Le Tessere di Bassolino

Sono esterrefatto. Gianni Cuperlo è un ottimo candidato, lo stimo. Purtroppo dietro di lui sono sempre più visibili nubi grigie di una classe dirigente ingombrante e superata.

Ieri ha dichiarato, rispetto ad un ritorno sulla scena politica di Antonio Bassolino: “Ritorna? Buona notizia per il Pd“. Eh no, Gianni, la notizia è brutta e la tua posizione è pessima. Dovresti liberarti, anzi liberiamoci tutti, liberiamo il congresso del PD dai Bassolino e dalle loro tessere in batteria e soprattutto aiutiamo il Paese a liberarsi di una classe dirigente che ha lasciato tante, troppe macerie.

Cuperlo e Bassolino

Il Gioco del Cerino

Lo statuto non andava cambiato così: senza una discussione ampia nel partito e fuori tempo massimo.  Il patatrac sarebbe stato inevitabile, e infatti c’è stato.  E adesso parte il gioco del cerino, come sempre. Maggioranze pasticcione e decadenti provano ad attribuire ad altri le proprie responsabilità. Se ieri in assemblea nazionale abbiamo regalato agli italiani un pessimo spettacolo, la colpa è stata di chi ha giocato con le regole per quattro mesi. Di chi ha cercato di modificare lo statuto del PD a suo uso e consumo. Di chi doveva traghettarci verso il congresso e non l’ha fatto. Di chi pensa che il congresso del PD sia un problema per le larghe intese. Di chi pensa che se il PD torna a far politica rischia di far arrabbiare statisti del PDL come Brunetta e Quagliariello. La colpa è tutta di questi signori qui, non di altri.

Assalto allo Statuto

>>>ANSA/ PD: RENZI, MI FIDO DI BERSANI, OGGI NESSUNA POLEMICARenziani e Bersaniani litigano sulle regole del congresso. Da luglio che discutono in commissione e in segreteria Epifani di come modificarle e oggi scopriamo, alla vigilia dell’assemblea che dovrà avviare il congresso, che le posizioni sono distanti. Evviva.

In questo pasticcio-dem c’è un errore di fondo, di metodo democratico, che è anche lo stesso che si commette per la riforma elettorale. Le regole non si cambiano con le squadre già negli spogliatoi, e soprattutto non si cambiano sulla base di sondaggi o su vantaggi presunti di una parte.  Si cambiano per il bene di tutti e in tempi non sospetti. Per cambiare uno Statuto andrebbero aperti processi partecipati dai militanti e trasparenti per i nostri elettori, lontano dai caminetti, dalle cordate e dalle commissioni lottizzate. Per dire.

Tuttavia le regole ci sono già , lo statuto del PD è lì, lo stesso con cui abbiamo eletto Bersani segretario nel 2009, andrebbe solo ri-applicato. Dopotutto per discutere di questo è tanto altro c’è il congresso. Se solo ce lo facessero fare, questo benedetto congresso, porca miseria.

Il Carro degli Evergreen

Dopo Fioroni, Franceschini, Bettini, Fassino, Veltroni, anche Bassolino con Renzi. Mancherà ancora qualcuno? Boh. D’Alema? No, ha deciso, come saprete, di nobilitare la candidatura di Cuperlo. Chi, allora? Rinuncio, anzi no, riproverò domani. Eh si, giusto riprovare, la notte porta consiglio e soprattutto ogni giorno salta qualche nuovo dirigente democratico (evergreen) sul carro di Renzi.

Correntismo Altrui

Se fosse una disciplina sportiva “Il Chiudere le correnti degli altri” nel PD avremmo tanti campioni del mondo. Basta correnti, ma basta anche parlarne e soprattutto annunciarne l’abolizione a ogni piè sospinto. E’ diventato un dibattito noiosissimo e surreale. Aboliamo pure questi proclama ripetitivi e  passiamo subito ai fatti. Le correnti sono diventate un problema, ma sappiamo tutti cosa fare. Le Aboliamo? Mah. Mi accontenterei di farle ritornare alla loro funzione originaria, trasformandole da comitati di seggiola a risorse di pensiero politico a disposizione di tutto il partito democratico.

Civati scrive alle iscritte e agli iscritti del PD

Care e cari,

vi scrivo per illustrarvi la mia opinione sulle primarie del Pd.

Come sapete, penso che le regole non debbano cambiare, che possano votare tutti coloro che intendono partecipare, che chiudere il congresso oggi sarebbe sbagliato e pericoloso.

Perché il nostro Statuto parla chiaro e perché abbiamo un’esigenza: che è quella di aprire le porte del Pd per farci entrare le persone, e non per mandarle via, come è capitato – nostro malgrado – a febbraio, e come è successo nei giorni tremendi di aprile (quest’anno, il più crudele dei mesi).

Un Pd ridotto non serve a nulla e non sarebbe più il Pd: sarebbe un PdmenoPd, per riprendere l’accusa più dura che ci viene rivolta da un po’ di tempo a questa parte.

Non importa che il segretario poi si candidi immediatamente a premier, importa che sia un segretario scelto da tanti, tantissimi, e che rappresenti iscritti ed elettori, entrambe le ‘categorie’, senza porre gli uni contro gli altri.

Importa perché il Pd deve guardare fuori di sé, e non solo al proprio interno, dire qualcosa sul partito e sul governo, insomma sul Paese. E faccia discutere tutti quanti di questo, non di quante tessere abbia questo o quel candidato.

Un congresso aperto non è solo un congresso aperto alla partecipazione, è un congresso aperto alla politica e alla società, in due direzioni, perché così deve essere un partito moderno.

L’obiezione che mi sento rivolgere spesso è che siamo un’associazione e che gli iscritti dovrebbero scegliere i vertici della loro associazione.

Solo che siamo un’associazione politica, la cui missione è quella di rivolgersi ai cittadini e agli elettori, e la sua missione supera (meglio, realizza) anche i vincoli associativi. Se siamo naturalmente rivolti verso i nostri elettori, non possiamo non esserlo al Congresso.

A chi mi chiede: “a che cosa allora servono gli iscritti?”, rispondo perciò che la questione è da osservare da un punto di vista diverso: perché gli iscritti servono solo se possono interpretare la linea politica del partito in cui militano, e possono essere coinvolti nella sua organizzazione, e anche (soprattutto!) nelle sue decisioni.

Nessuno in questi mesi si è sognato di coinvolgervi, di chiedervi come la pensiate, di far maturare insieme scelte politiche che riguardino il destino nostro e del Paese.

Le iscritte e gli iscritti devono essere informati, collegati tra loro non solo in modo gerarchico o, peggio, correntizio, devono sentirsi protagonisti perché sono messi nelle condizioni di esserlo, protagonisti.

Che cosa pensano gli iscritti al Pd dell’Imu, che ne pensano i suoi amministratori, chi ‘raccoglie’ la loro posizione? Che ne dicono degli F-35 e della modifica costituzionale? Che strumenti hanno per partecipare a queste discussioni?

Ecco, credo che un’adesione al Pd debba comportare questo tipo di domande, non all’insegna dell’egoismo dell’iscritto rispetto al semplice elettore (che dovrebbe essere un suo costante interlocutore), ma all’insegna di un suo protagonismo diretto.

Un partito aperto deve essere organizzatissimo e partecipatissimo, altrimenti non funziona. E non ha funzionato il partito solo liquido, né quello troppo solido, perché l’equivoco è che per fare il primo ci vuole il secondo. Per fare la rete, ci vuole la presenza territoriale. E per stare nelle comunità, ci vuole una rete accessibile e trasparente.

Questa è la svolta, e il bello è che la faremo insieme. E non preoccupatevi, ci sarà parecchio da fare.

Civati chi c'è dietro