Terzi e Liberi

20140223-193209.jpgOggi a Bologna abbiamo dimostrato di essere una comunità straordinaria, che discute con passione e franchezza. Ci diciamo le cose in faccia, ci ascoltiamo e decidiamo insieme. Le scelte difficili sono sempre sofferte, quando non lo sono c’è qualcosa che non va, qualcuno bara. A noi le larghe intese continuano a fare schifo, ma crediamo ancora nel progetto del PD e, al frazionismo della sinistra, preferiamo continuare a lavorare per il nuovo Ulivo e per ricostruire il centrosinistra. #terzieliberi

Il Gioco del Cerino

Lo statuto non andava cambiato così: senza una discussione ampia nel partito e fuori tempo massimo.  Il patatrac sarebbe stato inevitabile, e infatti c’è stato.  E adesso parte il gioco del cerino, come sempre. Maggioranze pasticcione e decadenti provano ad attribuire ad altri le proprie responsabilità. Se ieri in assemblea nazionale abbiamo regalato agli italiani un pessimo spettacolo, la colpa è stata di chi ha giocato con le regole per quattro mesi. Di chi ha cercato di modificare lo statuto del PD a suo uso e consumo. Di chi doveva traghettarci verso il congresso e non l’ha fatto. Di chi pensa che il congresso del PD sia un problema per le larghe intese. Di chi pensa che se il PD torna a far politica rischia di far arrabbiare statisti del PDL come Brunetta e Quagliariello. La colpa è tutta di questi signori qui, non di altri.

Assalto allo Statuto

>>>ANSA/ PD: RENZI, MI FIDO DI BERSANI, OGGI NESSUNA POLEMICARenziani e Bersaniani litigano sulle regole del congresso. Da luglio che discutono in commissione e in segreteria Epifani di come modificarle e oggi scopriamo, alla vigilia dell’assemblea che dovrà avviare il congresso, che le posizioni sono distanti. Evviva.

In questo pasticcio-dem c’è un errore di fondo, di metodo democratico, che è anche lo stesso che si commette per la riforma elettorale. Le regole non si cambiano con le squadre già negli spogliatoi, e soprattutto non si cambiano sulla base di sondaggi o su vantaggi presunti di una parte.  Si cambiano per il bene di tutti e in tempi non sospetti. Per cambiare uno Statuto andrebbero aperti processi partecipati dai militanti e trasparenti per i nostri elettori, lontano dai caminetti, dalle cordate e dalle commissioni lottizzate. Per dire.

Tuttavia le regole ci sono già , lo statuto del PD è lì, lo stesso con cui abbiamo eletto Bersani segretario nel 2009, andrebbe solo ri-applicato. Dopotutto per discutere di questo è tanto altro c’è il congresso. Se solo ce lo facessero fare, questo benedetto congresso, porca miseria.

Rinnovamenti possibili

Con buona pace di qualche giornalista e sondaggio prezzolato non sarà una sfida Renzi vs Cuperlo. Un confronto che correva il rischio di trasformarsi nel noiosissimo refrain nuovo-vecchio, ex-Dc contro ex-Ds, oppure su chi avesse imbarcato meno apparato dell’altro.

Sarà invece una sfida tra modelli di rinnovamento alternativi. Civati vs Renzi. Una sfida non tra carte d’identità, ma tra visioni della società, della politica, della sinistra, del partito, del governo alternative.

La partita resta apertissima, adesso anche per i sondaggi.

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Il Carro degli Evergreen

Dopo Fioroni, Franceschini, Bettini, Fassino, Veltroni, anche Bassolino con Renzi. Mancherà ancora qualcuno? Boh. D’Alema? No, ha deciso, come saprete, di nobilitare la candidatura di Cuperlo. Chi, allora? Rinuncio, anzi no, riproverò domani. Eh si, giusto riprovare, la notte porta consiglio e soprattutto ogni giorno salta qualche nuovo dirigente democratico (evergreen) sul carro di Renzi.

Per un congresso alla Franceschini (edizione 2009)

Franceschini 2013 

Oggi parla di fine del bipolarismo, della  necessità di separare il Candidato Premier dal Segretario,  di limitare agli iscritti l’elezione del segretario nazionale e che il nostro dibattito congressuale sia semi-libero non potendo rompere troppo le scatole alle larghe intese e al Governo Letta.

Franceschini 2009

“Fin dalla nascita del partito democratico ha scelto di affidare agli iscritti le scelte del partito e l’elezione degli organi territoriali, ma che a loro si affiancassero gli elettori da chiamare nei momenti delle grandi scelte, come certamente una grande scelta è l’elezione del segretario nazionale. Non offriamo barriere, gli elettori del PD non sono estranei sono parte di noi sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni civili quelli che ci sostengono nelle campagne elettorali.  Ecco perché difendo questo equilibrio e perchè penso che le primarie del 25 ottobre saranno un altro momento importante per noi e per tutta la democrazia italiana. Io voglio un partito solido, ma solido nel 2009 non significa rispolverare i modelli di cinquant’anni fa,  si può fare un partito solido e moderno”.

Video integrale – Un partito aperto, un partito solido – D. FRANCESCHINI 2009

Non so voi, ma io preferisco decisamente il Franceschini edizione 2009 e voglio anch’io un partito moderno, aperto e pure organizzatissimo.  Lui ha cambiato idea, diciamo. Noi no,  e per farci sentire possiamo firmare QUI.

#NessunoTocchiLoStatuto del PD

Le amministrative ci consegnano un astensionismo mai visto e un PD alternativo alle larghe intese vincente. Il PD dei territori è in salute, quello nazionale in terapia intensiva dopo il rigore a porta vuota sbagliato alle politiche di febbraio. Il PD nazionale va rianimato nella proposta, aperto alla partecipazione, rinnovato nella classe dirigente, giammai chiuso e dato in pasto alle correnti e al governissimo. Primarie aperte, apertissime e congresso subito, anzi a norma di Statuto. Nessuno Tocchi Lo Statuto del PD è la campagna che dovremmo lanciare nei prossimi giorni. Non per deleggittimare il lavoro della commissione appena nominata da Epifani, ma per evitare che dopo i rigori sbagliati arrivini pure gli autogol, per dire.

NessunoTocchiLoStatuto

La scia sbagliata di Matteo

Fioroni-Renzi-Ballantini-2Lui vuole rottamare le persone ma lasciare il PD così com’è, più o meno. Noi vogliamo rinnovare e cambiare il PD, partendo dal basso verso l’alto, ascoltando la base, gli elettori democratici e la sofferenza del Paese. Lui vuole il governissimo con il PDL e con i traditori di Prodi, che magari tra qualche ora diventeranno pure Ministri di questo o quel dicastero. Noi No, vogliamo insistere su un Governo del Cambiamento con chi ci stà e che parta dagli 8 punti di Bersani e non dagli 8 punti di Berlusconi o dalle proposte fumose dei 10 saggi di Napolitano. Allora, perchè mettersi in scia?