Nessuno è capace, con le Larghe Intese.

Monti Letta RenziMonti, Letta, Renzi. Non è una questione di capacità o incapacità di qualcuno, è lo schema politico ad esser sbagliato. Con le larghe intese si va a affondo, punto. Nessuno è in grado di risollevare, riformare o cambiare alcunché. E poi, il Governo di un Paese trasformato in un concorso di bellezza o una prova attitudinale, considerando elettori e democrazia orpelli inutili, preoccupa e tanto. Prima usciamo da questo incubo meglio è, per tutti.

Il Campanello di Palazzo Chigi

Nel suo editoriale Scalfari, in soldoni, dice sul Governo Renzi:

  1. La maggioranza è quella del primo Governo Letta, con dentro Berlusconi.
  2. Il programma economico sarà quello messo a punto da Sacconi e Letta, decimale più decimale meno.
  3. Consiglia a Letta di fare a Renzi quello che Renzi ha fatto a lui.

Insomma. Settimane di risse, di scontri cruenti, di cambi e ricambi di verso, di accuse di tradimento dentro e fuori il PD, tutto questo ed altro, per fare cosa? Cambiare l’etichetta sul campanello di Palazzo Chigi, che potrebbe essere anche la ribattuta del titolo dell’editoriale di Scalfari su Repubblica.

Semplicemente, sconcertante. Oppure, semplicemente, la verità?

Renzi-Scalfari

Il palazzo gode, il paese piange.

Noi votiamo contro il rinnovo quadriennale delle larghe intese. Nel Paese delle scelte obbligate nessun cambiamento è possibile, ma questo Paese non esiste. Esiste invece un’Italia sofferente a cui, i Governi tecnici prima e quelli delle larghe intese poi, non hanno fornito risposta alcuna.

Non è colpa di Letta, è lo schema politico a non funzionare, insistere è un azzardo per il PD e un rischio incalcolabile per il Paese.

Mai con Berlusconi, mai più larghe intese. Sono frasi che ancora echeggiano nella mia testa, come un tormentone. Non è più un problema di semplice incoerenza, ma siamo oltre, la chiamerei (passatemi il termine)  incoerenza geometrica, ovvero facciamo l’opposto di quel che diciamo. #mobbasta #IostoconCivati

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Le Primarie di Palazzo

Cambiare Premier senza cambiare maggioranza ed impianto politico non sposterà di una virgola l’azione del Governo. Le staffette portano sfiga, sono liturgie da vecchia politica democristianissima, e sostituire l’uomo al comando senza rovesciare la prospettiva politica delle larghe intese non porterà a nulla di buono. Le primarie di palazzo, mettiamola così,  non ci entusiasmano. Renzi in versione D’Alema diciamo che non ci convince e, che pur non avendolo votato,  ci tengo tantissimo  a Matteo. Non perché abbia cambiato idea sulle mie scelte congressuali, ma semplicemente perché  dalle sue scelte passano le sorti del PD e del mio Paese.

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Eversione Fiscale

Dopotutto qualcuno si meraviglia dello scontato.  Non aver previsto neanche certe reazioni è sintomo di inadeguatezza politica, anzi di inadeguatezza a tutto tondo. Se decidi di governare con Berlusconi, una condanna definitiva per frode fiscale non può certo prenderti di sorpresa.  Come non può sconvolgerti una risposta immediata ed  eversiva da parte del CAV alla sentenza della Cassazione di ieri.

La questione “era” ed  “è” a monte, un governo politicissimo di legislatura con Berlusconi non andava né pensato né tantomeno realizzato.

La posizione del PD espressa da Epifani resta largamente insufficiente.  Dire che il PD farà applicare la sentenza (decadenza d’ufficio del senatore B, per capirci) è una bestiale ovvietà, ci mancherebbe che il nostro partito si spinga fino al contra legem pur di salvare le larghe intese. E poi, però, non dire ancora nulla sulle prospettive del Governo e delle sue priorità, conferma una preoccupante navigazione a vista di quello che giornalisticamente è stato battezzato “correntone” e del nostro segretario-traghettatore Epifani.

Per un congresso alla Franceschini (edizione 2009)

Franceschini 2013 

Oggi parla di fine del bipolarismo, della  necessità di separare il Candidato Premier dal Segretario,  di limitare agli iscritti l’elezione del segretario nazionale e che il nostro dibattito congressuale sia semi-libero non potendo rompere troppo le scatole alle larghe intese e al Governo Letta.

Franceschini 2009

“Fin dalla nascita del partito democratico ha scelto di affidare agli iscritti le scelte del partito e l’elezione degli organi territoriali, ma che a loro si affiancassero gli elettori da chiamare nei momenti delle grandi scelte, come certamente una grande scelta è l’elezione del segretario nazionale. Non offriamo barriere, gli elettori del PD non sono estranei sono parte di noi sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni civili quelli che ci sostengono nelle campagne elettorali.  Ecco perché difendo questo equilibrio e perchè penso che le primarie del 25 ottobre saranno un altro momento importante per noi e per tutta la democrazia italiana. Io voglio un partito solido, ma solido nel 2009 non significa rispolverare i modelli di cinquant’anni fa,  si può fare un partito solido e moderno”.

Video integrale – Un partito aperto, un partito solido – D. FRANCESCHINI 2009

Non so voi, ma io preferisco decisamente il Franceschini edizione 2009 e voglio anch’io un partito moderno, aperto e pure organizzatissimo.  Lui ha cambiato idea, diciamo. Noi no,  e per farci sentire possiamo firmare QUI.

Alfanistan

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con...

Fare chiarezzza, verificare le responsabilità fino in fondo, certo. Ma come ricordato dall’ottimo Felice Casson non può essere Alfano (il sospettato numero uno, ndr) ad accertare fatti e responsabilità. Al netto delle indagini che ci saranno, il caso dell’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov fa’ passare nella comunità internazionale, ancora una volta, l’Italia come un piccolo Paese, poco affidabile e amico pure dei dittatori. Ottimo, direi.

Alternative invisibili

governo-di-scopoLe abbiamo distrutte tutte noi, più o meno, le alternative al Governo politico col PDL. Se siamo finiti a vivere nel “Mondo ad alternative zero” ce la siamo cercati un po’, anzi tanto.  Ma poi, le cose non stanno proprio così, come sempre. La via è stretta, ma la scelta finché c’è vita e politica c’è sempre. E non mi capacito, e con me penso molti milioni di elettori (non solo del PD), che dopo aver già vissuto l’esperienza Monti sulla pelle del PD e degli italiani, debba nascere per forza un governo politico di larghe intese con prospettive di legislatura.

E poi, è noto pure ai bellissimi sassi di Matera, che questa stramba maggioranza dopo pochi mesi le toppa tutte e non regge alla prova del governo? Allora, perché riprovarci al quadrato?

L’alternativa c’è: si chiama Governo di scopo. Pochi punti per salvare l’economia e le famiglie, senza Ministri indigeribili per tutti, poi si torna al voto, magari dopo aver cancellato anche quello scempio della democrazia chiamato porcellum.

Espulsi per coerenza

CambiamentoContinuo ad essere d’accordo con le cose che il PD diceva fino a ieri l’altro. Una posizione netta e chiara, per un governo del cambiamento. Adesso, continuo a pensarla così, voglio rimanere leale verso i principi del progetto Italia Bene Comune presentato agli italiani, sono disponibile a un governo di scopo, ma  rimango contrario ad un governo politico col PDL. Il mio partito mi spieghi perché dovrei andare fuori dal PD come sostengono, per esempio, i vari Boccia, Fioroni, Franceschini.

«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013).

«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali» (Enrico Letta, 29 marzo 2013).

«Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana» (Pier Luigi Bersani, 6 marzo 2013)

«Il governissimo non è la risposta ai problemi» (Pier Luigi Bersani, 13 aprile 2013).

«Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori» (Pierluigi Bersani, 8 aprile 2013).

«Se si pensa di ovviare con maggioranze dove io dovrei stare con Berlusconi, si sbagliano. Nel caso io, e penso anche il Pd, ci riposiamo» ( Pierluigi Bersani, 2 ottobre 2012).

«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).

«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).

«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).

«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).

«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).