Chi non le produce non le vende, a nessuno.

Renzi e Arabia SauditaSono d’accordo con chi chiede in queste ore di non vendere più armi al Regime Saudita. Sono d’accordo, ma preferirei una misura diversa, non più radicale, ma meno ipocrita e definitiva. Per non vendere più armi in giro per il mondo non dovremmo più costruirle, gli arsenali di tutto il mondo andrebbero svuotati, come chiedeva il Presidente Pertini in un indimenticabile discorso al Paese. Perché, se si continuano a costruire a profusione armi d’assalto, bombe, cacciabombardieri, strumenti di guerra, prima o poi a qualcuno saranno vendute e da altri o dagli stessi usate. La valanga di miliardi che gira attorno al business delle armi è capace di corrompere Stati, persone e alimentare una corruzione mondiale quasi incontrollabile. Questo è semplicemente quello che succede oggi, con il mercato nero delle armi e le triangolazioni tra Paesi, per vederlo basterebbe non fare più gli struzzi e mettere sempre la testa sotto la sabbia. Inizi a dare il buon esempio l’Italia, smettiamola di produrre armi. Subito.

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Nessuno è capace, con le Larghe Intese.

Monti Letta RenziMonti, Letta, Renzi. Non è una questione di capacità o incapacità di qualcuno, è lo schema politico ad esser sbagliato. Con le larghe intese si va a affondo, punto. Nessuno è in grado di risollevare, riformare o cambiare alcunché. E poi, il Governo di un Paese trasformato in un concorso di bellezza o una prova attitudinale, considerando elettori e democrazia orpelli inutili, preoccupa e tanto. Prima usciamo da questo incubo meglio è, per tutti.

Primarie o Balena Bianca?

ok-sezione-andreotti-garbatellaLe primarie non sono il problema, anzi restano l’unica vera innovazione della politica italiana degli ultimi vent’anni. Certo che andrebbero regolate meglio, oppure come sosteneva Bersani messe in sicurezza. Ma intendiamoci, l’unica strada sensata è disciplinarle per legge. Ma forse neppure basterebbe. Perché fin quando le primarie resteranno uno strumento per regolare scontri di potere interni, nessuna legge potrà consegnarle alla sua funzione democratica e autentica di coinvolgimento degli elettori nelle scelte importanti dei partiti italiani.

Più che sulle primarie, comunque, se posso permettermi un consiglio flash al Presidente del Consiglio, cercherei di lavorare su tutto quello che fa assomigliare il PD più alla Democrazia Cristiana che a un partito moderno ed europeo.

Meno Assistenzialismo e Più Reddito Minimo Garantito

Matteo RenziScambiare il reddito minimo garantito per assistenzialismo, definendolo pure incostituzionale è il massimo, è scavare il fondo così tanto da far impallidire la propaganda di destra nel nostro Paese. Addirittura anche Alfano potrebbe prendere le distanze da un linea così estrema, da destra Thatcheriana.

Qualche precisazione ulteriore, vorrei farla però sul reddito minimo garantito (o di autonomia). Prima di tutto, per dire che è una cosa molto diversa dal reddito di cittadinanza. In due parole,  provo a spiegarlo, perché mi preme dare il mio piccolo contributo alla riduzione dell’entropia generata da troppi neologismi in circolazione da troppi mesi sull’argomento.

Il reddito di cittadinanza è indifferente alle condizioni lavorative e di reddito del cittadino, lo percepirebbero tutti, e di conseguenza avrebbe un costo altissimo per il bilancio pubblico. Il reddito minimo garantito è invece selettivo, guarda al reddito e alle condizioni materiali (es. di non lavoro involontario), ha un costo più contenuto e potrebbe incorporare e coordinare gli altri sussidi esistenti. E’ l’interpretazione autentica, e sarebbe la messa in pratica dell’articolo 38 della nostra costituzione. Ad essere incostituzionali sono quindi le dichiarazioni di Renzi, che si infrangono contro un principio contenuto nella prima parte della nostra Costituzione.

Il reddito minimo garantito è uno strumento moderno per abbattere disuguaglianze anche nelle protezioni sociali, per garantire tutti i lavoratori nel reddito, nella formazione lavorativa e nei periodi di disoccupazione involontaria. Oggi non è così, il sostegno da noi (ormai unico Paese nell’UE, insieme alla Grecia) non è universale e si basa su strumenti obsoleti con stanziamenti del tutto insufficiente a coprire le reali esigenze del Paese.

Caro Matteo, Il vero e unico assistenzialismo è praticato da chi non vuole rendere universali alcuni diritti e continua a erogare a pioggia incentivi a tutte le imprese, mettendo insieme le imprese sane con quelle decotte, quelle che innovano con quelle che speculano sul costo del lavoro, quelle marginali con quelle internazionalizzate o che operano in mercati concorrenziali.

Ibernazione irreversibile?

Vaffa di Grillo#Beppe Grillo‬: “Matteo Renzi è un uomo solo al comando, come Lubitz farà schiantare l’Italia”. Analogia macabra, disgustosa, che offende l’intelligenza dei suoi elettori, dei cittadini e soprattutto delle famiglie delle vittime. Fare opposizione è un’altra cosa, costruire un’alternativa politica pure, con questi toni e contenuti è evidente che per Grillo conti sempre più l’onda mediatica di una provocazione del produrre con posizioni politiche cambiamenti reali per il Paese. I tempi dello scongelamento grillino sembrano lontani, io ci credo ancora (forse illudendomi), ma se Grillo continua così il M5S rischia un velleitarismo politico cronico e un’ibernazione irreversibile del movimento.

Libera liquidazione in libero Stato.

TFR: ECCO DOVE FINISCE - (infografica)Manca ancora il testo della proposta sul TFR e la discussione ha già preso una piega da stadio. Vorrei una discussione più laica. Non è una riforma strutturale, certo. Potrebbe aprire problemi di liquidità per le PMI, verissimo. Per la mia generazione che salta da un contratto precario all’altro, da un’impresa all’altra, la liquidazione ha perso quasi completamente il suo senso di assicurazione economica, da aggiungere alla pensione. Sono soldi dei lavoratori e per questo non ho preclusioni se si aprisse una possibilità di maggiore libertà nella sua destinazione. Metterlo in busta paga? Lasciarlo tutto in azienda? Destinarlo alla previdenza integrativa? Offrirlo in garanzia per la cessione del quinto? Metterlo come anticipo per l’acquisto di una casa? Comprarci quote o azioni dell’impresa per cui si lavora? Insomma, che ogni lavoratore possa scegliere cosa farci del proprio TFR, non mi pare una tragedia, anzi. Comunque, parliamone.

Ah, dimenticavo. Per quanto riguarda il problema del trattamento fiscale, la penso uguale-uguale a Landini: “Oggi ha una tassazione inferiore a quella del salario, quindi, sarebbe una stronzata tassare diversamente il Tfr, adeguandolo all’aliquota del reddito”

TFR, due banalità.

tfrIl salario differito (alias TFR, alias liquidazione) è stato introdotto durante il periodo fascista. L’idea di metterlo in busta paga non è nuova, ma circola dagli anni ’90. Due considerazioni, semplici, banali. La prima, come già fatto notare da più parti, bisogna risolvere il problema della liquidità per le piccole imprese, il TFR per loro è una fonte di autofinanziamento, impropria, ma importante. La seconda, che il TFR sono soldi dei lavoratori e se si decidesse di intervenire davvero, bisogna far scegliere al lavoratore, se vuole oppure no in busta paga il 50% del suo salario differito.

#CaffèNeroBollente – La Lettera di Marco a Matteo

Di persona personalmente conosco Marco e sin dal primo incontro sono stato travolto dalla sua effervescente passione civile e politica. Un ragazzo meraviglioso, un uomo straordinario, che mi ha fatto dono della sua amicizia e che non finirò mai di ringraziare per aver scelto di candidarsi con noi, come capolista all’assemblea nazionale del PD, nell’ultimo congresso.

Di sotto il Video e la Lettera di Marco indirizzata al Presidente del Consiglio.

 

Caro Matteo,

Sono un dirigente dell’associazione Luca Coscioni e Consigliere comunale di Tarquinia eletto nel Pd; sono affetto da Sla2, una malattia degenerativa che per ora mi costringe a stare su una sedia a rotelle.

La concomitanza di questo video con il Consiglio dei Ministri mi obbliga a dirLe di trasformare in atti concreti i buoni propositi che come Lei hanno visto compartecipi alcuni suoi Ministri. Nello specifico parlo dell’#IceBucketChallenge.

Come sicuramente saprà l’Associazione USA dalla quale è partita la catena delle secchiate d’acqua devolve cospicui fondi proprio a quella ricerca sugli embrioni che da noi oggi è vietata dalla Legge 40. Bene! Dimostri all’Italia e al mondo intero che con il Suo agire politico “il fine prefigura i mezzi” e che questa non è solo una Sua trovata mediatica. Tolga subito il divieto che proibisce la ricerca sugli embrioni.

Già che c’è e che Le capita di essere Presidente del Consiglio dei Ministri, interrompa, assieme ai Ministri Padoan e Lorenzin, l’attesa che ci trasciniamo dietro da 14 anni sul rinnovo del “Nomenclatore dei dispositivi medici”. L’attuale nomenclatore non comprende gli unici dispositivi (comunicatori a comando oculare e simili) disponibili da un decennio sul mercato che sono in grado di tornare a far interagire i malati di Sla con la famiglia e il mondo esterno.

Una volta compiuto questo, con l’hashtag #CaffèNeroBollente invito Lei e i Suoi Ministri a fare quanto è in Vostro potere per agevolare i malati di Sla. Inoltre invito tutti i cittadini italiani – e in particolare i malati di Sla e le loro famiglie – a bere un caffè, effettuare l’iscrizione all’Associazione Luca Coscioni e partecipare al Congresso da quest’ultima organizzato a Roma il 19, 20 e 21 settembre.

Marco Gentili

Cara Sinistra

Ho grande stima di Barbara Spinelli come scrittrice, come donna di sinistra, come europeista illuminata. Detto ciò, non mi sono piaciute le sue ultime dichiarazioni e in particolare questo passaggio: “non c’è più una sinistra, c’è un partito che assomiglia molto alla Democrazia Cristiana e poi ci siamo noi che siamo l’unica sinistra”), che confermano la brutta abitudine di auto-attribuirsi la rappresentanza di qualcosa, il minuto dopo esser stati sconfessati dagli elettori. Una pessima abitudine, dura a morire soprattutto a sinistra.  Il voto nelle sue tante sfaccettature – che meritano un’analisi approfondita, ragionata e molto più seria di quella affrettata che si legge in giro in questi giorni –  conferma comunque quanto sosteniamo in tanti da mesi, ovvero che lo spazio politico più importante (e forse decisivo) da dove far partire la ricostruzione della sinistra nel nostro Paese si chiama partito democratico. Un partito che dovrà esser molto più ospitale di quanto non lo sia oggi. Un soggetto che dovrà esser molto più attento e dialogante con tutto quello che di buono si muove nella società, nei movimenti, nella sinistra sociale e non solo politica. Certo, tutto vero e sacrosanto, però chi ha veramente a cuore la ricostruzione della sinistra non dovrebbe sempre alzare barriere o disegnare perimetri angusti. C’è da spalancare porte e finestre, smettendola di chiudersi dentro nuovi recinti, dove spesso a cambiare è solo l’insegna.

La sinistra se non è grande non è sinistra. Per farla tornare grande serve mente aperta e coraggio, non lezioni di antropologia politica.

E’ vero abbiamo un compito difficile, difficilissimo. Ma questa è la sfida che abbiamo davanti, cara sinistra.

Caro Roberto, ti scrivo…

Roberto-GiachettiPer fare le riforme, Roberto Giachetti consiglia Renzi di affidarsi al popolo. A parte che  non si capisce bene a chi siano rivolte le sue parole (le minoranze di cui parla sono tutte trasmigrate in maggioranza,  da un pezzo).  L’unica strada possibile è il voto, certo. Era la posizione dei pochi, vera minoranza,  sostenuta nella direzione nazionale del PD  in cui si è invece deciso di trucidare Enrico Letta e sostituirlo con i voti di quella stessa (altra minoranza, oggi maggioranza nel PD), a cui molto probabilmente il tuo messaggio è diretto.

E’ ora di smetterla di usare il voto come spauracchio a buon mercato. Perché fare delle riforme utili al Paese con Berlusconi è un’impresa impossibile, non da oggi, ma da sempre. Tutto il resto, caro Roberto, a te certo non sfuggirà , è cinismo politico e basta. Non insistiamo, anzi smettiamola per favore, soprattutto quando si parla di costituzione.

La carta costituzionale non si può riformare, come ha già provato a fare Berlusconi, a colpi di sondaggi sulla popolarità di un leader o minacciando le urne. Andiamo oltre e se possibile torniamo seri, magari chiedendo il ritorno al voto per cambiare davvero l’Italia,  non perchè non si riesce ad approvare una riforma pessima. Che non piace a nessuno.