Primarie o Balena Bianca?

ok-sezione-andreotti-garbatellaLe primarie non sono il problema, anzi restano l’unica vera innovazione della politica italiana degli ultimi vent’anni. Certo che andrebbero regolate meglio, oppure come sosteneva Bersani messe in sicurezza. Ma intendiamoci, l’unica strada sensata è disciplinarle per legge. Ma forse neppure basterebbe. Perché fin quando le primarie resteranno uno strumento per regolare scontri di potere interni, nessuna legge potrà consegnarle alla sua funzione democratica e autentica di coinvolgimento degli elettori nelle scelte importanti dei partiti italiani.

Più che sulle primarie, comunque, se posso permettermi un consiglio flash al Presidente del Consiglio, cercherei di lavorare su tutto quello che fa assomigliare il PD più alla Democrazia Cristiana che a un partito moderno ed europeo.

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Pierluigi Vattelapesca

bersanicarta1jpgUna situazione in cui ho assistito anche a un botta e risposta surreale tra due delegati in sala. Alla domanda:  dov’è Bersani? Un altro delegato risponde sornione: Bho, vattelapesca!

Ieri la sua assenza alla convezione nazionale rischiava di non far rumore. Di passare in silenzio, o di limitarsi a qualche battuta tra delegati,  come se l’assente fosse un Pierluigi  qualunque.

Civati ha però rotto questo silenzio, penoso, assordante, quello che solitamente accompagna l’uscita di scena del sacrificato, del martire, del capro espiatorio. Bersani ha pagato per tutti, ingiustamente. C’è qualcuno nel PD che vorrebbe confinarlo ad un oblio politico e delle coscienze, aspettando che la storia scarichi su di lui tutte le responsabilità della non vittoria alle elezioni,  del tradimento dei 101, del parricidio di Prodi e di un Governo con Berlusconi.

Le cose non devono andar così, il congresso del PD serva anche a questo, a ripristinare la verità storica, a disvelare gli inganni, i tradimenti e le responsabilità di chi ha manovrato nelle segrete stanze per costruire questo quadro politico disastroso. Altrimenti questa pagina buia del PD ci accompagnerà per sempre, e loro, i responsabili , continueranno a lucrare sulla pelle degli elettori e dettare la linea politica a tutti.

Congresso PD, non sarà una sfida tra filogovernativi.

Tutti i sondaggi lo confermano da mesi.  La sfida sarà tra Renzi e Civati. Sarà un confronto tra modelli di rinnovamento alternativi. Tra radicale discontinuità e continuismo a targhe alterne con il Governo Letta-Alfano. Tra una sinistra moderna e la versione 2.0 del Lingotto. Tra una leadership collettiva e una carismatica. Un confronto tra proposte decisamente diverse, che faranno il bene del PD e di tutti quei giornali che, come ha fatto il Corriere della Sera oggi,  scopriranno quanto sia meno scontato e noioso del previsto (o preordinato) il congresso del partito democratico.

La partita del secolo, per dirla con una metafora calcistica, non si giocherà  tra i due filogovernativi Renzi e Cuperlo. La partita vera sarà tra Matteo e Pippo, in un campo per nulla neutro al governissimo. Un congresso dove non ci saranno scontri generazionali, ma si parlerà del merito delle proposte e di sicuro la durata e il programma del Governo saranno due temi di confronto fino al 8 Dicembre.

Evviva.

Il Gioco del Cerino

Lo statuto non andava cambiato così: senza una discussione ampia nel partito e fuori tempo massimo.  Il patatrac sarebbe stato inevitabile, e infatti c’è stato.  E adesso parte il gioco del cerino, come sempre. Maggioranze pasticcione e decadenti provano ad attribuire ad altri le proprie responsabilità. Se ieri in assemblea nazionale abbiamo regalato agli italiani un pessimo spettacolo, la colpa è stata di chi ha giocato con le regole per quattro mesi. Di chi ha cercato di modificare lo statuto del PD a suo uso e consumo. Di chi doveva traghettarci verso il congresso e non l’ha fatto. Di chi pensa che il congresso del PD sia un problema per le larghe intese. Di chi pensa che se il PD torna a far politica rischia di far arrabbiare statisti del PDL come Brunetta e Quagliariello. La colpa è tutta di questi signori qui, non di altri.

Rinnovamenti possibili

Con buona pace di qualche giornalista e sondaggio prezzolato non sarà una sfida Renzi vs Cuperlo. Un confronto che correva il rischio di trasformarsi nel noiosissimo refrain nuovo-vecchio, ex-Dc contro ex-Ds, oppure su chi avesse imbarcato meno apparato dell’altro.

Sarà invece una sfida tra modelli di rinnovamento alternativi. Civati vs Renzi. Una sfida non tra carte d’identità, ma tra visioni della società, della politica, della sinistra, del partito, del governo alternative.

La partita resta apertissima, adesso anche per i sondaggi.

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Epifani, il congresso che verrà e le mozioni del 2009

PD, assemblea nazionaleAvrei preferito da Epifani parole più chiare sul nostro ruolo nel Governo, ma anche su date e modalità del congresso.  Avrei preferito una scelta in più netta discontinuità con un gruppo dirigente che ci ha portato errore dopo errore e con l’aiuto di 101 traditori ad un Governo politico con Berlusconi. Se Epifani pensa di rifondare un partito, di cui lui non è stato fondatore, prima del congresso, cambiando le regole del gioco quando le squadre sono già in campo, troverà un muro umano e democratico a impedirglielo.

Il congresso deve essere aperto agli iscritti, agli elettori e a tutti quelli che hanno a cuore il PD.  Ieri, purtroppo, in assemblea ho ascoltato anche alcuni  interventi che parlavano della necessità di restringere la partecipazione al congresso  ai soli iscritti. Una posizione fuori dalla realtà e dalle previsioni del nostro statuto. Si chiede di abolire uno strumento di partecipazione democratica su cui abbiamo fondato il partito democratico, tanto per chiarirci. Non solo. Dovrebbe farlo nelle prossime settimane, sotto la guida di Epifani, un’assemblea nazionale rappresentativa di mozioni congressuali 2009 in cui nessuna sosteneva questa tesi, dell’abolizione. Un assurdo che supererebbe ampiamente il limite del buon senso e della legittimità democratica. Fermatevi, anzi toglietevelo proprio dalla testa (subito).

Le Mozioni Congressuali 2009 sulle Primarie:

Testo Integrale Mozioni, QUI.

Mozione Bersani (Chiede di metterle in sicurezza, le primarie):

“Ciò che abbiamo realizzato nei primi venti mesi è al di sotto del progetto che intendevamo perseguire. E’ successo soprattutto perché, dopo aver invocato la partecipazione popolare alle Primarie ed aver ottenuto la risposta formidabile di quasi quattro milioni di cittadini, non si è riusciti a costruire una organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli” (Il problema non sono le primarie, mi pare).

“All’indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale. Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un’insensata contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono più presenza organizzata nei territori e nella società. Abbiamo un elettorato esigente e intelligente, una forza civile  disposta a sostenerci nel voto e non solo. Il Pd deve rappresentarla compiutamente in ogni momento e in ogni sede.”

“Le primarie per l’elezione del segretario nazionale richiedono nuove regole ispirate a due criteri: non devono trasformarsi in un plebiscito e non possono essere distorte da altre forze politiche.  Le primarie vanno rese più efficaci, rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. L’albo degli elettori deve essere effettivamente pubblico e certificato.”

Mozione Franceschini (Oltre il PD, le primarie sono importanti anche per la democrazia italiana)

“Non alziamo barriere. Gli elettori del Pd non sono estranei, sono parte di noi. Sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni  civili, che ci sostengono nelle campagne elettorali, che riempiono le piazze e i comitati. Ecco perché difendo questo equilibrio e perché penso che le primarie del 25 ottobre saranno un’altra  momento importante per noi e per la democrazia italiana.”

Mozione Marino (Primarie, primarie, e ancora primarie):

“Un partito che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori. Un partito che guardi avanti e fuori, verso la società e verso il futuro. Un partito primario e dopario, capace di aprire alla società la scelta delle persone e delle idee che promuove. Un partito che si dia delle regole comprensibili e semplici, che siano rispettate.”

“Un partito che sappia coniugare strumenti moderni e antiche modalità di relazione, che sappia rinnovare un messaggio di coinvolgimento, di partecipazione, di apertura alla società”.

Coalizioni innovative e primarie aperte per Scelta Canditati Sindaco

primarie-pdL’esito delle recenti elezioni politiche non è stato soddisfacente per il PD e per la coalizione Italia Bene Comune, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Non tragga in inganno il fatto che, nella nostra regione, il Partito Democratico abbia conseguito la maggioranza alla Camera e al Senato, oltre ad aver contribuito all’elezione di Nicola Zingaretti alla Presidenza della Regione Lazio. In particolare in provincia di Latina, nonostante l’elezione di due rappresentanti in Parlamento e di un rappresentante alla Regione Lazio, il PD si presenta lacerato dai personalismi, privo di un profilo politico riconoscibile e incapace di interpretare le istanze che provengono da settori sempre più ampi della cittadinanza. Intanto incombono le prossime elezioni amministrative e in un clima misto di immobilismo e istinto di autoconservazione la direzione provinciale rischia, ancora una volta, di agire a garanzia di interessi di parte allorquando appare sorda alle esigenze apertamente manifestate sui territori da parte di iscritti ed elettori nonché alle deliberazioni di organismi dirigenti superiori. Se un insegnamento si può trarre dal risultato del voto del  24 e 25 febbraio scorso è che il PD non può più permettersi di essere chiuso alla partecipazione degli iscritti e degli elettori, soprattutto per quanto attiene alla scelta della classe dirigente e dei concorrenti a cariche pubbliche. In questo senso va letta l’approvazione di un ODG da parte della Direzione Regionale con il quale si chiede alle federazioni provinciali che le candidature alle prossime elezioni amministrative siano innovative, competitive e soprattutto selezionate con le primarie. Ci associamo alla quanto stabilito dalla Direzione Regionale del PD Lazio e pertanto chiediamo alla federazione provinciale del PD Latina di adoperarsi affinché sia fissato entro e non oltre il 7 aprile prossimo lo svolgimento delle primarie in tutti i comuni interessati dal voto per la scelta del loro futuro primo cittadino.

PD Latina, un partito lievemente lunare

turismo_lunareLe primarie del centrosinistra sono state un successo di partecipazione e democrazia da Nord a Sud, nelle grandi città, nei piccoli comuni, nel Lazio, insomma ovunque.  La Provincia di Latina si conferma di nuovo un’eccezione, ovviamente in negativo. Il dato a livello provinciale è a dir poco negativo, dalle primarie 2009 si sono persi quasi 10.000 elettori (-35%), passando da 27.745 elettori del 2009 a poco più di 18.000 di domenica scorsa.

Un crollo verticale che segna ancora una volta  l’arretratezza politica di un partito provinciale in crisi drammatica, che ha perso tutte le elezioni amministrative dell’ultimo biennio (…Aprilia, Cisterna, Terracina, Gaeta, Fondi,  Minturno, Latina, ect..) e non riesce ancora a risollevare la testa e anzi, sulla scorta di analisi lievemente lunari, non perde occasione per rovesciare la realtà e parlare addirittura di strepitoso successo di partecipazione alle primarie nella nostra provincia.

D’altronde i risultati del PD pontino del segretario Forte, purtroppo, non devono sorprendere troppo, in quasi tre anni gestione del partito,  ancora non siamo riusciti a definire uno straccio di strategia delle alleanze ne tantomeno un profilo politico comprensibile (più che riconoscibile) su temi fondamentali come gestione dell’acqua, dei rifiuti, delle infrastrutture, solo per fare qualche esempio. Un partito provinciale piegato su se stesso e incapace di mettersi in scia di un partito nazionale guidato da Bersani che diversamente ha saputo rinnovarsi e aprirsi con coraggio alla partecipazione democratica. Un PD quello di Bersani che  dimostra di avere le carte in regola per organizzare un campo di forze progressiste e civiche credibili e all’altezza di una sfida di Governo tra le più difficili della storia repubblicana.  Qui, in Provincia di Latina, non ci siamo, restiamo minoritari con vocazione alla marginalizzazione politica, bisogna cambiare tutto e in fretta.

Le Primarie in Provincia di Latina

In Provincia di Latina Bersani batte Renzi, ma come spesso accade qui, in terra pontina, il Partito Democratico e il Centrosinistra sono in evidente controtendenza, purtroppo.