Primarie o Balena Bianca?

ok-sezione-andreotti-garbatellaLe primarie non sono il problema, anzi restano l’unica vera innovazione della politica italiana degli ultimi vent’anni. Certo che andrebbero regolate meglio, oppure come sosteneva Bersani messe in sicurezza. Ma intendiamoci, l’unica strada sensata è disciplinarle per legge. Ma forse neppure basterebbe. Perché fin quando le primarie resteranno uno strumento per regolare scontri di potere interni, nessuna legge potrà consegnarle alla sua funzione democratica e autentica di coinvolgimento degli elettori nelle scelte importanti dei partiti italiani.

Più che sulle primarie, comunque, se posso permettermi un consiglio flash al Presidente del Consiglio, cercherei di lavorare su tutto quello che fa assomigliare il PD più alla Democrazia Cristiana che a un partito moderno ed europeo.

Chi esulta vuole male al PD.

civati -3Una scelta sofferta, soppesata mille volte, ma alla fine coraggiosa. Oggi con Pippo è andato via non un pezzo di storia ma una visione di sinistra, di futuro. Da oggi il PD è una comunità più povera, chi esulta vuole male al PD. Non vuole battere la destra, ma più semplicemente e sempre più prenderne il suo posto. La strada è in salita, si scollinerà se in campo ci sarà un progetto nuovo, una sinistra che guarda al futuro, che si scrolla definitivamente di dosso ricette sbagliate e tutti i protagonisti dei fallimenti del passato.

Se D’Alema

Assemblea PDSono andato per ascoltare, per affetto e stima nei confronti di Bersani e di tanti compagni che erano riuniti oggi a Roma. Ho ascoltato un Bersani cauto, rassicurante come sempre, che ha provato a indicare una strada possibile per le minoranze del PD.
Sui maxischermi dell’Acquario di Roma campeggiava lo slogan: “L’Italia può farcela”. Certo, mi sono detto, ci mancherebbe altro. Una frase positiva ma scontata, che nasconde il vero interrogativo di fondo dell’iniziativa e in generale di tutte le minoranze e sinistre del PD. Che è “la Sinistra nel PD può farcela?”. E Come, con quali forze, con quale progetto, con quali obiettivi e tempi. Bersani è saldamente convinto che non bisogna uscire dal PD. Personalmente su questo argomento, come sapete, ho molte meno sicurezze di lui.
In un passaggio Bersani ha ricordato che il compito delle minoranze dem è quello di organizzare e rappresentare un punto di vista alternativo. Sono d’accordo, ma la difficoltà è comprendere se sia possibile farlo in questo PD, che dà la sensazione di infilare due dita negli occhi a chiunque provi a rappresentare un punto di vista diverso. L’unico a far notare questa cosa, con un intervento infuocato è stato Massimo D’Alema, che ha parlato del PD attuale come partito personale gestito con arroganza. Ecco, come dire, se il più netto e chiaro di tutti nello sfidare Renzi e la sua leadership diventa D’Alema, vieni assillato dal dubbio che forse un’alternativa vera e capace di incidere in questo PD non nascerà mai.

Confronti impietosi, Bersani rivoluzionario.

Il provvedimento sulle liberalizzazioni del Governo è poca, pochissima cosa (leggi qui). Il grado di apertura dei mercati, la crescita della concorrenza e la tutela dei consumatori praticamente resterà invariata, se gli effetti del provvedimento fossero misurabili in termini percentuali parleremo di un miglioramento della libertà economica dei nostri mercati dello 0,1%, forse. Le lenzuolate di Bersani (leggi qui) a confronto sono state rivoluzioni copernicane, per capirci.

Bersani Prodi

Con o senza Brunetta

Non è che se Brunetta e Forza Italia sono afflitti da una cronica forma di schizofrenia politica, causata sempre dalla stessa ragione: gli affaracci di Berlusconi, dovremmo esser noi che criticavano le riforme istituzionali a sentirci in imbarazzo. Non ci piacevano prima non ci piacciono ora. Di cosa fanno i Brunetta di turno non ci interessa, anche perché dovrebbe interessare molto di più a chi pensava che con lui, B e Forza Italia si potessero fare meraviglie e soprattutto riforme nell’interesse del Paese.

Renato Brunetta 1

NO ALLO SCARICABARILI!

SCARICABARILINon ci provate nemmeno con lo scaricabarili. Il fallimento è di sistema, è delle politiche a tutti i livelli. Ha fallito la politica, quella che ha governato negli ultimi 30-35 anni. A spanne direi che si possono accollare, vari gradi di responsabilità, per la devastazione del nostro territorio, almeno a due generazioni di politici. Badate bene, il fallimento non è circoscritto alle politiche ambientali. E’ fallito un modello di sviluppo che considerava e considera il lavoro un bene perfettamente fungibile e la terra un fattore della produzione consumabile, un bene da depredare come se non ci fosse un domani. Ne consegue che con questo modello di sviluppo hanno fallito generazioni di politici, tutta la classe politica che l’ha sostenuto e continua (porca miseria) – a sostenerlo oggi – nonostante l’impoverimento dei cittadini, le disuguaglianze crescenti e i disastri prodotti per il territorio.

Per un Partito Democratico e Partecipato

Manifestazione_PDContributo alla Discussione Nazionale del PD

 

Il documento è stato prodotto da dirigenti, iscritti ed elettori del PD con la speranza di poter dare un contributo utile alla discussione sul tema della Forma Partito.

Il documento intitolato “Per un Partito democratico e partecipato” ha l’obiettivo di cercare alternative all’organizzazione politica del PD. Un partito che, pur all’apice dei risultati elettorali, vede ridurre drasticamente la partecipazione alla vita del partito.

Alla base della proposta: dare un ruolo partecipato agli iscritti, ripensare la funzione delle primarie, una più chiara trasparenza a ogni livello dei bilanci, una riorganizzazione più adeguata ai nostri tempi, soprattutto nelle aree metropolitane. La creazione di una scuola di amministrazione per gli eletti e i loro collaboratori; la costituzione di un gruppo di lavoro per scrivere il regolamento dei referendum interni, mai attuato anche se previsto dallo Statuto.

“Per un Partito Democratico e Partecipato”

 Un partito che vuole realizzare il sogno di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi degli Stati Uniti d’Europa, deve lavorare per superare l’attuale modello intergovernativo che si distingue per gli egoismi nazionali. Il modo migliore è dare senso alla sua adesione al PES, contribuendo alla trasformazione dello stesso, da sommatoria di partiti nazionali in un vero e proprio partito europeo trasnazionale, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di una vera politica europea che punti sul lavoro e sui diritti, capace di stimolare la nascita di un welfare europeo impegnato a redistribuire la ricchezza in modo più equo.

Il Partito democratico, come gli altri corpi intermedi, sta attraversando una lenta metamorfosi che lo sta allontanando sempre più dalla propria base.

Le cause sono molteplici e vanno ricercate su vari fronti: la trasformazione della società sempre più connessa alla rete e sempre più frammentata; le primarie che hanno permesso – in particolare negli anni in cui è mancato un confronto attraverso i congressi – di votare per l’elezione degli organi del partito, segretario e assemblea a ogni livello, senza essere iscritti; la concorrenza dei talk show, dove grazie all’interazione dei social forum e ai temi trattati si può partecipare alla discussione.

Tutto ciò si mescola nel vento dell’antipolitica generato dalla cattiva politica e scoraggia l’iscrizione al partito. Infine, bisogna aggiungere il modello alternativo del Movimento 5 Stelle che ha fatto del web un strumento organizzativo utile, immediato ed economico.

Il Pd nacque con l’intento di aprire spazi di partecipazione dei cittadini alla vita politica cercando di integrare il modello tradizionale con uno più aperto. Ma il risultato, in buona parte, è consistito nella ricerca di posizioni verticistiche a tutti i livelli, ciò ha trasformato il Pd in un partito degli eletti e dei comitati elettorali riducendo la partecipazione dei cittadini alle sole primarie, nonostante lo Statuto preveda momenti di partecipazione più ampi come i referendum interni.

Il rinnovamento deve necessariamente passare attraverso l’apertura alla partecipazione dei cittadini utilizzando il metodo della condivisione attiva delle conoscenze, prevedendo la possibilità a vari livelli di partecipazione che implicano, di conseguenza, diversi oneri e responsabilità per chi è iscritto e chi non lo è.

E’ necessaria anche una più chiara trasparenza dei bilanci, insieme ad una equa ridistribuzione delle risorse economiche, soprattutto sui territori, per razionalizzare le sedi, contenere i costi e rafforzare il partito dando nuova centralità ai circoli.

Un partito forte non teme ma valorizza il dissenso, può crescere esaltando le diversità di opinioni, non deve temere chi resta, ma chi lo abbandona perché non si sente ascoltato. Un partito sano ha un rapporto trasparente e sereno con il potere, non occupa le cariche pubbliche a scapito di merito e competenze, ma rivendica la sua autonomia dallo Stato ed esercita la sua responsabilità per un futuro migliore.

La democrazia rappresentativa va incalzata con le nuove possibilità offerte dalla democrazia partecipativa e deliberativa, perché la democrazia non si esaurisce nella forma: non si applica, ma la si fa vivere. Si possono sperimentare da subito, anche attraverso la rete, occasioni di partecipazione e di deliberazione collettiva: non solo attraverso referendum (democrazia deliberativa) ma assemblee di discussione informate (condivisione cognitiva).

La partecipazione a sua volta implica un recupero di valori etici e di responsabilità collettiva, una diversa visione dell’eletto al servizio dei cittadini. La vecchia idea dell’uomo solo al comando non è più adeguata alla nostra complessità sociale. Ma la partecipazione non è semplice disponibilità all’ascolto. È necessario stabilire un autentico dialogo attivo con i cittadini per costruire insieme una democrazia orizzontale in cui paternalismo, verticismo, autoreferenzialità, trasformismo, opportunismo – vizi tipicamente italiani – dovrebbero essere visti come elementi appartenenti a un passato che non vogliamo ripetere.

A tale scopo dovremo riuscire a individuare e abbattere quelle barriere che oggi impediscono il dialogo, a cominciare dal linguaggio. Perché se nella fase dell’analisi è scontato che i concetti siano espressi con il linguaggio che le discipline sociologiche, giuridiche, politologiche richiedono, poi nello svolgimento del dibattito e nella comunicazione allargata bisogna fare uno sforzo per andare oltre superando il “democratichese” e le formule involute del “politichese” che ci allontanano dai cittadini.

Mettere al centro il concetto di partecipazione significa, per esempio, non limitarsi a individuare candidati segretari e candidato premier, ma adottare gli stessi criteri per l’elezione dei gruppi dirigenti a ogni livello e per partecipare ai processi decisionali.

Pensiamo che si possa realizzare davvero un partito aperto al confronto con i cittadini che usi strumenti di democrazia partecipativa e orizzontale in un progetto coerente che auspichiamo possa essere approvato in tempi rapidi.

Un partito meno burocratico, più coerente tra il “dire” e il “realizzare”, più trasparente nella gestione delle risorse, con una organizzazione più razionale ed efficiente. Da qui l’esigenza di modificare i regolamenti per:

  • Cambiare il sistema di elezione delle assemblee elettive, con sistemi di ponderazione per valorizzare il peso degli iscritti;
  • Creare una Scuola dell’amministrazione, aperta agli eletti e ai loro collaboratori;
  • Costituire un gruppo di lavoro per scrivere il regolamento dei referendum interni;
  • Dare vita ad una fondazione unica sul modello del SPD;
  • Istituire albo interno dei collaboratori degli eletti e riorganizzare le Federazioni tenendo conto dei costi e delle nuove esigenze che le Aree Metropolitane impongono;
  • Spostare una parte del potere decisionale ai circoli e agli elettori aggiornando gli strumenti per la consultazione della base;
  • Formare una rete di Forum tematici concepiti come organismi di partecipazione, aperti a iscritti e non iscritti.

Quindi razionalizzare risorse e strutture, rivalutare il grande capitale umano sono i punti centrali della riforma che può essere avviata dopo un processo di spending review interno, con l’intento di migliorare il rapporti tra eletti, partito e cittadini.

Il cuore della riforma deve riuscire a trasformare i circoli, da luoghi chiusi a spazi della partecipazione alla vita pubblica, razionalizzando le sedi e responsabilizzando il territorio a coinvolgere la società nella vita del partito. Aprendo gli spazi alle associazioni, ai comitati locali, al mondo del lavoro e sindacale, alle imprese e al sistema cooperativo, e coinvolgerli nei processi decisionali e nel delicato lavoro di ricostruzione del tessuto sociale, lacerato dalla crisi.

In questi anni la politica ha dimostrato che le competenze sono importanti per governare e per controllare l’operato di chi governa, in particolare negli enti locali e nelle regioni, dove sprechi e scandali incidono maggiormente. Così diventa importante la Scuola dell’Amministrazione, aperta agli eletti ed ai loro collaboratori, orientata alla promozione della partecipazione, alla tutela del bene comune e della legalità, con la possibilità di usare l’e-learning e di verificare la preparazione dei partecipanti, prima di assumere qualunque incarico.

Infine, l’albo interno dei collaboratori degli eletti nelle Istituzioni dei vari livelli (parlamentari, consiglieri, assessori), nel quale siano indicate in trasparenza professionalità, competenze ed esperienze utili a migliorare il lavoro degli eletti e il rapporto di quest’ultimi con il partito e con i cittadini.

Particolare attenzione va rivolta alle Aree Metropolitane che imporranno una necessaria ristrutturazione del modello organizzativo del partito, decentrando e allo stesso tempo omogeneizzando i territori per rafforzarne il potere, con l’obiettivo di contribuire a governare meglio l’Area metropolitana e pensare allo sviluppo del territorio.

Il modello di riferimento è quello delle sub-federazioni che, partendo dalla divisione del territorio in 4 quadranti e da un’area centrale, tenga in giusta considerazione le caratteristiche socio-economiche dei territori coinvolti e risulta più funzionale, anche grazie alla connessione con i Forum tematici.

Attivi su tutta l’Area e concepiti come organismi di partecipazione, aperti a iscritti e non iscritti, i forum tematici non possono restare palestre di discussione separate dai momenti decisionali e, a volte, avulse dal contesto politico più generale. Occorre introdurre l’obbligo per gli organismi dirigenti di prendere in considerazione le proposte dei forum.

In questo modo le federazioni periferiche potranno diventare centrali nell’azione politica del partito e allo stesso tempo potranno tornare a essere fucine di buona politica.

Primi firmatari

  1. Fabio Luciani – Assemblea Nazionale PD
  2. Raffaele Viglianti – Assemblea Nazionale PD
  3. Susanna Crostella – Direzione Romana PD
  4. Gloria Monaco – Assemblea romana PD
  5. Valentina Martino Ghiglia – Assemblea Romana PD
  6. Patrizia Patrignani – Direzione Regionale PD Lazio
  7. Aldo D’Avach – Direzione romana PD
  8. Marco Gentili – co-presidente Ass. Luca Coscioni, consigliere comunale PD Tarquinia
  9. Daniela Spinaci – Assemblea Nazionale PD
  10. Nicoletta Guelfi – Assemblea Nazionale PD
  11. Raffaele Micangeli – Segretario GD Rieti
  12. Giulia Bernardini Salvagni – Iscritta Circolo PD Monteverde Donna Olimpia
  13. Roberto Ceccarelli – Iscritto Circolo PD Mazzini, Roma
  14. Serenella Ranucci – Direzione Regionale PD Lazio
  15. Claudio Lombardi – Iscritto Circolo PD Capannelle, Roma
  16. Bernardino De Marco – Consigliere Comunale e Provinciale PD Rieti
  17. Enzo Genovese – Direttivo Circolo PD Ardeatina-Montagnola
  18. Ugo Baistrocchi – Attivista Partecipadem
  19. Carla Zironi – Segreteria Circolo PD Ladispoli
  20. Maria Elisa Pacifici – Direttivo Circolo Breda-Giardinetti
  21. Elisabetta Destasio – Direttivo PD Fiumicino (Rm)
  22. Guido Bianchi – Direttivo PD (dimissionario) Frosinone (Lt)
  23. Ileana Parasassi – Assemblea Romana PD
  24. Giovanna Frunzio – Circolo PD Formia (Lt)
  25. Francesca Valeriano – Circolo PD Formia (Lt)
  26. Salvatore Venuleo – Coordinatore Circolo on-line PD “Attilio Tonelli”
  27. Gabriella Della Fera – Attivista Partecipadem
  28. Emanuele Rallo – Consigliere Comunale e Direttivo circolo PD di Oriolo Romano
  29. Brunello Tirozzi – Attivista Partecipadem
  30. Cinzia Lancia – Assemblea Regionale PD Lazio, circolo Woody Allen Roma
  31. Roberta Pierro – Circolo PD di Gaeta (Lt)
  32. Catia Cialé – Attivista Partecipadem
  33. Saverio La Sala – Attivista Partecipadem
  34. Loredana Salerno – Circolo PD di Gaeta (Lt)
  35. Samantha Corvaro – Assemblea Regionale PD Lazio
  36. Bianca Maria Frabotta – Attivista Partecipadem
  37. Alessandra Borsini – ex iscritta PD Alessandrino, Roma
  38. Salvatore Porrello – ex-iscritto, ex Segretario del Circolo Casalotti, Roma
  39. Gabriele Verrecchia – Direttivo del Circolo PD Campagnano di Roma
  40. Erica Antonelli – Consigliere Comunale PD Fiumicino
  41. Piero Silva – Iscritto PD Caprarola (Vt)
  42. Lorenzo Camilli – Direzione provinciale PD Rieti
  43. Patrizia Pocheschi – Iscritta Circolo PD Cisterna di Latina
  44. Antonio Affuso – Attivista Partecipadem
  45. Laura D’Onofrio – Direttivo Circolo PD Cassino
  46. Mario D’Alessandro – Coordinatore segreteria provinciale di Frosinone
  47. Ivana Baldassarre – Direttivo Circolo PD Cassino
  48. Ernesto Fisucci – Assemblea Provinciale PD Frosinone
  49. Angelo Cioeta – Segretario Circolo PD Giulianello (Lt)
  50. Emanuela Pizzale – Direttivo Circolo PD di Paliano (Fr)
  51. Fernando Cancedda – Coordinamento Pd Centro storico, Roma
  52. Elisabetta Necci – Direzione provinciale PD Frosinone
  53. Pierluigi Sorti – Iscritto Circolo PD Mazzini, Roma
  54. Riccardo Greco – Direzione Provinciale PD Frosinone (dimissionario)
  55. Matteo Russo – Iscritto Circolo Oriolo Romano (Vt)
  56. Leonardo Jero – Iscritto Circolo Grottaperfetta, Roma
  57. Anna Maria Tedeschi – Direzione Provinciale PD Frosinone
  58. Fabio Iovine – Assemblea del PD Roma e del PD Lazio
  59. Mario Tosto – Iscritto Circolo PD Casal Palocco
  60. Antonia Spiezia – Assemblea Nazionale PD
  61. Carla Diddi – Iscritta PD Trastevere, Roma
  62. Serena Ubertini – Direttivo Circolo Alesi di Fiumicino (Rm)
  63. Roberta Strappini – Iscritta Circolo PD Casal dei Pazzi, Roma
  64. Guglielmo Galli – Iscritto Circolo PD Esquilino, Roma
  65. Antonella Baiocco – Segretaria del Circolo PD Contigliano (RI)
  66. Gaetano Capone – Assemblea Romana PD
  67. Enzo Bruno – Segretaria del Circolo PD Grottaperfetta, Roma
  68. Marino Beniamino – Segreteria Circolo Gad,  Ferrara
  69. Laura Fiasconaro – ex iscritta Circolo PD Lanciani, Roma
  70. Vito di Venosa – Responsabile Politiche Giovanili PD Trani
  71. Francesco Principe – Iscritto Circolo PD di Melegnano (MI)
  72. Luisella Tonia Albano – Assemblea Provinciale PD Lecce
  73. Daniele Lorusso – Segretario Circolo PD di Oratino (CB) e Direzione Regionale Molise
  74. Luigi Salerno – Assemblea Nazionale PD e Consigliere Comunale Corsico (MI)
  75. Francesco Mario Simoncini – Assemblea Nazionale PD
  76. Benedetta Lorenzi – Segretaria Circolo PD Roverbella e Assemblea Nazionale PD
  77. Ilaria Simonelli – Iscritta Circolo PD Ome (BS) e Assemblea Nazionale PD
  78. Carlo Colombi – Segretario Circolo PD di Ponteranica e Assemblea Nazionale PD
  79. Francesco Beretta – Direttivo Circolo 1 PD Monza e Assemblea Nazionale PD
  80. Antonella Di Gaetano – Direttivo Circolo PD Castelfranco Veneto (TV)
  81. Giulia Zangrando – Consigliere Comunale PD San Biagio di Callalta (TV)
  82. Gianni Busolini – Iscritto Circolo PD Farra di Soligo (TV)
Se vuoi aggiungerti ai sottoscrittori del documento puoi farlo commentando il post o scrivendomi una e-mail a: luciani.pd@gmail.com

TFR, due banalità.

tfrIl salario differito (alias TFR, alias liquidazione) è stato introdotto durante il periodo fascista. L’idea di metterlo in busta paga non è nuova, ma circola dagli anni ’90. Due considerazioni, semplici, banali. La prima, come già fatto notare da più parti, bisogna risolvere il problema della liquidità per le piccole imprese, il TFR per loro è una fonte di autofinanziamento, impropria, ma importante. La seconda, che il TFR sono soldi dei lavoratori e se si decidesse di intervenire davvero, bisogna far scegliere al lavoratore, se vuole oppure no in busta paga il 50% del suo salario differito.

Il Ritorno di Tina

TINAQuando mi spiegano che non c’è più tempo, che sulle riforme dobbiamo accelerare, che bisogna farle di corsa e non frega niente a nessuno di “quali” e “come”, altrimenti casca tutto. Un brivido mi corre sempre lungo la schiena. Perché ho capito una cosa semplicissima, in questi anni di larghe intese, che quando prende quota TINA (There is no alternative) e il suo linguaggio terminale, da ultima spiaggia, dietro l’angolo c’è sempre una scempiaggine, tipo: una riforma Fornero.