Saloon PD Lazio, spettacolo surreale da non ripetere mai più.

Abbiamo dato uno spettacolo indecente. Nel Lazio governiamo Roma, la Regione e tantissime Città. I nostri cittadini e i nostri amministratori meritano un Partito Democratico del Lazio diverso. Perchè avremmo qualche difficoltà, ma non siamo certo quello scempio andato in scena oggi durante all’assemblea regionale. Basta prove muscolari e scontri tra correnti di seggiola. Riapriamo un confronto democratico sui contenuti, sulle proposte per i nostri territori, sulla politica. E si riconvochi subito dopo l’assemblea regionale. Penso che sia opportuna anche la ripetizione del voto per il presidente dell’assemblea regionale. Non possiamo far finta che non sia successo nulla e permetterci una partenza così, con l’elezione di un presidente avvenuta in un clima surreale da saloon.

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Presidiamo la Democrazia nel Lazio

Dopo Batman Fiorito….Super Attak Polverini

La Polverini vuole mantenere in ostaggio la Regione Lazio fino ad Aprile. Doveva esser lei a mandare “tutti a casa”, ma poi è lei stessa a spalmare una quantità industriale di super attak  sulla poltrona.

Una coerenza impareggiabile, direi.

E’ evidente come per la Polverini gli interessi dei cittadini vengano dopo i suoi poco chiari interessi di bottega.

Il PD non assisterà silente al massacro di un’istituzione, ma organizzerà una grande mobilitazione democratica e di popolo. Faremo piazza pulita!!

Auto-intervista sulle mancate dimissioni della Polverini.

Domanda 1.

Perché la Polverini ancora non ha formalizzato le proprie dimissioni?

Risposta 1.

Presumo che stia tentando di far cadere il termine dei 90 giorni per indire nuove elezioni dalle sue dimissioni (previsti dallo statuto regionale) tra natale e capodanno, rendendo fortemente opportuno l’Election Day e favorendo de facto  il rinvio del voto di qualche mese.

 

Domanda 2.

D’accordo, ma perché vuole posticipare il voto? Per far risparmiare dei soldi agli italiani?

Risposta 2.

La Polverini? Vabbè, siamo onesti, a questa ipotesi non ci credono neanche i sassi di Matera.

E allora? Di nuovo, perché rinviare?  

Ok, provo a rispondere……

First of all tenete conto che, la Polverini, fino a insediamento del nuovo presidente sarebbe in carica per l’ordinaria amministrazione, ma disporrebbe comunque dei fondi di un bilancio in regime di dodicesimi.

Domanda 3

Va bene, ma cosa potrebbe fare… o meglio combinare?

Risposta 3

Nulla di buono,  direi. I precedenti almeno non lasciano scampo.

Domanda 4

Può essere un po’ più preciso, quali sono le ragioni per cui dovremmo preoccuparci?

Risposta 4

Ci sono altri aspetti, ancora più preoccupanti, purtroppo. Immaginate che, La Polverini,  si troverebbe a gestire decisioni cruciali per cittadini (tipo su sanità, trasporto pubblico, diritto allo studio, ect..) e ingenti stanziamenti di bilancio in totale solitudine. Lo farebbe in aggiunta da dimissionaria che ha annunciato di non volersi neppure ricandidare. Potrebbe  osare ancora di più. Potrebbe essere  ancor più  spregiudicata e insolente nei confronti degli elettori, tanto loro, i cittadini, non devono più votarla.

Mi domando, ancora, se in questa situazione, la Polverini, potrebbe addirittura trasformarsi da complice politico del Sistema Batman a protagonista diretta di un sistema analogo.

Domanda 5

Insomma…rischiamo davvero una Sperperopoli 2 “La Vendetta”?

Risposta 5

Forse si e i primi segnali che arrivano dalla Pisana sembrano confermare le peggiori previsioni.

Ieri, per esempio,  con i titoli dello scandalo Lazio ancora in prima pagina, la buona Renata, invece di rassegnare ufficialmente le sue dimissioni,  ha tentato di riproporre nomine dirigenziali esterne dichiarate già  per ben due volte illegittime dal TAR. Per la serie:  “i giudici sbagliano, ma il cliente ha sempre ragione”.

Polverini, scusarsi non basta.

Un intervento strappalacrime con tanti proclami e sceneggiate, ma di pagare il conto: “non se ne parla”. La poltrona non si molla, anzi, visto che tira un’ariaccia, meglio dare una bella stretta ai bulloni. Adesso la Polverini vuole tagliare tutto. Sprechi, privilegi e prebende. Adesso. Se non avessero beccato Batman Fiorito, che cosa avrebbe fatto o continuato a fare, la Polverini? Avrebbe fatto finta di nulla? Avrebbe riusato un elicottero per partecipare a qualche sagra, tipo quella del carciofo di Ladispoli? Avrebbe allargato Giunta e potenziato i vitalizi regalati agli assessori regionali esterni? A queste domande, nessuno ha la palla di vetro e per rispondere si seguono le sensazioni, l’istinto. La mia risposta comunque è: SI, e la vostra?

Andiamo oltre, per modo dire. E Parliamo delle “scuse” della Polverini. E Mi domando, anche qui, se sia un gesto nobile o un volgare attaccamento alla poltrona? Propendo per la seconda, e provo a spiegarvi il motivo. C’è molta ipocrisia nelle parole della Polverini, perché lo sapevano anche gli uscieri della Regione Lazio che ogni consigliere riceveva più di 200mila euro senza obbligo di rendicontare un piffero. E Allora? Le scuse della Polverine certo non bastano a cancellare le ruberie. Perché non siamo di fronte a qualche mela marcia isolata, ma risulta marcio il funzionamento complessivo del Gruppo PDL in Regione. Dunque l’unico modo per scusarsi con i cittadini è uno e uno solo. Rimettersi al loro giudizio, subito.

Noi come PD del Lazio non possiamo trastullarci troppo sulle disgrazie altrui e dobbiamo dare esempi positivi. Andare oltre la richiesta di riduzione dei finanziamenti ai gruppi o la pubblicazione online dei nostri bilanci, dobbiamo, senza indugio, auto-applicarci meccanismi di trasparenza “best in class” e regole rigorose per vincolare destinazione fondi pubblici (basta soldi a TV Locali, spese di rappresentanza discutibili, per fare un esempio). Io vorrei un Partito Democratico che, oltre a dimostrarsi diverso, sia percepito dai cittadini e da tutti i partiti come modello della buona politica. Chiedo troppo? Non penso e sono sicuro che il nostro segretario regionale, Enrico Gasbarra, stia già lavorando in questa direzione. Dobbiamo esser coscienti che sul PD ricade una grande responsabilità democratica, e non lo dico per partigianeria, ma sono sicuro che rappresentiamo davvero l’ultimo argine rimasto alla politica e ai partiti, nel Lazio e nel Paese, saltato il quale saranno travolti tutti, buoni e cattivi. E, senza politica e partiti, rischia il tracollo la qualità e la tenuta stessa della nostra democrazia.

Eh no, non siamo tutti uguali

Prima come cittadino e, poi, come Vicepresidente del Partito Democratico del Lazio non posso che plaudire per l’iniziativa del Capogruppo Montino e di tutti i consiglieri regionale  del PD di pubblicare on line il bilancio del nostro gruppo consiliare.

“Invito anche gli altri partiti presenti in consiglio regionale a fare lo stesso, perchè trasparenza e sobrietà sono ormai un obbligo morale e civile che vincola tutti, nessuno escluso.  Evaderlo equivarrebbe a un suicidio politico, di massa”

 

Qui trovi il Bilancio del Gruppo Consiliare PD Regione Lazio

 

PD Lazio. Il mio intervento in direzione

Luci e Ombre. Rimaniamo ottimisti per il futuro, ma non possiamo dichiararci pienamente soddisfatti dei risultati ottenuti nel Lazio in queste ultime amministrative.  Premetto che le cose che dirò sono frutto di un’attenta riflessione collettiva di un gruppo di democratiche e democratici che in questa direzione vuole mettere a disposizione di tutto il  partito spunti e prospettive di approfondimento che speriamo siano soprattutto utili per produrre un’analisi del voto costruttiva e finalizzata a individuare criticità, punti di forza e punti comuni per rilanciare il nostro partito in tutto il Lazio.
In questa tornata amministrativa il Partito Democratico nel Lazio ha riconfermato di essere forza politica vitale e organizzata in Provincia di Roma e diffusamente in alcune realtà da Nord a Sud della nostra Regione. Le vittorie più significative sono sicuramente rappresentante da Rieti e Civitavecchia, Città dove non a caso si sono tenute delle buone primarie aperte,  che confermano l’efficacia di un metodo democratico che se correttamente interpretato e non vissuto come un problema o impiegato come mezzo per dirimere contese correntizie interne al PD, produce quasi sempre coalizioni e candidati competitivi.

I risultati ottenuti parimenti confermano anche delle difficoltà e un arretramento del Partito soprattutto nelle Province di Latina e Frosinone. Anche se, nelle altre 2 Province (Rieti e Viterbo), non possiamo dire che il PD e il centrosinistra scoppino di salute.  In generale, sulle Province tutto il Partito Regionale dovrebbe impegnare nuove energie, attenzioni e azioni politiche di coordinamento e ricomposizione, anche perché, come noto a tutti,  le Province del Lazio possono essere determinanti in positivo o negativo per le prossime elezioni regionali e non solo, le prossime elezioni politiche potrebbero essere fortemente influenzate dai risultati che il PD riuscirà a conseguire nelle Province della nostra Regione (è in uso dire che chi vince il Senato nel Lazio solitamente Vince anche le elezioni politiche).

Viterbo

Il test politico in provincia di Viterbo è stato poco probante e significativo,  si è votato in 7 Comuni (sono stati chiamati al voto solo circa 35.000 elettori). Di questi Comuni solo Tarquinia supera i 15.000 abitanti e dove il nostro Sindaco Mazzola ha ben amministrato ed è stato premiato dagli elettori con una riconferma al primo turno. In Provincia di Viterbo registriamo inoltre la clamorosa sconfitta di Montalto di Castro, ma anche l’importante vittoria di Ronciglione, dove si sono tenute le primarie vinte da Giovagnoli che poi ha battuto alle elezioni il Sindaco uscente di centrodestra Sangiorgi. Lo score finale è di “4 Comuni” vinti dal centrosinistra (Ronciglione, Capranica, Castel Sant’Elia e Tarquinia) e “3 Comuni” dove ad affermarsi è stato il centrodestra (Montalto di Castro, Latera e Barbarano Romano). Prossimo al voto è Viterbo Città e pensiamo che sia utile aprire porte e finestre su tutte le istanze che provengono da quel territorio per trovare  percorsi e prospettive comuni che tengano unito il PD locale da una parte e dall’altra lo rendano capace di aprirsi ai movimenti, alle associazioni e a tutto quello di positivo che si muove nella società viterbese.

Rieti

In Provincia di Rieti la vittoria straordinaria nel Capoluogo è punto di orgoglio per tutto il partito regionale, ma il risultato del PD merita qualche considerazione in più.  Il Partito Democratico di Rieti capoluogo dopo travagliati percorsi interni si è presentato diviso alle primarie di Gennaio 2012, a Rieti Città hanno partecipato 4 candidati di cui 2 del PD, Anna Maria Massimi segretaria cittadina e Franco Simeoni. Ha prevalso di misura, circa 50 Voti il candidato di SEL Simone Petrangeli su Franco Simeoni. Le elezioni Comunali per il PD, visto lo scenario,  sono state un percorso complicato, il risultato dell’ 11,85% non è per noi un risultato di certo esaltante.  11,85% contro un 19,4% ottenuto dall’Ulivo nel 2007, con le stesse condizioni ambientali di liste civiche, non può dunque destare troppi entusiasmi. Inoltre nel territorio Provinciale di Rieti, il PD dovrà meditare sulla gravissima sconfitta subita a Cittaducale, Città strategica,  dove si erano presentati due candidati Sindaci del PD contro uno di centrodestra.  Qui il Partito Democratico ha pagato oltre che le divisioni interne anche alcune scelte sbagliate delle nostre precedenti amministrazioni .

Frosinone

Una volta si parlava di “modello Frosinone” per indicare il centrosinistra che vinceva a tutti i livelli in Ciociaria. Ora si è trasformato nel “modello Frosinone” per il centrodestra. Alle ultime amministrative Frosinone è stato l’unico capoluogo in Italia passato dal PD al PDL. Un risultato in controtendenza rispetto al quadro elettorale nazionale che, purtroppo, non è isolato. Da quando è nato, il PD in Ciociaria ha raccolto molte sconfitte. Il crollo dei consensi è stato determinante nella battuta d’arresto del partito alle politiche del 2008. Nel 2009 il PD ha perso l’amministrazione provinciale. Nel 2010 la sconfitta del centrosinistra alle Regionali si è concretizzata nelle Province e quella di Frosinone non ha fatto di certo eccezione. Alle amministrative 2011 il PD ha perso il secondo e il terzo comune della Provincia: Cassino e Sora. E quest’anno il cerchio si è chiuso cedendo la guida del capoluogo. 5 anni di sconfitte sono più di un campanello d’allarme in vista delle prossime politiche e future elezioni regionale. Se va a fondo il PD a Frosinone e in generale nelle Province trascinerà il partito alla sconfitta nel Lazio. Nel primo direttivo dopo il voto di Frosinone, il segretario provinciale, riferendosi alla dirigenza ciociara del partito, ha parlato di “fine di un ciclo”. Nel calcio quando finisce un ciclo negativo si cambia la squadra. Ma nel direttivo provinciale di Frosinone, sebbene noi e tanti altri abbiano chiesto di aprire una seria riflessione politica, nessuna risposta e apertura è per ora pervenuta. Il partito regionale non può permettersi il lusso di rischiare di far continuare questo ciclo di sconfitte e quindi bisognerà anche qui facilitare e supportare ricomposizioni e rinnovamenti veri nel partito in Ciociaria.

Latina

A differenza di Frosinone in Provincia di Latina non si è mai parlato, purtroppo, di Modello Latina. Anche qui però da quando è nato il PD raccogliamo solo sconfitte e pochissime soddisfazioni. Nel 2009 il PD ha perso con scarto siderale le elezioni provinciali e il nostro gruppo provinciale da allora si è praticamente dimezzato con la fuoriuscita di ben 3 Consiglieri Provinciali che si sono accasati nell’UDC e nell’IDV. Alle regionali nel 2010 la sconfitta del centrosinistra si è in larga misura concretizzata in Provincia di Latina. Il centrodestra ad oggi in Provincia di Latina amministra 27 comuni su 33. Da quando è nato il PD abbiamo riconfermato sostanzialmente amministrazioni di centrosinistra solo in poche realtà o in Comuni, come Sezze e Cori, dove il PCI negli anni della Prima Repubblica sfiorava da solo quasi il 50% dei consensi. Abbiamo invece perso – partendo da Nord verso Sud della Provincia –  : Aprilia (dove non siamo andati neanche al ballottaggio e dove si rivoterà a ottobre causa scomparsa improvvisa e tragica del Sindaco D’Alessio). Cisterna e Latina (dove anche qui non siamo andati al Ballottaggio). Terracina (dove al ballottaggio sono andati addirittura 2 candidati del centrodestra nonostante la precedente amministrazione sempre di centrodestra aveva portato il Comune al dissesto finanziario). Per non dimenticare Fondi dove non c’è praticamente partita. Scendendo ancora abbiamo perso a Formia e nuovamente a Gaeta, Formia, Minturno e Castelforte. In queste amministrative tra le sconfitte più severe c’è sicuramente quella di Gaeta. Sconfitte che nascono, come può certamente confermare il Segretario Gasbarra (al quale va sicuramente il merito di aver fatto di tutto per evitare al partito una figuraccia politica) dal tentativo di provare a trasformare, da parte di alcuni dirigenti provinciali,  il partito in un comitato elettorale incapace di competere alle elezioni. In Provincia di Latina  nei prossimi mesi e in concomitanza con le elezioni politiche del 2013 si voterà anche per importanti amministrative nei Comuni di  Aprilia, Priverno e Formia. Il mio auspicio è che il partito regionale si faccia trovare pronto e impedisca il ripetersi degli stessi errori politici che hanno portato in terra pontina a raccogliere nell’ultimo biennio sistematiche e pesanti sconfitte.

Roma, 11 Giugno 2012 – S. Andrea delle Fratte, 16

PROGRAMMA DI GIOVANNI BACHELET CANDIDATO ALLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD LAZIO #occupypd

Dal 2008 ad oggi, mentre il Paese attraversava la piú grande catastrofe economica e politica degli ultimi vent’anni, una lotta intestina fra gli stessi dirigenti che nei precedenti due decenni avevano scritto pagine gloriose della nostra storia politica e amministrativa, ha impedito al PD Lazio di avere un segretario in grado di governarlo.

Possibile? Industria, commercio e turismo, attività finanziarie immobiliari e servizi, producono nel Lazio circa il 20% del corrispondente segmento di PIL nazionale con circa il 10% della popolazione nazionale. Il Lazio ospita un grande stabilimento Fiat, le grandi istituzioni di ricerca italiane, la Capitale e tutto quel che consegue in termini di opportunità ma anche pendolarismo e inquinamento: è nel Lazio la piú grande discarica di rifiuti in Europa. Negli ultimi anni, poi, calo dell’occupazione, criminalità organizzata, clientelismo e inquinamento rischiano di far risucchiare nel buco nero del sottosviluppo una Regione che potrebbe aprire al meridione la pista della crescita. Poteva permettersi il Lazio di restare per anni ostaggio di un governo incapace, con il principale partito di opposizione a bagnomaria?

Certo le politiche del PD per il lavoro, la casa, l’ambiente, la ricerca, i trasporti, hanno trovato negli amministratori locali e nei Consiglieri Regionali un importante riferimento. Esse rischiano però di risultare lontane, a volte incomprensibili per elettori e iscritti, in assenza di un partito capace di suscitare ampia partecipazione democratica, al di là dei pur preziosi bacini elettorali personali (nel 2010 il 46% degli elettori PD non ha espresso preferenze e un altro 20% ha dato la preferenza a candidati non eletti).

Eppure fino a tre settimane fa, a due anni dal rovinoso abbandono del governo regionale, il PD non era ancora riuscito a darsi un gruppo dirigente: né primarie, né voti assembleari, né un anno di commissariamento avevano sciolto la matassa dei veti incrociati, malgrado la spirale di sconfitte elettorali ed emorragie verso altri partiti. La fisiologia della competizione politica interna era diventata patologia, con interessanti capriole: chi in Italia voleva il partito solido, nel Lazio lavorava alacremente alla sua liquefazione; chi voleva primarie sempre, nel Lazio prediligeva i caminetti; molti si comportavano come se preferissero la certezza di pesanti sconfitte elettorali del PD al rischio di perdere il controllo del partito nella propria città o provincia, o magari di non essere candidati (o ricandidati) alle prossime elezioni politiche.

Nell’ultimo anno, infatti, la presunta imminenza di elezioni anticipate, anziché indurre un rapido recupero di compattezza, autonomia territoriale e competitività elettorale attraverso primarie che la direzione del PD aveva affidato al commissario Chiti, ha purtroppo agito da ulteriore forza centrifuga: pochi lo ammetterebbero in pubblico, ma molti sono privatamente ossessionati dal problema di chi sarà Segretario Regionale al momento della composizione delle liste di Camera e Senato, con una legge elettorale che dà tutto il potere alle segreterie.

In queste circostanze risultano coraggiose e legate fra loro piú di quanto non appaia a prima vista tre importanti decisioni prese dal commissario Vannino Chiti negli ultimi cinque mesi: (1) creare un coordinamento politico che ha sottratto al ping-pong fra opaci caminetti e boatos della stampa la discussione del percorso per eleggere il segretario regionale; (2) creare una commissione presieduta da Tocci e incaricata di studiare le modalità con cui gli elettori saranno coinvolti nella definizione delle liste di Camera e Senato alle prossime elezioni politiche (un tema all’ordine del giorno della prossima Conferenza Nazionale Organizzativa del PD); (3) constatare che, malgrado l’auspicio di Bersani, era impossibile eleggere in assemblea un candidato di larga convergenza, e indire cosí per il prossimo 12 febbraio 2012 l’elezione del segretario e della nuova Assemblea Regionale attraverso elezioni primarie cui partecipano tutti gli elettori del PD, secondo lo Statuto Regionale vigente e il mandato ricevuto nel settembre 2010 dalla Direzione Nazionale.

Con simili premesse, un mese fa e poi due settimane fa, sulle colonne di Europa, ho auspicato, e qui ribadisco, che il prossimo Segretario Regionale deve superare le divisioni e rilanciare il PD nel rispetto dello Statuto e del Codice Etico, partendo da questi 7 impegni:

  1. promuovere nel partito regionale e nazionale la cessione di una porzione di sovranità dalle segreterie agli elettori nella definizione delle liste di Camera e Senato, con elezioni primarie, da promuovere anche in tutte le elezioni monocratiche, a norma di statuto
  2. rinunciare ad essere in lista e, se già parlamentare o consigliere, dimettersi da ogni altro ruolo elettivo in caso di elezione a segretario (ricevendo a questo punto dal partito un contratto a tempo determinato): per metter mano con libertà e credibilità a primarie e candidature, ma soprattutto per dedicarsi a tempo pieno al rilancio e alla ricostruzione del partito in tutta la Regione
  3. replicare quanto sperimentato da Bersani nel partito nazionale: una segreteria di persone fra i venticinque e i quarant’anni, non parlamentari o consiglieri regionali, aiutati da una cerchia di forum tematici a definire la politica del PD in Regione; ciò dovrebbe innescare, a cascata, altrettanti forum in ciascuna delle Province: più larghi possibile, centri-studio capaci di coinvolgere le competenze, aperti a esperti e militanti, iscritti ed elettori
  4. girare le province per conoscere e vedere con i propri occhi, valorizzare i circoli sani, curare i malati, ricucire i divorziati, identificare e commissariare i circoli morti, quelli pieni di tessere e vuoti di militanti, e rimetterli in vita, promuovendo nuovi dirigenti capaci di attirare nuovi militanti, di aprirsi ai cittadini, di vincere le elezioni
  5. voltare pagina rispetto a spartizioni e etichette che non ci hanno portato fortuna: non certo per fagocitare e annullare la diversità e il pluralismo, bensí per valorizzarli, anche con un censimento di competenze capace di coinvolgere nel governo del partito, a tutti i livelli, nuovi e vecchi militanti che hanno qualcosa da dire e un contributo da dare
  6. garantire trasparenza nei bilanci, parità di genere, riunioni che per orario e ordine del giorno non siano precluse a chi fa un lavoro normale, doveri e diritti di iscritti ed eletti, periodica consultazione dei livelli territoriali inferiori; insomma rispettare le regole che noi stessi, donne e uomini democratici, ci siamo dati quando il PD è nato
  7. voltare pagina nel metodo e nel merito delle nomine nelle aziende partecipate, abbattendo cosí i costi principali ma occulti della politica: in Italia ci sono 3600 aziende partecipate, 23mila consiglieri d’amministrazione, 3mila incarichi apicali, e il 60% di queste aziende risultano in deficit (Cuperlo, l’Unità 8/8/2011); un decimo di queste aziende è nel Lazio.

Nel sottoscrivere questo programma e la mia candidatura a Segretario diversi amici e amiche, compagne e compagni, democratici e democratiche, hanno suggerito che il mio programma per il PD Lazio non si occupi solo della vita interna del partito, ma anche della Regione Lazio. Per esempio delle ricadute politiche e legislative nel trasferire competenze con la legge su Roma Capitale o delle prospettive dell’area metropolitana in caso di abolizione delle Province. Oppure del rapporto tra pubblico e privato, in particolare nel campo della sanità, in vista dell’elaborazione del programma del partito per le prossime elezioni amministrative regionali, inclusa una posizione chiara per la piena applicazione della legge sui consultori. Come, però, inserire nel programma (lo chiede uno dei firmatari) un think-tank di documentazione sull’infiltrazione mafiosa basato sulla capillare rete di vigilanza democratica costituita dai nostri circoli, se alcuni dei nostri circoli hanno centinaia di iscritti ma nessun militante? Dove e come sta la rete capillare, se il 9 novembre scorso, quando ho cominciato la mia campagna, il tesseramento 2011 non era neppure cominciato in 17 circoli PD della provincia di Frosinone, 10 della provincia di Latina, 5 della provincia di Roma, 4 della città di Roma, uno della provincia di Rieti e 10 della provincia di Viterbo? Oppure: come parlare dei diritti di tutti, di opzione preferenziale per i piú deboli, di beni comuni, se il partito stesso non è piú un bene comune, se chi non ha truppe cammellate e clientele e parla di diritti degli iscritti, doveri degli eletti o rimozione di conflitti di interesse e di incarichi multipli non riceve nel merito risposta pubblica da nessun altro candidato o dirigente, salvo essere da qualcuno bollato come candidato bandierina, brillante ma implausibile? Non è facile neppure dichiarare l’impegno (suggerito da un’altra mia firmataria) per una segnaletica stradale meno irrazionale e inefficace in tutto il Lazio, magari basata su esempi europei e su internet, se la prima segnaletica irrazionale e inefficace è quella che troviamo nei siti web del nostro partito, dove il materiale obsoleto non è rimosso e quello attuale spesso introvabile.

Se la vita interna del nostro partito non rispecchierà il Lazio che vogliamo, o almeno non smetterà di fare a pugni con esso, nessuna delle nostre parole sul futuro del Lazio sarà credibile e continueremo a perdere un’elezione dopo l’altra.

Questo è però vero anche sul versante positivo. Se oggi a Roma possiamo credibilmente parlare di lotta al riscaldamento globale con l’aumento della biomassa, di difesa dai rifiuti con il compostaggio dell’umido, di salvezza dalla solitudine e dalla fame attraverso una rete regionale di orti sociali (come mi chiede un altro firmatario), è perché dirigenti come Marco Miccoli e Estella Marino hanno scelto la scorsa estate, a costo di fatiche sovrumane, di innovare la gestione dell’immenso flusso di rifiuti generato dalla festa dell’Unità imponendo materiale compostabile a tutti i ristoranti, con uno straordinario 60% giornaliero di raccolta differenziata rispetto al totale rifiuti, anticipando l’obiettivo previsto dalla legge per fine 2011.

La prima richiesta è quindi per un partito che funzioni. La seconda è che sia degno dell’aggettivo democratico: che funzioni in modo partecipato. Secondo un altro dei miei firmatari, che immagino proveniente da un circolo particolarmente sfortunato, di tutti gli istituti partecipativi dello Statuto non ce ne è uno in funzione. La partecipazione non è un vezzo ma una necessità: non solo elettorale, affinché i cittadini percepiscano il PD come utile e rappresentativo, ma politica, perché le decisioni amministrative e legislative discusse e preparate in piú persone siano della massima qualità possibile per la vita di tutti. Il metodo democratico di cui parla l’articolo 49 della nostra cara, vecchia, buona Costituzione non è un costoso principio che inceppa le decisioni: è, invece, l’unica base per decisioni buone e efficaci.

 

Per un partito che funzioni non serve un capo, ci vuole un segretario capace di far ricrescere un collettivo, una comunità di persone, un tessuto connettivo capace di riconnettere le tante energie dei circoli attivi che pure esistono, dei rappresentanti nelle istituzioni che pure fanno bene il proprio lavoro, ma per ora vanno ognuno per conto proprio perdendo tutte le possibili sinergie con gli altri. Occorre per esempio valorizzare e integrare i cinquemila Giovani Democratici del Lazio che con il loro attivismo nel 2010 hanno contribuito in modo determinante a un risultato inimmaginabile nel 2008: la maggioranza relativa a liste progressiste nel rinnovo del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, l’elezione di una ragazza democratica come presidente delle Consulta Provinciale Studentesca di Roma e il concomitante crollo del 30% di Blocco Studentesco. Creare rapporti organici e sinergie fra questi filoni tematici e la conferenza delle donne PD. Riconoscere, valorizzare e integrare i tanti dirigenti e amministratori del PD che per anni si sono occupati efficacemente di scuola, ricerca, università, lavoro, trasporti, sanità, ambiente, facendo una preziosa opera di supplenza, in assenza di una segreteria e quindi di dirigenti regionali del PD preposti a ciascuno di questi temi.

No, le energie buone non mancano. Devono solo essere messe di nuovo in rete anziché essere messe una contro l’altra o fungere da missile su cui qualcuno si mette a cavallo sperando di atterrare in Parlamento, al comune, in un’azienda partecipata.

Le energie buone non mancano: girando per il Lazio come parlamentare l’ho toccato con mano. il PD Lazio non è, come qualcuno crede e qualcun altro spera, un malato incurabile: è invece un bene comune di tutti e di ciascuno, che come l’acqua può con opportuni interventi ridiventare limpido e abbondante, con vantaggio di tutti. Se la buona politica di cui il PD ha bisogno saprà superare etichette e correnti sempre piú equivoche e obsolete, ci accorgeremo, come è capitato ai firmatari della mia candidatura –dal circolo Aurelio-Cavalleggeri al IX Municipio, fino a Latina e Rieti– che alcune divisioni erano state create ad arte da irresponsabili fautori del motto “divide et impera”; che quel che ci unisce è molto piú di quel che ci divide; che la buona politica non divide le persone per legarle per sempre al proprio carro, ma promuove il loro incontro affinché possano agire in modo sempre piú libero, responsabile, indipendente. Ci accorgeremo che il PD Lazio può rinascere e federare tutti i progressisti del Lazio, come aveva fatto vent’anni fa, con una nuova coalizione, un nuovo progetto, una nuova generazione di giovani dirigenti e amministratori.

Per quest’opera di unità esso, come già scrivevo un mese fa, non ha bisogno di rottamatori e neanche di disinvolti piloti che lo portino a un’altra sconfitta per poi cambiare scuderia: ha bisogno di ingegneri, gommisti e carrozzieri capaci di rimetterlo in pista per vincere la prossima corsa.

 

Sono pronto a coordinare questa squadra.