Analisi del voto in Provincia di Latina e il PD che vorrei

I risultati elettorali del Partito Democratico in Provincia di Latina confermano che nei diversi territori esiste  una classe dirigente locale del nostro partito radicata e preparata. Una dirigenza che, quando sostenuta nel gestire dinamiche locali e nel contrastare personalismi e tentazioni velleitarie, è in grado di costruire credibili proposte alternative al malgoverno delle destre.  Le larghe e straordinarie conferme di Sezze e Cori mettono in luce inoltre che quando il Partito Democratico resta unito, agevola il rinnovamento ed è fortemente radicato sul territorio produce esempi di  “buongoverno” apprezzati dagli elettori. Insomma, anche nel territorio pontino il nostro partito è capace di produrre delle eccellenze  e dei modelli di buona politica  che  rappresentano, a mio modesto avviso, l’unico vero argine alle destre e alla dilagante antipolitica. Il risultato di San Felice Circeo è invece una dimostrazione di come una possibile via di uscita da fasi politiche difficili o di lunga opposizione sia rappresentata dall’apertura del partito alla società civile e dalla scelta di candidati Sindaco in grado di rompere schemi politici sfavorevoli e calcificati. Il risultato elettorale del partito democratico, purtroppo, mostra anche delle ombre e soprattutto ci sono ancora da affrontare dei ballottaggi determinanti. Il risultato di Sonnino, per esempio, è da considerarsi una sconfitta annunciata, da intestare a chi nelle ultime settimane si è poco prodigato (chiaro eufemismo) nel ricomporre le fratture e le divergenze politiche locali. Nei nove Comuni chiamati al voto della nostra Provincia registriamo anche le sconfitte di Castelforte e Ponza, quest’ultima inaspettata perché incassata in una Città in cui la precedente e disastrosa Amministrazione Comunale di centrodestra passò alla ribalta delle cronache nazionali per una gravissima inchiesta giudiziaria che portò all’arresto del Sindaco e di alcuni membri della Giunta. Infine, nel Sud Pontino abbiamo davanti a noi due ballottaggi fondamentali per impedire l’avanzata delle destre e del PDL targato Fazzone in un territorio in cui, peraltro, il centrosinistra, quando chiamato a governare, si è sempre dimostrato motore di sviluppo economico e solida barriera alle infiltrazione della criminalità organizzata.  Dunque, spero che Enrico Forte raccolga l’autorevole appello del Segretario Regionale Enrico Gasbarra e che lo stesso venga da lui tradotto in azioni politiche concrete a sostegno del nostro candidato Sindaco di Minturno e del Sindaco uscente di Gaeta Antonio Raimondi, chiamati entrambi ad affrontare delle competizioni elettorali che potrebbero riscrivere in senso positivo o negativo gli equilibri politici di tutto il sud della Provincia.

Gaeta 2012, Una Campagna Elettorale Desolante

Una campagna elettorale rissosa e confusa. A fare notizia sono solo manifesti abusivi e qualche atto vandalico. Una campagna così squallida che di programmi si parla solo dai palchi dei comizi e non si accettano, invece, confronti pubblici con altri candidati alla carica di Sindaco. Una politica cittadina che si conferma brutta e primitiva. Anche gli spot elettorali di alcuni candidati al Consiglio Comunale trasmessi da quella TV locale che in Città hanno ribattezzato, aggiungo correttamente, TeleMitrano o TeleFazzone sono penosi, anzi direi quasi imbarazzanti. Uno scenario desolante nel quale al cittadino-elettore è sottratto il diritto all’informazione e in cui rischia di trarne vantaggio esclusivamente il candidato della destra fazzoniana che, come noto, punta tutto sui cacciatori di preferenze abili a muovere il consenso su meccanismi clientelari e di riscatto individuale piuttosto che sulla base di programmi e di prospettive collettive.

Comizi Democratici a Gaeta

Un amico, vero. Cosmo Di Perna detto Momo è un politico onesto, competente e capace di parlare un linguaggio nuovo per contenuti e ispirazione. Nel ruolo di Assessore Comunale ha dimostrato di essere un Amministratore rigoroso e concreto. Il bene comune è al centro della sua azione politica, sempre. La politica Italiana ha un disperato bisogno di uomini come lui, capaci anche di evocare, in un Paese paralizzato dalla paura, il senso di una speranza collettiva. Nel mare magnum dei circa 430 aspiranti al Consiglio Comunale, Momo, è un candidato di sicuro spessore umano, etico e politico.

Noi Democratici Gaeta, Le Donne sono Protagoniste il 6 e 7 Maggio.

Il PD di Gaeta, il suo segretario e suoi dirigenti avevano il dovere di costruire intorno al Sindaco Raimondi una coalizione di centrosinistra allargata ai movimenti civici e alternativa alla destra clientelare e fascista rappresentata dal prescelto di Fazzone, Cosimino Mitrano. Ahinoi, è prevalsa l’irragionevolezza di chi ha preferito invece esplorare dimensione individuali, marginali, suicide e isolazioniste – creando solchi politici e alimentando distanze tra posizioni interne – che si sono dimostrate difficili da colmare. Insomma, l’imposizione di candidature autoreferenziali è stata anteposta all’unità del partito e a qualsivoglia progetto politico di buon governo della Città. Per tali ragioni, si è arrivati a una scelta dolorosa – ma necessaria – e gli elettori di Gaeta non troveranno quindi il 6 e 7 Maggio sulla scheda elettorale il simbolo del Partito Democratico. Purtroppo, il prevalere di personalismi e visioni politiche miopi hanno costituito barriere insormontabili per la costruzione di ampie e competitive coalizioni di centrosinistra. Un caos terrificante che rischiava, se non si fosse intervenuti, di esporre il partito ad una figuraccia elettorale, rendendo inoltre insanabili le divisioni interne al circolo cittadino. La lettera-invettiva (clicca qui) di Pina Rosato inviata in questi giorni ai cittadini di Gaeta è poi un fulgido esempio politico di come – il personalismo esasperato – possa, in caso di necessità, portarti finanche a mettere sotto i piedi l’immagine e i valori del tuo partito.
Per carità nessuno potrà avocare a sé il diritto di rappresentare il PD, ma è chiaro che la posizione di “Noi Democratici Gaeta” in sostegno del Sindaco Raimondi rappresenti, senza alcun dubbio, la linea politica espressa all’unanimità dalla direzione provinciale del Partito Democratico e fortemente sostenuta dal neoeletto segretario regionale Enrico Gasbarra. Detto ciò, approfitto anche per fare i complimenti a “Noi Democratici Gaeta” per aver costruito una Lista formata da 16 candidati, all’insegna della parità di genere (8 Donne e 8 Uomini). Una novità politica assoluta per Gaeta, quasi una proposta rivoluzionaria sul piano cittadino. Promuovere la parità di genere è una cosa, praticarla è un’altra. Sono sicuro che gli elettori di Gaeta del Partito Democratico premieranno la scelta di “Noi Democratici Gaeta” ispirata a principi e valori fondativi del nostro partito. D’altronde, al contrario di quello che sostiene la Signora Rosato, il Partito Democratico è stato il primo partito a scrivere nei suoi documenti costitutivi e statutari che la parità di genere va garantita e non solo annunciata. Nelle nostre assemblee elettive, nei nostri organismi dirigenti di livello nazionale, regionale, provinciale e locale la parità di genere è praticata e garantita. Il sistema delle quote non è sicuramente bello e gagliardo, ma, come dimostrato da studi internazionali e pratiche di successo in altri Paesi Europei, è tra i pochissimi meccanismi capaci di sanare rapidamente squilibri strutturali e culturali di una società diffusamente maschilista. Il problema riguarda tutti i settori della società italiana e la politica non è certo un’eccezione, anzi. Basti pensare, per parlare delle amministrazioni locali, che in Italia circa 2.300 comuni (il 32% del totale) hanno giunte formate da soli uomini, senza nemmeno un assessore donna.

La Mozione Polverosa per il Porto di Gaeta

Un esempio di populismo spicciolo e di becera propaganda elettorale. Si cerca di prendere in giro i residenti del Quartiere Piaja con una mozione utile solo a rastrellare qualche voto alle prossime elezioni amministrative. Esistono già documenti di programmazione e amministrativi (molto più rilevanti della mozione regionale presentata dall’IDV) che dicono, chiariscono e ribadiscono che il porto commerciale di Gaeta deve specializzarsi sul traffico agroalimentare. Il rapporto difficile tra attività portuali e qualità della vita del quartiere Piaja andrebbe affrontato con realismo e onestà intellettuale, evitando speculazioni politiche sulla pelle dei cittadini. I traffici di un porto commerciale non possono essere definiti in maniera tabellare per legge, o in questo caso per mozione. Le istituzioni pubbliche possono orientare la natura dei traffici di un porto con interventi su infrastrutture e viabilità, per esempio. Per il porto commerciale di Gaeta si potrebbe migliorare e intensificare il dialogo e le sinergie tra Istituzioni, imprese e operatori portuali. Si potrebbero incentivare progetti industriali e investimenti che servono a dare piena attuazione agli indirizzi merceologici agroalimentari stabiliti dal piano regolatore del porto vigente (adottato con delibera del Consiglio Comunale n. 75 nel lontanissimo 1999 e approvato successivamente con delibera di Giunta Regionale n. 123/2006). Insomma, se non si vuole rimanere esclusivamente su un piano astratto e propagandistico, difficilmente si potrà prescindere tout court dalle esigenze produttive e commerciali delle imprese presenti sul territorio, salvo che non si voglia ottenere una delocalizzazione di massa delle attività imprenditoriali non operanti nel settore agroalimentare.
I problemi urgenti da risolvere, cari amici dell’IDV, sono ben altri e riguardano la capacità delle istituzione e della politica di riuscire a tenere insieme la difesa del lavoro e dell’occupazione con la tutela della salute dei cittadini. Non servono dunque ulteriori atti di pianificazione strategica, ma servirebbe (quasi banalmente) far funzionare meglio i controlli di legge e richiedere alle autorità competenti di emanare nuovi e più restrittivi regolamenti da applicare allo scarico di merci polverose nel nostro porto, che si trova, come noto, a poche centinaia di metri dalle abitazioni. D’altronde inseguire il Coordinatore del PDL di Gaeta sul terreno del populismo è uno sport dipietrista che mi appassiona poco e soprattutto non risolve nessuno dei reali disagi dei residenti del quartiere Piaja. Dopodiché chiedo anche all’IDV di Gaeta e al loro candidato Sindaco Di Maggio di provare a rispondere alle seguenti semplici domande:
1. Se pensano che sia realmente sostenibile dal punto di vista economico e sociale non consentire lo scarico nel nostro porto di merci non agroalimentari anche se richieste dal sistema produttivo del comprensorio.
2. Se pensano, per fare un esempio concreto, che sia opportuno e immaginabile vietare lo scarico nel nostro Porto di materie prime fondamentali per la produzione dello stabilimento industriale delle Pozzi-Ginori.
Infine, è giusto ricordare che il Consiglio Comunale di Gaeta in molte sedute ha discusso dei disagi del Quartiere Piaja connessi allo scarico delle merci polverose nel porto commerciale. Vi riporto il mio intervento in una seduta del Consiglio Comunale (anno 2009) in cui era prevista l’audizione del Presidente dell’Autorità Portuale. Una seduta in cui i consiglieri comunali di tutti gli schieramenti politici, di maggioranza o di opposizione, potevano avanzare proposte, idee o segnalare problemi connessi al Porto Commerciale di Gaeta. Nel verbale di quella seduta del Consiglio Comunale non sono riuscito a trovare traccia di un intervento di consiglieri comunali dell’IDV, se volete aiutarmi nella ricerca potete cliccare QUI.

Estratto Seduta 16 novembre 2009 – Audizione del Presidente dell’Autorità Portuale di “Civitavecchia – Fiumicino – Gaeta” On.le Fabio Ciani.

INTERVENTO DEL CONSIGLIERE – (Fabio Luciani) Grazie, Presidente. Io non vorrei entrare nel campo delle sterili contrapposizioni con i rappresentanti della minoranza. Intanto, Presidente, la volevo ringraziare a nome, penso, di tutti i Consiglieri di maggioranza, del Partito Democratico di tutta la città di Gaeta per essere qui oggi presente, in audizione in questo Consiglio Comunale. Lei ha fatto un discorso molto serio, ha richiamato il concetto che la portualità non può essere vista come un qualcosa connesso alla singola città. È un sistema che abbraccia più città, è un sistema che fornisce dei servizi a tutta l’economia, che non è solamente una scala locale ma una scala più estesa e io, da economista, quando guardo i bilanci delle società italiane vedo che, purtroppo, paghiamo ancora un gap enorme in termini di competitività proprio nel settore dei trasporti e della logistica. I costi di trasporto, purtroppo, per le imprese italiane pesano ancora troppo e questo è un elemento di svantaggio competitivo rispetto a concorrenti europei, concorrenti del sud-est asiatico, concorrenti di oltre oceano. Questo richiamo, però, ad una visione più generale non può prescindere però da un fatto che anche lei stesso ha sottolineato, che le città che sono sede di porto in qualche modo hanno anche sulle proprie spalle gli svantaggi legati, diciamo, a questa presenza del porto in termini ambientali e in termini di viabilità. Il meccanismo che serve a far funzionare la presenza di un porto in una città e a renderlo
sostenibile socialmente è il fatto che prevalgono su questi costi i benefici. Questi benefici devono partire dal fatto che le ricadute occupazionali che lo sviluppo del porto commerciale di Gaeta può, appunto, generare devono essere di prevalente beneficio, appunto, della città di Gaeta e delle città limitrofe. Questo è un elemento fondamentale, perché nel momento in cui questi benefici non sono tali da compensare i costi sociali e
ambientali che la presenza di un porto nella propria città può generare, questo a lungo termine genera questo corto circuito con la cittadinanza. Io penso, Presidente, che lei ha ricevuto dal suo predecessore un’eredità difficile e l’antipatia che questa città ha avuto nei confronti dell’Autorità Portuale nasce dalle autore promesse che l’ex Presidente Moscherini… ne parlava anche il Capogruppo Magliozzi… ha messo tante cose in cantiere, purtroppo non ne ha realizzata neanche una. A differenza, caro Presidente, di quello che si sta vedendo in questi giorni al porto commerciale di Gaeta che sono, lo ricordo, il più importante investimento infrastrutturale in corso in tutta la Regione Lazio. E a questo gli va, caro Presidente, un ringraziamento. Un ringraziamento anche perché anche noi, come Amministrazione… è vero, come sottolineava anche la Consigliera Rosato, non siamo stati molto lineari nel fornire indicazioni chiare, all’Autorità, su quali erano, appunti, gli indirizzi che volevamo dare allo sviluppo commerciale del porto di Gaeta. È anche vero che negli ultimi mesi, anche grazie alla presenza dell’Assessore Di Perna, Assessore del Partito Democratico, nostro Assessore, questi rapporti sono migliorati di tanto e i risultati si iniziano a vedere. Presidente, lei l’ultima volta che è venuto in questo Consiglio Comunale io le ho sottolineato delle cose, le ho sollevato alcuni problemi che insistono sul territorio della città. Un tema molto sentito dalla popolazione e dalla cittadinanza è il tema delle merci polverose. Io, a distanza di mesi, noto con una certa soddisfazione che molto è stato fatto che, però, Presidente, ancora qualcosa bisogna fare, bisogna continuare a lavorare in quella direzione. Quella è la direzione giusta e l’indirizzo agroalimentare del porto di Gaeta non può che andare in quella direzione. Quindi, noi sosteniamo, diciamo, questa direttrice di sviluppo del porto commerciale che va, appunto, verso merci pulite e merci non polverose che hanno un impatto molto forte soprattutto sui cittadini di Gaeta che
vivono in prossimità del porto commerciale e quindi, Presidente, noi sottolineiamo che questa è la direzione giusta e che vogliamo continuare a perseguire quella strada. Non vorrei dilungarmi più di tanto, so che… per dare spazio anche agli altri Consiglieri di maggioranza. Quindi, Presidente, l’auspicio che questa collaborazione che si è instaurata con questa Amministrazione vada avanti, che ci siano appunto sempre maggiori momenti di confronto, di collaborazione per definire insieme le traiettorie di sviluppo del porto commerciale di Gaeta e di tutto il territorio. Grazie.

Salvatore Di Maggio dopo Bevilacqua e Alla: quello che la politica e la sinistra non dovrebbero mai essere

E pensare che qualcuno ha attribuito a lui, Salvatore Di Maggio, la frase celebre: “I partiti non sono autobus”. Leggendo quello che scrive il Capogruppo Consiliare del PD di Latina su il Candidato Sindaco Di Maggio, capirete quanto la sua affermazione di principio e di presunto attaccamento al partito democratico fu un “tantino” poco lungimirante.

Di Giorgio De Marchis
Fonte: www.giorgiodemarchis.it

Leggo con grande curiosità le dichiarazioni del neo e pluri candidato sindaco di Gaeta Salvatore Di Maggio fino a qualche giorno fa consigliere provinciale del Partito democratico e tutt’ora consigliere provinciale in cerca di nuovo approdo.
Non entro nel merito della scelta e delle politica gaetana – da tempo la mia posizione è chiara: io avrei schierato già da anni il Pd a sostegno del sindaco Raimondi e mi auguro che il Sindaco abbia il coraggio e la lungimiranza di “aprire” al PD – perchè come si dice in questi casi contano molto le dinamiche locali che vanno senz’altro rispettate anche se non sono condivisibili.
Mi lascia senza parole invece l’atteggiamento di Di Maggio che segue la strada tracciata dai suoi colleghi predecessori Loreto Bevilacqua e Rossano Alla: dichiarano di essere il nuovo scrivendo la peggiore pagina della loro storia politica.
In Provincia sono arrivati solo grazie ai voti del Partito democratico (con il sistema elettorale uninominale in ogni collegio si può presentare un solo candidato), ma quando decidono di abbandonare il partito che li ha portati in Via Costa non pensano affatto di lasciare la poltrona, a questo punto inopportunamente occupata.
Questa corsa personalista ha finito per minare qualsiasi credibilità della politica e rischia di insidiare quella di tutti i personaggi che girano intorno a questa giostra che sembra impazzita.
Ricordo che solo un anno fa il commissario regionale del Pd Vannino Chiti si complimentò con me perché diversamente da tanti candidati usciti dalle primarie avevo deciso di sostenere il vincitore di quelle elezioni per scegliere il nostro candidato sindaco invece di creare una mia lista civica che sostenesse una mia candidatura come primo cittadino, come invece è usanza comune.
Non restai meravigliato di quel complimento: per me era del tutto naturale e logico sostenere il mio partito e il candidato che gli elettori avevano scelto.

Salvatore Di Maggio: “Io sono il nuovo”

Il titolo dell’articolo del Messaggero di Sandra Cervone sintetizza con “Io sono il nuovo” la lunga conferenza stampa di presentazione del candidato Salvatore Di Maggio. Se davvero, Di Maggio, avesse affermato ciò, sarebbe quantomeno paradossale, ma soprattutto esilarante per un politico di sinistra copiare B. nella comunicazione politica. «Io sono il nuovo in politica» lo diceva anche Berlusconi solo fino a qualche settimana fa. Nella speranza di cancellare dalla testa dei suoi antichi fan gli ormai 18 anni sulla scena politica e 8 passati a far danno a palazzo Chigi. In politica, peraltro, il candidato Sindaco di SEL, IDV e Comunisti Italiani è  arrivato anche qualche anno prima di Berlusconi. Mi verrebbe da consigliargli di rinunciare a slogan berlusconiani, ma poi, pensandoci bene, rinuncio a dare consigli a chi ha iniziato a fare il Consigliere Comunale quando il sottoscritto era bambino e frequentava la seconda o terza elementare, al massimo. Sia chiaro, il rinnovamento non è questione anagrafica o generazionale, ma è qualcosa che va oltre. Il problema è più generale e strutturale, riguarda tutti i settori della società, non solo la politica e attiene la classe dirigente italiana nel suo complesso.  Il rinnovamento di una classe dirigente, politica e non,  dipenderà dalla capacità di rendere la sua formazione più meritocratica e dall’introduzione di gradi crescenti di trasparenza per la sua selezione e valutazione. La candidatura di Salvatore Di Maggio è a mio avviso un esempio su scala cittadina di selezione della classe dirigente che fa a pugni con un qualsivoglia progetto di  rinnovamento della politica e dei suoi metodi. Con metodo democratico il centrosinistra nel 2007 scelse l’Avv. Lino Magliuzzi come suo candidato Sindaco, oggi invece con metodo partitocratico IDV, SEL e Comunisti Italiani propongono ai cittadini il candidato sconfitto alle primarie del 2007. Se questo è il nuovo, andiamo male, anzi siamo quasi alla restaurazione e al ritorno dell’ Ancien Régime. Sono tre le cose che chiedo ai partiti, e soprattutto al mio di partito: rinnovamento, rinnovamento e rinnovamento. Dei metodi prima che delle persone, anche a Gaeta.