Il Lavoro e la sua dignità, prima di tutto!

Parole lungimiranti, di un grande uomo.Primo Maggio

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Jobs Act, a caldo.

renzi-660x330Lo giudico positivo nel metodo. Lanciare un documento aperto che fissi delle aree d’intervento possibili, mi sembra il modo migliore per stimolare un dibattito franco e costruttivo nel PD e nel Paese sulla grande emergenza nazionale che si chiama LAVORO.

Positivi anche diversi contenuti (o per  ora spunti). Disboscamento della foresta dei contratti atipici e introduzione del contratto unico a tutele progressive.  Riduzione delle tasse su lavoro e imprese. E ancora sussidi universali a chi perde il lavoro, riforma dei centri per l’impiego e della formazione professionale.

Altri contenuti mi convincono meno, ma ci sarà tempo per discuterne o precisarli meglio. La questione della mancanza di indicazioni puntuali sulle coperture finanziarie del piano,  mi pare, una polemica un pelino pretestuosa.  Si è appena aperta la discussione, per dire. Il dove andare a prendere i soldi si intuisce abbastanza,  poi, andando a leggere le proposte. Il conto economico voce per voce facciamolo dopo, magari dopo la discussione, l’affinamento e  il confronto sulle proposte. Avrebbe più senso, no?

Un grande assente c’è, in verità.  Un assente che neanche i commentatori di professione hanno (per ora) colto. EVASIONE FISCALE, un assente con il quale si potrebbe contribuire a finanziare la riduzione delle tasse sul lavoro assieme ai tagli agli sprechi della spesa corrente, così come già indicato nello stesso piano. Sorry, Jobs Act.

Il Decreto del Fare (poco) non basta

Come Funziona il Governo Letta?L’ISTAT ci consegna nuovi e drammatici dati sulla disoccupazione nel nostro Paese. Il Decreto del Fare, così efficace nel nome e molto poco nella sostanza,  risulta insufficiente per risorse, ma soprattutto perché non interviene su nessuna delle gravi cause della perdita dei posti di lavoro. Politica industriale, semplificazioni, investimenti, redditi, liberalizzazioni solo per citare alcuni nodi, dove sono nel decreto?

Se un  Governo pensa di far uscire il proprio Paese dalla più ampia e profonda crisi economica e sociale della sua storia, con un intervento fiscale temporaneo di qualche milione di euro (parlo della strombazzata defiscalizzazione per l’assunzione di giovani, of course) stiamo freschi e c’è da preoccuparsi, sul serio.

Suicidi per povertà e vergogna

povertàIn questa Italia si muore suicidi per povertà e vergogna. La politica deve preoccuparsi di questo e in fretta. Civitanova è una tragedia figlia della crisi, di politiche miopi, ma anche di un welfare definanziato e obsoleto, che lascia solo chi rimane indietro. Un welfare non più in grado di affrontare le nuove forme di povertà generate da riforme mancate, pasticciate o lasciate a metà, come quella del mercato del lavoro.

Disoccupazione Giovani al 35%. La Riforma Fornero del Lavoro aggraverà crisi e fiducia, fermiamola.

Nell’ultimo mese si sono persi 38.000 posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è al 10,2%. Giovani senza lavoro sono il 35%, un livello che rappresenta lo status quo di un Paese con un economia in picchiata, un sistema produttivo in crisi profonda e  imprese che non investono più per sfiducia nel futuro. Pressione fiscale alle stelle, tasso di fiducia dei consumatori, famiglie e imprese ai minimi storici, siamo quasi a un punto di non ritorno. Se non riparte l’economia, i sacrifici richiesti dal Governo Monti non saranno serviti a nulla e l’Italia ritornerà a rischio default in pochi mesi. Le politiche fiscali e le riforme da fare dovranno essere improntate su criteri di equità e giustizia sociale,  altrimenti saranno insostenibili e produrranno effetti negativi su crescita economica e coesione sociale del nostro Paese. Per fare un esempio, la Riforma del Lavoro del Ministro Fornero è una riforma che andrebbe fermata, subito. Sono altre le criticità del nostro mondo del lavoro. Non possiamo permetterci di dare priorità a una  mini-riforma che non produce effetti positivi sulla crescita e non risolve il dualismo del nostro mercato del lavoro. In questo momento, in cui il lavoro è sempre più scarso e la fiducia nel futuro tende a zero, sarebbe grave e sbagliato approvare riforme capaci solo di introdurre nuovi elementi di preoccupazione per i lavoratori italiani che, vivono già, tra cronici e congiunturali livelli insopportabili di precarietà.

Il Lavoro prima di tutto.

I testi per ora circolati delineano una Riforma del Mercato del lavoro confusa e insostenibile. Il Governo Monti pare solo proteso a rassicurare i mercati internazionali con una proposta di riforma a costo zero (o quasi) e che punta quasi tutto sulla cancellazione del presunto tabù dell’Art. 18. Come se impedire che un lavoratore venga licenziato senza giusta causa, fosse un segno di arretratezza economica e non invece una positiva conquista di civiltà a difesa della dignità del lavoro. La riforma è sicuramente ampia nei titoli e sembra occuparsi di tutte le disfunzioni strutturali del nostro mercato del lavoro: ingresso nel mercato del lavoro, riforma degli ammortizzatori sociali e dualismo fra lavoratori protetti e precari. Nella riforma si affrontano tutti questi temi, ma in realtà le proposte sono deboli e introducono, in momento di crisi economica, costi per le imprese difficili da sostenere e che rischiano peraltro di essere ribaltati su salari e stipendi dei lavoratori. Insomma, la riforma va cambiata profondamente, in parlamento. Il PD non può accettare una riforma che peggiora le condizioni generali del lavoro nel nostro Paese e in cui l’unica vera nota positiva è quella di aver raccolto la nostra proposta di rendere meno conveniente il lavoro precario rispetto al lavoro stabile. Poco, anzi niente che può convincere il PD ad accettare questa riforma. Spero che il PD resti unito a sostengno del nostro segretario Bersani in questo difficile e complicato passaggio politico.

Art.18, come funziona il modello tedesco

Interessante articolo che descrive la disciplina dei licenziamenti in Germania. Da leggere, direi.

In Germania il licenziamento di un lavoratore di un’azienda con più di 10 dipendenti è stato regolamentato il 1 gennaio 2004 con una legge del governo rosso-verde di Gerhard Schroeder. Le cause che possono condurre un lavoratore alla perdita del posto di lavoro sono di tre tipi: comportamento manchevole, motivi personali e necessità aziendali.
IL CASO DI COMPORTAMENTO MANCHEVOLE – Si verifica quando un lavoratore compie atti nocivi all’azienda, come il furto, le ripetute assenze o i ritardi ingiustificati, ma anche l’assunzione di droghe o l’abuso di alcol, mentre recentemente si è aggiunto anche l’uso del telefono aziendale per motivi privati e l’accesso ugualmente privato ad internet. Prima di procedere al licenziamento, però, il datore di lavoro deve inviare una diffida scritta al proprio dipendente per il suo comportamento riprovevole. Solo in caso di recidiva può dunque scattare il licenziamento.

MOTIVI PERSONALI – Tra le ragioni personali che possono indurre un datore di lavoro a privarsi della collaborazione di un dipendente figurano quasi sempre ragioni di natura familiare, come le lunghe assenze dal lavoro causate da malattia oppure da altre ragioni private. In questi due casi di licenziamento il lavoratore può ricorrere ad un tribunale, che però in presenza di prove incontrovertibili da parte dell’azienda conferma quasi sempre il licenziamento. In casi di difficile accertamento delle responsabilità il giudice invita le parti a trovare un accomodamento, che si conclude sempre con un versamento di una “una tantum” da parte dell’azienda da stabilire caso per caso.

MOTIVI ECONOMICI – Il terzo motivo di licenziamento riguarda la necessità economica dell’azienda di disfarsi di una parte del personale, sia per il cattivo andamento degli affari, sia per la chiusura definitiva o per la delocalizzazione. Quando si tratta di licenziare una parte del personale per ragioni economiche, un datore di lavoro deve rispettare norme molto rigide nella scelta di chi disfarsi, tenendo conto di criteri quali la durata di appartenenza del lavoratore all’azienda, la sue età, gli obblighi sociali di mantenimento dei familiari e l’eventuale grado di disabilità. In caso di licenziamento per ragioni economiche all’addetto che perde il posto di lavoro viene versata una buonuscita corrispondente a mezza mensilità per ogni anno di appartenenza all’azienda, che deve essere però soggetta a prelievo fiscale…. Continua la lettura su Quotidiano.net

 

 

 

 

Approvazione Protocollo ENI, le 8 ore di Consiglio Comunale

Leggendo le loro dichiarazioni sulla stampa i cittadini hanno avuto l’impressione che i consiglieri di opposizione del PDL fazzoniano avessero fornito un contributo positivo in Consiglio Comunale. In realtà, ci hanno fatto solo perdere tempo e il loro voto, anche se importante, non è stato determinante. La maggioranza aveva i numeri per approvare il protocollo, e anzi abbiamo dovuto affrontare un opposizione che ha cercato di far saltare la seduta, approfittando anche delle temporanee assenze tra le fila di maggioranza dovute a esigenze di tipo fisiologico. La politica a Gaeta, purtroppo, si fa pure con queste raffinate tecniche di ostruzionismo anglosassone. Ma più che la PDL fazzoniana, il principale oppositore del Protocollo Eni è stato l’UDC, che come avrete modo di leggere sui miei Tweet scritti nel corso della seduta consigliare è l’assoluta protagonista, in negativo.

Di sotto la cronistoria by twitter del consiglio comunale del 12 Maggio

1. l’opposizione guidata dal UDC fa le barricate, presentate un fiume di eccezioni risibili
2. Stiamo votando l’ultima eccezione dell’opposizione, poi finalmente si potrà aprire la seduta consiliare
3. Bocciate tutte le eccezioni si apre la seduta, la maggioranza sta dimostrando grande compattezza
4. Prima di passare alla ratifica del proto dobbiamo prendere atto della variante al PRG Consortile
5. Pausa dei lavori consiliari per tenere un inutile conferenza dei capigruppo
6. I lavori consiliari stanno per riprendere, l’opposizione da segni di cedimento
7. L’UDC impedisce le riprese televisive, un atto contro il la libertà d’informazione.
8. L’opposizione stanca e frantumata lascia solo l’UDC nell’azione di becero ostruzionismo
9. Primi interventi sul punto, il voto storico si avvicina
10. L’UDC pensa che l’ENI sia affidabile quanto l’azienda quagliarulo di Roccasecca. Assurdo!!
11. Consiglio Comunale APPROVA!!! Un po’ stanco, ma entusiasta di aver contribuito a scrivere una pagina storica x Gaeta!

Proposte Contrasto Disoccupazione Giovanile, 2 Sostenitori Illustri

Avevo avanzato dalle pagine del mio Blog un qualcosa di molto simile alla proposta lanciata oggi dalle pagine del Corriere della Sera dagli illustri economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Per provare ad intervenire sulla piaga della disoccupazione giovanile, anche Alesina e Giavazzi condividono, e lo dico con una certa soddisfazione personale, l’idea di mettere insieme Contratto Unico di Lavoro (formula di Tito Boeri) con meccanismi di detassazione per i lavoratori più giovani. Ne dubito, ma speriamo che almeno loro possano essere ascoltati dal Governo Berlusconi.