e la mia disponibilità ad essere candidato in un articolo apparso sul quotidiano Europa, che accludo qui.
Per candidarsi alla segreteria regionale è però necessario (politicamente e anche a norma di statuto) l’appoggio di un più ampio numero di iscritti. Per questo chiedo ora il tuo appoggio:

– se vuoi sostenere la mia candidatura a segretario del PD Lazio,
– se nel 2010 eri iscritto al PD Lazio,
– se nel 2011 hai rinnovato o stai rinnovando nel Lazio la tessera del PD,

allora ti chiedo di spedire all’indirizzo  bachelet_g@camera.it  un messaggio con oggetto “segretario regionale pd” che contenga la porzione di messaggio sottostante (compresa fra ===) nella quale hai completato tutti e 14 i campi con i dati richiesti di inoltrare questo messaggio a ogni altro potenziale sostenitore tuo amico.
Procederemo alla raccolta delle firme su carta quando modalità e tempi esatti della raccolta firme saranno resi noti dagli organi regionali di partito, ma questa immediata disponibilità espressa per email è fondamentale in vista di ogni passo successivo.

Giovanni Bachelet

http://www.giovannibachelet.it

http://www.politicheistruzione.forumpd.it/

===
Il sottoscritto
– cognome:
– nome:
– luogo e data di nascita:
– residenza (via cap comune provincia):
– telefono:
– email:
– nome del circolo di appartenenza:
– provincia del circolo di appartenenza:
– numero tessera (si trova in basso al centro nella tessera 2011):
– codice iscritto (si trova in basso a destra nella tessera 2011):
– nome del coordinatore del circolo di appartenenza:
– cognome del coordinatore del circolo di appartenenza:
– telefono del coordinatore del circolo di appartenenza:
– email del coordinatore del circolo di appartenenza:

Dichiara di sottoscrivere la candidatura di Giovanni Bachelet per l’elezione alla carica di Segretario Regionale; dichiara, inoltre, di non aver sottoscritto altra presentazione di candidatura e di conoscere, condividere, possedere i requisiti richiesti dallo Statuto Nazionale e dal Codice Etico del PD.

Buone Notizie per il PD Lazio

Buone notizie per il PD Lazio. Per uscire dal pantano avevamo un disperato bisogno di un’iniziativa credibile e generosa. E finalmente è arrivata, grazie al cielo e a Giovanni Bachelet.

Sono convinto che Bachelet sia la persona giusta per guidare fuori dalle secche politiche un partito regionale ormai sfibrato dal correntismo e da interminabili lotte intestine. Leggendo la lettera di Bachelet al quotidiano Europa ha riecheggiato nella mia testa una frase molto inflazionata nei circoli e nella dialettica partitica. La frase è: “Mettersi a disposizione del partito”. E a differenza di altri dirigenti democratici che spesso l’hanno disinvoltamente solo annunciato il loro “mettersi a disposizione del partito”, in questo caso Giovanni l’ha fatto sul serio, con coraggio e senso responsabilità.

Lettera integrale di Bachelet al Quotidiano Europa

Mentre il piano casa della Polverini diventa un caso nazionale, il PD del Lazio continua a non avere un segretario. Possibile? Industria, commercio e turismo, attività finanziarie immobiliari e servizi, producono nel Lazio circa il 20% del corrispondente segmento di PIL nazionale con circa il 10% della popolazione nazionale. Il Lazio ospita un grande stabilimento Fiat, le grandi istituzioni di ricerca italiane, la Capitale e tutto quel che consegue in termini di opportunità ma anche pendolarismo e inquinamento: è nel Lazio la piú grande discarica di rifiuti in Europa. Negli ultimi anni calo dell’occupazione, criminalità organizzata, clientelismo e inquinamento in almeno un paio di province rischiano poi di far risucchiare nel buco nero del sottosviluppo una Regione che potrebbe aprire al meridione la pista della crescita. Può permettersi il Lazio di stare per anni con un governo incapace e un partito di opposizione a bagnomaria? Certo le politiche del PD per il lavoro, la casa, l’ambiente, la ricerca, i trasporti, trovano negli amministratori locali, e particolarmente nei Consiglieri Regionali, un importante riferimento. Esse rischiano però di risultare lontane, a volte incomprensibili per elettori e iscritti, in assenza di un partito capace di suscitare ampia partecipazione democratica, al di là dei pur preziosi bacini elettorali personali (nel 2010 il 46% degli elettori PD non ha espresso preferenze e un altro 20% ha dato la preferenza a candidati non eletti). Eppure, a due anni dal rovinoso abbandono del governo regionale, il PD non è riuscito a darsi un gruppo dirigente: né primarie né voti assembleari né un anno di commissariamento hanno ancora sciolto la matassa dei veti incrociati, mentre non si arresta, dicono le ultime amministrative, la spirale di sconfitte elettorali ed emorragie. La fisiologia della competizione politica interna è diventata patologia, con interessanti capriole: chi in Italia vuole il partito solido, nel Lazio lavora alacremente alla sua liquefazione; chi vuole primarie sempre, nel Lazio predilige i caminetti; molti sembrano preferire che il PD perda le elezioni pur di mantenere il controllo delle tessere, o la certezza della propria candidatura (o ricandidatura) alle prossime politiche. Nell’ultimo anno, infatti, la presunta imminenza di elezioni anticipate, anziché indurre un rapido recupero di compattezza, autonomia territoriale e competitività elettorale attraverso primarie che la direzione del PD aveva affidato al commissario Chiti, ha purtroppo agito da ulteriore forza centrifuga: pochi lo ammetterebbero in pubblico, ma molti sono privatamente ossessionati dal problema di chi sarà segretario regionale al momento della composizione delle liste di Camera e Senato, con una legge elettorale che dà tutto il potere alle segreterie. In queste circostanze risultano coraggiose e legate fra loro piú di quanto non appaia a prima vista le due decisioni estive di Chiti: creare un coordinamento politico (che ha da poco stabilito un percorso per eleggere il segretario regionale secondo l’invito di Bersani all’ultima direzione nazionale) e una commissione incaricata di studiare le modalità con cui gli elettori saranno coinvolti nella definizione delle liste di Camera e Senato alle prossime politiche (uno dei temi all’ordine del giorno della prossima conferenza nazionale organizzativa del PD).
Nello stesso spirito un segretario capace di superare le divisioni e rilanciare il partito democratico nel rispetto dello statuto e del codice etico dovrebbe
• promuovere nel partito regionale e nazionale la cessione di una porzione di sovranità dalle segreterie agli elettori nella definizione delle liste di Camera e Senato con elezioni primarie, da promuovere anche in tutte le elezioni monocratiche, a norma di statuto
• rinunciare ad essere in lista e, se già parlamentare o consigliere, dimettersi da ogni altro ruolo elettivo in caso di elezione a segretario (ricevendo a questo punto dal partito un contratto a tempo determinato): per metter mano con libertà e credibilità a primarie e candidature, ma soprattutto per dedicarsi a tempo pieno al rilancio e alla ricostruzione del partito in tutta la Regione
• girare le province per conoscere e vedere con i propri occhi, valorizzare i circoli sani, curare i malati, ricucire i divorziati, bonificare gli inquinati, certificare e seppellire i morti
• voltare pagina rispetto a spartizioni e etichette che non ci hanno portato fortuna, non per fagocitare e annullare la diversità e il pluralismo, bensí per valorizzarle, anche con un censimento di competenze capace di coinvolgere nel governo del partito, a tutti i livelli, nuovi e vecchi militanti che hanno un contributo da dare
• impegnarsi nella trasparenza dei bilanci; nella parità di genere, nella convocazione di riunioni cui per orario e ordine del giorno possa partecipare chi lavora; nel rispetto di doveri e diritti di iscritti ed eletti; nella periodica consultazione dei livelli territoriali inferiori
• voltare pagina nel metodo e nel merito delle nomine nelle aziende partecipate, abbattere i costi principali ma occulti della politica: in Italia ci sono 3600 aziende partecipate, 23mila consiglieri d’amministrazione, 3mila incarichi apicali, e il 60% di queste aziende risultano in deficit (Cuperlo, l’Unità 8/8/2011); di queste un decimo si trova nel Lazio
Il partito democratico del Lazio non ha bisogno di rottamatori e neanche di disinvolti piloti che lo portino a un’altra sconfitta per poi cambiare scuderia: ha bisogno di ingegneri, gommisti e carrozzieri capaci di rimetterlo in pista per vincere la prossima corsa. A questo mira il programma delineato qui in poche righe. Poiché, a venti giorni dall’assemblea regionale e dieci dalla sua convocazione, molti sentono la necessità di ripartire da zero ma nessuno rompe l’incantesimo con il nome di un candidato, sento il dovere di proporre me stesso come candidato alla segreteria regionale. Sono impegnato in Parlamento e nel Forum Nazionale Istruzione e per nulla attirato dal tritacarne del PD Lazio: se altri candidati intendono recepire almeno parte di questo programma raccogliendo, secondo l’auspicio di Bersani, un consenso molto ampio, sono ben lieto di farmi da parte; altrimenti, però, corro io.