Congresso PD, non sarà una sfida tra filogovernativi.

Tutti i sondaggi lo confermano da mesi.  La sfida sarà tra Renzi e Civati. Sarà un confronto tra modelli di rinnovamento alternativi. Tra radicale discontinuità e continuismo a targhe alterne con il Governo Letta-Alfano. Tra una sinistra moderna e la versione 2.0 del Lingotto. Tra una leadership collettiva e una carismatica. Un confronto tra proposte decisamente diverse, che faranno il bene del PD e di tutti quei giornali che, come ha fatto il Corriere della Sera oggi,  scopriranno quanto sia meno scontato e noioso del previsto (o preordinato) il congresso del partito democratico.

La partita del secolo, per dirla con una metafora calcistica, non si giocherà  tra i due filogovernativi Renzi e Cuperlo. La partita vera sarà tra Matteo e Pippo, in un campo per nulla neutro al governissimo. Un congresso dove non ci saranno scontri generazionali, ma si parlerà del merito delle proposte e di sicuro la durata e il programma del Governo saranno due temi di confronto fino al 8 Dicembre.

Evviva.

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Rinnovamenti possibili

Con buona pace di qualche giornalista e sondaggio prezzolato non sarà una sfida Renzi vs Cuperlo. Un confronto che correva il rischio di trasformarsi nel noiosissimo refrain nuovo-vecchio, ex-Dc contro ex-Ds, oppure su chi avesse imbarcato meno apparato dell’altro.

Sarà invece una sfida tra modelli di rinnovamento alternativi. Civati vs Renzi. Una sfida non tra carte d’identità, ma tra visioni della società, della politica, della sinistra, del partito, del governo alternative.

La partita resta apertissima, adesso anche per i sondaggi.

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Larghe Differenze

Una sintesi delle posizioni sulle larghe intese dei 3 candidati alla segreteria del PD. Un esercizio che potrebbe esser ripetuto anche su altri  temi o questioni di fondo.

Renzi:  a lui le larghe intese piacciono a targhe alterne. Un giorno tifa per Letta e il giorno dopo lo critica, anche duramente. Non fissa scadenze, non dice molto su cosa dovrebbe fare il governo, lo esalta e lo butta giù spesso su temi estemporanei e fumosi . Unica richiesta ricorrente la legge elettorale, per ora.

Cuperlo:  parla di semestre europeo. Le larghe intese dovrebbero in soldoni durare fino al 2015. Un eternità, nel quale provare a ricostruire il PD e il campo del centrosinistra.  Mission impossible, anzi è probabile che si verifichi il perfetto contrario.  Far durare così a lungo le larghe intese rischia di farlo sparire definitivamente il PD,  per non parlare dell’alleanza con SEL.

Civati: contrario alle larghe intese da sempre. Vuole costruire un Pd che recuperi il rapporto con Nichi Vendola e con SEL, in un centrosinistra che va da Stefano Rodotà a Romano Prodi. Le larghe intese non devono durare un minuto in più del necessario e per far ciò serve un governo di scopo che ridia fiato all’economia, faccia una legge elettorale e approvi la legge di stabilità. In primavera  poi ritorno alle urne.  In democrazia funziona pressappoco e dappertutto così, ma da noi, come spesso accade,  le anomalie si travestono da normalità. E chi sostiene posizioni ragionevoli, si trasforma in un dissidente.

Bocciata la sinistra

Il documento dei Lettiani è più indigeribile che sorprendente. Un documento che cita  a vanvera Moro e Berlinguer, l’ennesimo. Un documento che più di rilancio della sinistra nel nostro Paese,  cerca di archiviarla e anche in fretta. I Governi alla Letta-Alfano diventano il fine ultimo di tutto.  Il partito democratico diventa un semplice trampolino o anticamera di Palazzo Chigi. E agli italiani che chiedono più salari, più diritti, più merito, più scuola, più uguaglianza, più ambiente e così via. Si risponde che Il loro voto va interpretato, astratto e ricondotto ad una semplice e generica domanda di governo. Un governo che diventa fine supremo di ogni cosa e sul cui altare possono e devono essere sacrificati valori, programmi, elettori, segretari, candidati premier.

Cari Boccia & Co, questa non è più sinistra né di lotta né di governo, è un’altra cosa che si chiama potere per il potere. Lasciate perdere, e soprattutto lasciate perdere la sinistra. Per favore.

 

Le cose cambiano, Cambiandole

Fabio Luciani Reggio EmiliaUna tre giorni di dibattiti, di partecipazione, di confronto aperto a tutti, ma proprio a tutti. Alla pari, senza gerarchie, senza capi, senza preclusioni verso nulla e nessuno. Nel mio intervento al Politicamp ho parlato della forma partito e della necessità di avviare una riflessione collettiva partendo dallo straordinario contributo di Fabrizio Barca.  Ma a Reggio Emilia abbiamo parlato soprattutto del futuro del PD e del Paese, di proposte e non di regole, di idee e non di correnti. Di ambiente, di uguaglianza, di formazione, di lavoro, di diritti. E questo faremo, nel congresso. E questo è il senso profondo di una leaderhip collettiva rappresentata da Pippo Civati.

Tutto il resto è noia.

I più lucidi e propositivi, che parlano di cose, non fanno tattica e pensano alla rinascita del progetto PD sono Fabrizio Barca e Pippo Civati.

 

Tutto il resto è noia, canterebbe Califano.

Franceschini che punta tutte le fiche sull’eternità del Governo Letta .

Letta e Lettiani in trincea per un governo che duri il più possibile e un PD che non rompa troppo le scatole alle larghe intese.

Epifani non sa che pesci prendere,  e si barcamena tra il ruolo di muro di contenimento per il Governo Letta, il rimpasto dello statuto e il rinvio del congresso.

D’Alema che lancia dalla Gruber la leadership di Renzi.

Dalemiani riflessivi che candidano Cuperlo alla segreteria PD.

Bersani che riabilita indirettamente i 101 traditori paventando un rischio di scontro civile, o addirittura di civiltà, se al Quirinale fosse andato Romano Prodi.

Un triunvirato bersaniano scrive un documento di un’altra epoca che chiude alle primarie e avverte sul rischio leaderismo sudamericano nel PD.

I giovani turchi che continuano a litigare e si dividono sempre più  in tardo-montiani, pro-lettiani, anti-lettiani, post-dalemiani e bersaniani di ritorno.

Veltroni che oggi da oggetto della rottamazione renziana diventa main sponsor di Matteo per la corsa alla segreteria PD.

Fioroni e Fioroniani che restano alla finestra e osservano tutti i movimenti, prima di schierarsi, alla consueta ricerca del treno giusto con destinazione stanza dei bottoni.

Se dimentico qualcuno o qualcosa, tipo leader, correnti o spifferi è una scelta voluta, perché anche a scriverle certe cose la noia è tanta, micidiale. Perdonatemi.

#NessunoTocchiLoStatuto del PD

Le amministrative ci consegnano un astensionismo mai visto e un PD alternativo alle larghe intese vincente. Il PD dei territori è in salute, quello nazionale in terapia intensiva dopo il rigore a porta vuota sbagliato alle politiche di febbraio. Il PD nazionale va rianimato nella proposta, aperto alla partecipazione, rinnovato nella classe dirigente, giammai chiuso e dato in pasto alle correnti e al governissimo. Primarie aperte, apertissime e congresso subito, anzi a norma di Statuto. Nessuno Tocchi Lo Statuto del PD è la campagna che dovremmo lanciare nei prossimi giorni. Non per deleggittimare il lavoro della commissione appena nominata da Epifani, ma per evitare che dopo i rigori sbagliati arrivini pure gli autogol, per dire.

NessunoTocchiLoStatuto

Superlativi assoluti del PD

CopertinaTotale VotantiRipescare buoni candidati di (e per) stagioni passate, equilibratori di spinte correntizie oppure intellettuali sopraffini ignoti alla casalinga di Voghera, non mi sembrano scelte in grado di portare fuori il PD dal guado del Governo con Berlusconi e soprattutto il nostro Paese dal suo declino e dal suo stato d’ingovernabilità.

Eppoi,  se dopo il governissimo arrivasse pure il partitissimo (per dirla alla Civati), perché la partita congressuale scegliamo di  giocarla a porte chiuse,  il prossimo superlativo assoluto sarà da applicare all’incazzatura dei nostri elettori.

Epifani, il congresso che verrà e le mozioni del 2009

PD, assemblea nazionaleAvrei preferito da Epifani parole più chiare sul nostro ruolo nel Governo, ma anche su date e modalità del congresso.  Avrei preferito una scelta in più netta discontinuità con un gruppo dirigente che ci ha portato errore dopo errore e con l’aiuto di 101 traditori ad un Governo politico con Berlusconi. Se Epifani pensa di rifondare un partito, di cui lui non è stato fondatore, prima del congresso, cambiando le regole del gioco quando le squadre sono già in campo, troverà un muro umano e democratico a impedirglielo.

Il congresso deve essere aperto agli iscritti, agli elettori e a tutti quelli che hanno a cuore il PD.  Ieri, purtroppo, in assemblea ho ascoltato anche alcuni  interventi che parlavano della necessità di restringere la partecipazione al congresso  ai soli iscritti. Una posizione fuori dalla realtà e dalle previsioni del nostro statuto. Si chiede di abolire uno strumento di partecipazione democratica su cui abbiamo fondato il partito democratico, tanto per chiarirci. Non solo. Dovrebbe farlo nelle prossime settimane, sotto la guida di Epifani, un’assemblea nazionale rappresentativa di mozioni congressuali 2009 in cui nessuna sosteneva questa tesi, dell’abolizione. Un assurdo che supererebbe ampiamente il limite del buon senso e della legittimità democratica. Fermatevi, anzi toglietevelo proprio dalla testa (subito).

Le Mozioni Congressuali 2009 sulle Primarie:

Testo Integrale Mozioni, QUI.

Mozione Bersani (Chiede di metterle in sicurezza, le primarie):

“Ciò che abbiamo realizzato nei primi venti mesi è al di sotto del progetto che intendevamo perseguire. E’ successo soprattutto perché, dopo aver invocato la partecipazione popolare alle Primarie ed aver ottenuto la risposta formidabile di quasi quattro milioni di cittadini, non si è riusciti a costruire una organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli” (Il problema non sono le primarie, mi pare).

“All’indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale. Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un’insensata contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono più presenza organizzata nei territori e nella società. Abbiamo un elettorato esigente e intelligente, una forza civile  disposta a sostenerci nel voto e non solo. Il Pd deve rappresentarla compiutamente in ogni momento e in ogni sede.”

“Le primarie per l’elezione del segretario nazionale richiedono nuove regole ispirate a due criteri: non devono trasformarsi in un plebiscito e non possono essere distorte da altre forze politiche.  Le primarie vanno rese più efficaci, rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. L’albo degli elettori deve essere effettivamente pubblico e certificato.”

Mozione Franceschini (Oltre il PD, le primarie sono importanti anche per la democrazia italiana)

“Non alziamo barriere. Gli elettori del Pd non sono estranei, sono parte di noi. Sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni  civili, che ci sostengono nelle campagne elettorali, che riempiono le piazze e i comitati. Ecco perché difendo questo equilibrio e perché penso che le primarie del 25 ottobre saranno un’altra  momento importante per noi e per la democrazia italiana.”

Mozione Marino (Primarie, primarie, e ancora primarie):

“Un partito che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori. Un partito che guardi avanti e fuori, verso la società e verso il futuro. Un partito primario e dopario, capace di aprire alla società la scelta delle persone e delle idee che promuove. Un partito che si dia delle regole comprensibili e semplici, che siano rispettate.”

“Un partito che sappia coniugare strumenti moderni e antiche modalità di relazione, che sappia rinnovare un messaggio di coinvolgimento, di partecipazione, di apertura alla società”.

Un congresso per il cambiamento

bandiera2520pdIl PD apre il congresso tra le macerie, senza una chiara direzione di marcia, con una segreteria nazionale dimissionaria, con una prospettiva di un Governo Amato,  ma anche con 101 franchi tiratori entusiasti di poter guardare serenamente a destra dopo aver colpito le fondamenta di un partito democratico in cui, senza forse, non avevano mai creduto.

Dobbiamo ripartire da zero, immaginare la nuova proposta politica da offrire al Paese nei prossimi anni ed evitare di perderci solo nei rivoli di una discussioni congressuale sulla forma-partito. Sia chiaro un confronto sulla forma-partito va fatto, ma sarebbe opportuno farlo senza trattati accademici, nostalgie, o peggio ancora con proposte in rotta di collisione con la modernità.

Vorrei un partito che discutesse, prima di tutto, delle proposte da fare agli italiani per rassicurarli sulla possibilità di un futuro migliore, del ricambio totale dei metodi e delle proprie classi dirigenti, del come cancellare le correnti e la prassi dei pacchetti di tessere, del cosa vogliamo fare per recuperare mezzo secolo di ritardo su diritti, liberalizzazioni, fisco, welfare, scuola, università,  immigrazione, giovani, politiche industriali, costi della politica. Insomma, fare tutto il necessario per ritornare ad essere il PD, quello pensato da quei nobili padri fondatori come Prodi o da più semplici fondatori come me ed altri milioni di democratici e democratiche, che immaginavano di costruire un partito utile a cambiare l’Italia.