Regione Lazio, fare piazza pulita!

“Sacrosanto che il PD continui a rivendicare estraneità da certi comportamenti e a marcare le differenze, ma dopo arresto dell’ex-capogruppo IDV Maruccio, si certifica e cementifica nell’opinione pubblica un’idea di malaffare e immoralità trasversale a tutto il Consiglio Regionale del Lazio”.  Sottolinea il Vicepresidente Fabio Luciani: “Il PD Lazio sono convinto che sosterrà con forza Nicola Zingaretti nel trasformare il ‘Fare Piazza Pulita’ –  che ha accompagnato la presentazione della sua candidatura a Presidente della Regione Lazio per il centrosinistra – in sangue e ossa della nostra proposta politica per il Lazio” – E conclude l’esponente democratico: “I cittadini della nostra Regione attendono cambiamenti radicali e una politica che sappia, nella gestione della cosa pubblica, rimettere di nuovo al centro etica pubblica e moralità.”

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Una legge sui partiti, subito!!

La Magistratura indaghi a fondo e scopra tutte le ruberie. Non faccia sconti a nessuno. L’ultimo indagato (Maruccio, Idv) dello scandalo Regione Lazio mette in luce anche un’altra urgenza. Bersani lo dice da tempo, purtroppo è anche l’unico a parlarne, ma in Italia abbiamo un estremo bisogno di una legge sui partiti. Per carità le cose forse non sono direttamente connesse, ma la deregulation certo non aiuta. Per essere chiari e espliciti,  un Consigliere Regionale del PD non avrebbe mai potuto ricoprire contemporaneamente il ruolo di segretario regionale, capogruppo e tesoriere del nostro gruppo regionale. Le nostre regole e il nostro statuto lo vietano. Il PD è sicuramente l’unico partito dotato di sangue e ossa, e soprattutto di democrazia e regole. Ma il PD da solo non potrà reggere “tutta la baracca”, serve una legge di sistema sui partiti. Facciamola, subito. I “cazziatoni” e le epurazioni in rete di Di Pietro non bastano, per dire.

La Mozione Polverosa per il Porto di Gaeta

Un esempio di populismo spicciolo e di becera propaganda elettorale. Si cerca di prendere in giro i residenti del Quartiere Piaja con una mozione utile solo a rastrellare qualche voto alle prossime elezioni amministrative. Esistono già documenti di programmazione e amministrativi (molto più rilevanti della mozione regionale presentata dall’IDV) che dicono, chiariscono e ribadiscono che il porto commerciale di Gaeta deve specializzarsi sul traffico agroalimentare. Il rapporto difficile tra attività portuali e qualità della vita del quartiere Piaja andrebbe affrontato con realismo e onestà intellettuale, evitando speculazioni politiche sulla pelle dei cittadini. I traffici di un porto commerciale non possono essere definiti in maniera tabellare per legge, o in questo caso per mozione. Le istituzioni pubbliche possono orientare la natura dei traffici di un porto con interventi su infrastrutture e viabilità, per esempio. Per il porto commerciale di Gaeta si potrebbe migliorare e intensificare il dialogo e le sinergie tra Istituzioni, imprese e operatori portuali. Si potrebbero incentivare progetti industriali e investimenti che servono a dare piena attuazione agli indirizzi merceologici agroalimentari stabiliti dal piano regolatore del porto vigente (adottato con delibera del Consiglio Comunale n. 75 nel lontanissimo 1999 e approvato successivamente con delibera di Giunta Regionale n. 123/2006). Insomma, se non si vuole rimanere esclusivamente su un piano astratto e propagandistico, difficilmente si potrà prescindere tout court dalle esigenze produttive e commerciali delle imprese presenti sul territorio, salvo che non si voglia ottenere una delocalizzazione di massa delle attività imprenditoriali non operanti nel settore agroalimentare.
I problemi urgenti da risolvere, cari amici dell’IDV, sono ben altri e riguardano la capacità delle istituzione e della politica di riuscire a tenere insieme la difesa del lavoro e dell’occupazione con la tutela della salute dei cittadini. Non servono dunque ulteriori atti di pianificazione strategica, ma servirebbe (quasi banalmente) far funzionare meglio i controlli di legge e richiedere alle autorità competenti di emanare nuovi e più restrittivi regolamenti da applicare allo scarico di merci polverose nel nostro porto, che si trova, come noto, a poche centinaia di metri dalle abitazioni. D’altronde inseguire il Coordinatore del PDL di Gaeta sul terreno del populismo è uno sport dipietrista che mi appassiona poco e soprattutto non risolve nessuno dei reali disagi dei residenti del quartiere Piaja. Dopodiché chiedo anche all’IDV di Gaeta e al loro candidato Sindaco Di Maggio di provare a rispondere alle seguenti semplici domande:
1. Se pensano che sia realmente sostenibile dal punto di vista economico e sociale non consentire lo scarico nel nostro porto di merci non agroalimentari anche se richieste dal sistema produttivo del comprensorio.
2. Se pensano, per fare un esempio concreto, che sia opportuno e immaginabile vietare lo scarico nel nostro Porto di materie prime fondamentali per la produzione dello stabilimento industriale delle Pozzi-Ginori.
Infine, è giusto ricordare che il Consiglio Comunale di Gaeta in molte sedute ha discusso dei disagi del Quartiere Piaja connessi allo scarico delle merci polverose nel porto commerciale. Vi riporto il mio intervento in una seduta del Consiglio Comunale (anno 2009) in cui era prevista l’audizione del Presidente dell’Autorità Portuale. Una seduta in cui i consiglieri comunali di tutti gli schieramenti politici, di maggioranza o di opposizione, potevano avanzare proposte, idee o segnalare problemi connessi al Porto Commerciale di Gaeta. Nel verbale di quella seduta del Consiglio Comunale non sono riuscito a trovare traccia di un intervento di consiglieri comunali dell’IDV, se volete aiutarmi nella ricerca potete cliccare QUI.

Estratto Seduta 16 novembre 2009 – Audizione del Presidente dell’Autorità Portuale di “Civitavecchia – Fiumicino – Gaeta” On.le Fabio Ciani.

INTERVENTO DEL CONSIGLIERE – (Fabio Luciani) Grazie, Presidente. Io non vorrei entrare nel campo delle sterili contrapposizioni con i rappresentanti della minoranza. Intanto, Presidente, la volevo ringraziare a nome, penso, di tutti i Consiglieri di maggioranza, del Partito Democratico di tutta la città di Gaeta per essere qui oggi presente, in audizione in questo Consiglio Comunale. Lei ha fatto un discorso molto serio, ha richiamato il concetto che la portualità non può essere vista come un qualcosa connesso alla singola città. È un sistema che abbraccia più città, è un sistema che fornisce dei servizi a tutta l’economia, che non è solamente una scala locale ma una scala più estesa e io, da economista, quando guardo i bilanci delle società italiane vedo che, purtroppo, paghiamo ancora un gap enorme in termini di competitività proprio nel settore dei trasporti e della logistica. I costi di trasporto, purtroppo, per le imprese italiane pesano ancora troppo e questo è un elemento di svantaggio competitivo rispetto a concorrenti europei, concorrenti del sud-est asiatico, concorrenti di oltre oceano. Questo richiamo, però, ad una visione più generale non può prescindere però da un fatto che anche lei stesso ha sottolineato, che le città che sono sede di porto in qualche modo hanno anche sulle proprie spalle gli svantaggi legati, diciamo, a questa presenza del porto in termini ambientali e in termini di viabilità. Il meccanismo che serve a far funzionare la presenza di un porto in una città e a renderlo
sostenibile socialmente è il fatto che prevalgono su questi costi i benefici. Questi benefici devono partire dal fatto che le ricadute occupazionali che lo sviluppo del porto commerciale di Gaeta può, appunto, generare devono essere di prevalente beneficio, appunto, della città di Gaeta e delle città limitrofe. Questo è un elemento fondamentale, perché nel momento in cui questi benefici non sono tali da compensare i costi sociali e
ambientali che la presenza di un porto nella propria città può generare, questo a lungo termine genera questo corto circuito con la cittadinanza. Io penso, Presidente, che lei ha ricevuto dal suo predecessore un’eredità difficile e l’antipatia che questa città ha avuto nei confronti dell’Autorità Portuale nasce dalle autore promesse che l’ex Presidente Moscherini… ne parlava anche il Capogruppo Magliozzi… ha messo tante cose in cantiere, purtroppo non ne ha realizzata neanche una. A differenza, caro Presidente, di quello che si sta vedendo in questi giorni al porto commerciale di Gaeta che sono, lo ricordo, il più importante investimento infrastrutturale in corso in tutta la Regione Lazio. E a questo gli va, caro Presidente, un ringraziamento. Un ringraziamento anche perché anche noi, come Amministrazione… è vero, come sottolineava anche la Consigliera Rosato, non siamo stati molto lineari nel fornire indicazioni chiare, all’Autorità, su quali erano, appunti, gli indirizzi che volevamo dare allo sviluppo commerciale del porto di Gaeta. È anche vero che negli ultimi mesi, anche grazie alla presenza dell’Assessore Di Perna, Assessore del Partito Democratico, nostro Assessore, questi rapporti sono migliorati di tanto e i risultati si iniziano a vedere. Presidente, lei l’ultima volta che è venuto in questo Consiglio Comunale io le ho sottolineato delle cose, le ho sollevato alcuni problemi che insistono sul territorio della città. Un tema molto sentito dalla popolazione e dalla cittadinanza è il tema delle merci polverose. Io, a distanza di mesi, noto con una certa soddisfazione che molto è stato fatto che, però, Presidente, ancora qualcosa bisogna fare, bisogna continuare a lavorare in quella direzione. Quella è la direzione giusta e l’indirizzo agroalimentare del porto di Gaeta non può che andare in quella direzione. Quindi, noi sosteniamo, diciamo, questa direttrice di sviluppo del porto commerciale che va, appunto, verso merci pulite e merci non polverose che hanno un impatto molto forte soprattutto sui cittadini di Gaeta che
vivono in prossimità del porto commerciale e quindi, Presidente, noi sottolineiamo che questa è la direzione giusta e che vogliamo continuare a perseguire quella strada. Non vorrei dilungarmi più di tanto, so che… per dare spazio anche agli altri Consiglieri di maggioranza. Quindi, Presidente, l’auspicio che questa collaborazione che si è instaurata con questa Amministrazione vada avanti, che ci siano appunto sempre maggiori momenti di confronto, di collaborazione per definire insieme le traiettorie di sviluppo del porto commerciale di Gaeta e di tutto il territorio. Grazie.

Salvatore Di Maggio dopo Bevilacqua e Alla: quello che la politica e la sinistra non dovrebbero mai essere

E pensare che qualcuno ha attribuito a lui, Salvatore Di Maggio, la frase celebre: “I partiti non sono autobus”. Leggendo quello che scrive il Capogruppo Consiliare del PD di Latina su il Candidato Sindaco Di Maggio, capirete quanto la sua affermazione di principio e di presunto attaccamento al partito democratico fu un “tantino” poco lungimirante.

Di Giorgio De Marchis
Fonte: www.giorgiodemarchis.it

Leggo con grande curiosità le dichiarazioni del neo e pluri candidato sindaco di Gaeta Salvatore Di Maggio fino a qualche giorno fa consigliere provinciale del Partito democratico e tutt’ora consigliere provinciale in cerca di nuovo approdo.
Non entro nel merito della scelta e delle politica gaetana – da tempo la mia posizione è chiara: io avrei schierato già da anni il Pd a sostegno del sindaco Raimondi e mi auguro che il Sindaco abbia il coraggio e la lungimiranza di “aprire” al PD – perchè come si dice in questi casi contano molto le dinamiche locali che vanno senz’altro rispettate anche se non sono condivisibili.
Mi lascia senza parole invece l’atteggiamento di Di Maggio che segue la strada tracciata dai suoi colleghi predecessori Loreto Bevilacqua e Rossano Alla: dichiarano di essere il nuovo scrivendo la peggiore pagina della loro storia politica.
In Provincia sono arrivati solo grazie ai voti del Partito democratico (con il sistema elettorale uninominale in ogni collegio si può presentare un solo candidato), ma quando decidono di abbandonare il partito che li ha portati in Via Costa non pensano affatto di lasciare la poltrona, a questo punto inopportunamente occupata.
Questa corsa personalista ha finito per minare qualsiasi credibilità della politica e rischia di insidiare quella di tutti i personaggi che girano intorno a questa giostra che sembra impazzita.
Ricordo che solo un anno fa il commissario regionale del Pd Vannino Chiti si complimentò con me perché diversamente da tanti candidati usciti dalle primarie avevo deciso di sostenere il vincitore di quelle elezioni per scegliere il nostro candidato sindaco invece di creare una mia lista civica che sostenesse una mia candidatura come primo cittadino, come invece è usanza comune.
Non restai meravigliato di quel complimento: per me era del tutto naturale e logico sostenere il mio partito e il candidato che gli elettori avevano scelto.

Salvatore Di Maggio: “Io sono il nuovo”

Il titolo dell’articolo del Messaggero di Sandra Cervone sintetizza con “Io sono il nuovo” la lunga conferenza stampa di presentazione del candidato Salvatore Di Maggio. Se davvero, Di Maggio, avesse affermato ciò, sarebbe quantomeno paradossale, ma soprattutto esilarante per un politico di sinistra copiare B. nella comunicazione politica. «Io sono il nuovo in politica» lo diceva anche Berlusconi solo fino a qualche settimana fa. Nella speranza di cancellare dalla testa dei suoi antichi fan gli ormai 18 anni sulla scena politica e 8 passati a far danno a palazzo Chigi. In politica, peraltro, il candidato Sindaco di SEL, IDV e Comunisti Italiani è  arrivato anche qualche anno prima di Berlusconi. Mi verrebbe da consigliargli di rinunciare a slogan berlusconiani, ma poi, pensandoci bene, rinuncio a dare consigli a chi ha iniziato a fare il Consigliere Comunale quando il sottoscritto era bambino e frequentava la seconda o terza elementare, al massimo. Sia chiaro, il rinnovamento non è questione anagrafica o generazionale, ma è qualcosa che va oltre. Il problema è più generale e strutturale, riguarda tutti i settori della società, non solo la politica e attiene la classe dirigente italiana nel suo complesso.  Il rinnovamento di una classe dirigente, politica e non,  dipenderà dalla capacità di rendere la sua formazione più meritocratica e dall’introduzione di gradi crescenti di trasparenza per la sua selezione e valutazione. La candidatura di Salvatore Di Maggio è a mio avviso un esempio su scala cittadina di selezione della classe dirigente che fa a pugni con un qualsivoglia progetto di  rinnovamento della politica e dei suoi metodi. Con metodo democratico il centrosinistra nel 2007 scelse l’Avv. Lino Magliuzzi come suo candidato Sindaco, oggi invece con metodo partitocratico IDV, SEL e Comunisti Italiani propongono ai cittadini il candidato sconfitto alle primarie del 2007. Se questo è il nuovo, andiamo male, anzi siamo quasi alla restaurazione e al ritorno dell’ Ancien Régime. Sono tre le cose che chiedo ai partiti, e soprattutto al mio di partito: rinnovamento, rinnovamento e rinnovamento. Dei metodi prima che delle persone, anche a Gaeta.

Trota Party

“No Trota? No Party” sembra lo slogan che riassume lo spirito familistico di alcuni Partiti nostrani. Di Pietro come Bossi. Almeno nella promozione politica della prole. Analogie chiare, LegaNord e IDV condividono anche la scelta del nome del Leader nel simbolo. Per questo ed altri motivi, il buon Tonino sulla vicenda della candidatura del figlio a consigliere regionale in Molise, dovrebbe evitare dichiarazioni spericolate in cui chiarisce che il figlio Cristiano: “si candida per andare a fare il consigliere regionale, se i cittadini lo vorranno. Perché sia chiaro: sono state e sono tutte elezioni in cui Cristiano deve chiedere la preferenza sul suo nome, non sul mio. Non va nel listino o nella lista bloccata”. “E’ stato trattato come tutti. Ha fatto la trafila come tutti. Da dieci anni, e anche oggi, attacca manifesti e raccoglie firme per i referendum come tutti gli iscritti all’Italia dei Valori”. Perché le repliche possono metterlo in difficoltà, e la risposta ufficiale della LegaNord a difesa del primo Trota, Renzo Bossi, è stata immediata e circostanziata: “il consigliere Renzo Bossi è stato eletto con 12.899 preferenze a Brescia. Il più votato in assoluto. A soli 22 anni, ha conquistato un numero di preferenze pari a tre volte rispetto a quelle totalizzate dal secondo in classifica”. Il comunicato della Lega precisa anche che il Trota padano “non è stato mai messo nel listino o nella lista bloccata come ha affermato erroneamente il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Non ha mai avuto un’elezione sicura in Parlamento. E contrariamente da quanto da lui affermato, ha sempre lavorato nel movimento”.

Il Toto-Assessori di Gaeta, che noia…

Dopo mesi di discussione e confronto politico-programmatico siamo riusciti a trovare la cosiddetta “quadra”. La verifica di maggioranza si è conclusa con la firma di un documento politico. il Sindaco di Gaeta ha reso anche pubblica la cosa in una recente conferenza stampa. Tutti contenti, certo. La maggioranza si è pure allargata, è entrato l’IDV, mica una roba da poco. Detto ciò, in questi giorni su stampa e blog locali è decollato il poco interessante Toto-Assessori , che appassiona solo noi addetti ai lavori, lasciando invece indifferente il 99,9% dei cittadini di Gaeta. La colpa non è certo della stampa o dei giornalisti, che fanno il loro lavoro. La colpa è nostra, intesi come parte politica. Di chi dovrebbe decidere e non lo fa, ma soprattutto di chi gioca ad allungare i tempi, sperando che qualcosa succeda, e si possa provare a riconquistare la Contea di Nizza e della Savoia. Io non ci sto, per dirla alla Scalfaro. La parola d’ordine è “decidere”, ora. Ai cittadini non interessano le alchimie politiche e le strategie tardo-cavouriane, il programma c’è e le cose da fare non mancano, andiamo oltre. Please.