Terzi e Liberi

20140223-193209.jpgOggi a Bologna abbiamo dimostrato di essere una comunità straordinaria, che discute con passione e franchezza. Ci diciamo le cose in faccia, ci ascoltiamo e decidiamo insieme. Le scelte difficili sono sempre sofferte, quando non lo sono c’è qualcosa che non va, qualcuno bara. A noi le larghe intese continuano a fare schifo, ma crediamo ancora nel progetto del PD e, al frazionismo della sinistra, preferiamo continuare a lavorare per il nuovo Ulivo e per ricostruire il centrosinistra. #terzieliberi

Rinnovamenti possibili

Con buona pace di qualche giornalista e sondaggio prezzolato non sarà una sfida Renzi vs Cuperlo. Un confronto che correva il rischio di trasformarsi nel noiosissimo refrain nuovo-vecchio, ex-Dc contro ex-Ds, oppure su chi avesse imbarcato meno apparato dell’altro.

Sarà invece una sfida tra modelli di rinnovamento alternativi. Civati vs Renzi. Una sfida non tra carte d’identità, ma tra visioni della società, della politica, della sinistra, del partito, del governo alternative.

La partita resta apertissima, adesso anche per i sondaggi.

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Meli di paura

E il Corriere si presta di nuovo a un giornalismo pessimo e ruffiano.

 

Civati scrive alle iscritte e agli iscritti del PD

Care e cari,

vi scrivo per illustrarvi la mia opinione sulle primarie del Pd.

Come sapete, penso che le regole non debbano cambiare, che possano votare tutti coloro che intendono partecipare, che chiudere il congresso oggi sarebbe sbagliato e pericoloso.

Perché il nostro Statuto parla chiaro e perché abbiamo un’esigenza: che è quella di aprire le porte del Pd per farci entrare le persone, e non per mandarle via, come è capitato – nostro malgrado – a febbraio, e come è successo nei giorni tremendi di aprile (quest’anno, il più crudele dei mesi).

Un Pd ridotto non serve a nulla e non sarebbe più il Pd: sarebbe un PdmenoPd, per riprendere l’accusa più dura che ci viene rivolta da un po’ di tempo a questa parte.

Non importa che il segretario poi si candidi immediatamente a premier, importa che sia un segretario scelto da tanti, tantissimi, e che rappresenti iscritti ed elettori, entrambe le ‘categorie’, senza porre gli uni contro gli altri.

Importa perché il Pd deve guardare fuori di sé, e non solo al proprio interno, dire qualcosa sul partito e sul governo, insomma sul Paese. E faccia discutere tutti quanti di questo, non di quante tessere abbia questo o quel candidato.

Un congresso aperto non è solo un congresso aperto alla partecipazione, è un congresso aperto alla politica e alla società, in due direzioni, perché così deve essere un partito moderno.

L’obiezione che mi sento rivolgere spesso è che siamo un’associazione e che gli iscritti dovrebbero scegliere i vertici della loro associazione.

Solo che siamo un’associazione politica, la cui missione è quella di rivolgersi ai cittadini e agli elettori, e la sua missione supera (meglio, realizza) anche i vincoli associativi. Se siamo naturalmente rivolti verso i nostri elettori, non possiamo non esserlo al Congresso.

A chi mi chiede: “a che cosa allora servono gli iscritti?”, rispondo perciò che la questione è da osservare da un punto di vista diverso: perché gli iscritti servono solo se possono interpretare la linea politica del partito in cui militano, e possono essere coinvolti nella sua organizzazione, e anche (soprattutto!) nelle sue decisioni.

Nessuno in questi mesi si è sognato di coinvolgervi, di chiedervi come la pensiate, di far maturare insieme scelte politiche che riguardino il destino nostro e del Paese.

Le iscritte e gli iscritti devono essere informati, collegati tra loro non solo in modo gerarchico o, peggio, correntizio, devono sentirsi protagonisti perché sono messi nelle condizioni di esserlo, protagonisti.

Che cosa pensano gli iscritti al Pd dell’Imu, che ne pensano i suoi amministratori, chi ‘raccoglie’ la loro posizione? Che ne dicono degli F-35 e della modifica costituzionale? Che strumenti hanno per partecipare a queste discussioni?

Ecco, credo che un’adesione al Pd debba comportare questo tipo di domande, non all’insegna dell’egoismo dell’iscritto rispetto al semplice elettore (che dovrebbe essere un suo costante interlocutore), ma all’insegna di un suo protagonismo diretto.

Un partito aperto deve essere organizzatissimo e partecipatissimo, altrimenti non funziona. E non ha funzionato il partito solo liquido, né quello troppo solido, perché l’equivoco è che per fare il primo ci vuole il secondo. Per fare la rete, ci vuole la presenza territoriale. E per stare nelle comunità, ci vuole una rete accessibile e trasparente.

Questa è la svolta, e il bello è che la faremo insieme. E non preoccupatevi, ci sarà parecchio da fare.

Civati chi c'è dietro

Per un congresso alla Franceschini (edizione 2009)

Franceschini 2013 

Oggi parla di fine del bipolarismo, della  necessità di separare il Candidato Premier dal Segretario,  di limitare agli iscritti l’elezione del segretario nazionale e che il nostro dibattito congressuale sia semi-libero non potendo rompere troppo le scatole alle larghe intese e al Governo Letta.

Franceschini 2009

“Fin dalla nascita del partito democratico ha scelto di affidare agli iscritti le scelte del partito e l’elezione degli organi territoriali, ma che a loro si affiancassero gli elettori da chiamare nei momenti delle grandi scelte, come certamente una grande scelta è l’elezione del segretario nazionale. Non offriamo barriere, gli elettori del PD non sono estranei sono parte di noi sono quelli che arrivano nelle grandi mobilitazioni civili quelli che ci sostengono nelle campagne elettorali.  Ecco perché difendo questo equilibrio e perchè penso che le primarie del 25 ottobre saranno un altro momento importante per noi e per tutta la democrazia italiana. Io voglio un partito solido, ma solido nel 2009 non significa rispolverare i modelli di cinquant’anni fa,  si può fare un partito solido e moderno”.

Video integrale – Un partito aperto, un partito solido – D. FRANCESCHINI 2009

Non so voi, ma io preferisco decisamente il Franceschini edizione 2009 e voglio anch’io un partito moderno, aperto e pure organizzatissimo.  Lui ha cambiato idea, diciamo. Noi no,  e per farci sentire possiamo firmare QUI.

Irresponsabile Coerenza

“Il Pd non doveva accettare di sospendere i lavori in Aula, ma lo ha fatto. E senza consultare i deputati.
Leggo dichiarazioni del segretario Epifani molto critiche. E allora mi domando: chi è il Pd? Cos’è il Pd?”  Fabrizio Barca

Ci richiamano ad una linea politica che non c’è (Cit. Civati). E se proprio dobbiamo dire che c’è, è quella imposta al PD dai 101. Si invita alla disciplina di partito, avendo abolito però il confronto democratico. Siamo costretti a votare contro noi stessi, altrimenti cade il Governo. Gli Otto Punti di Bersani sono diventati quasi una bestemmia e contano più le posizioni di Gasparri o Quagliariello, che le sensibilità dei nostri elettori. E tutto questo la considerano responsabilità verso il Paese. Dicono che bisogna governare con il PDL per riformare la costituzione e rilanciare l’economia. Peccato che si rinviano tutte le scelte, si assecondano atti eversivi del PDL e si apre una stagione costituente confusa e pericolosa. Ma noi tutto questo lo sapevamo già, le larghe intese sono questo, sotto ricatto permanente di Berlusconi e dei suoi guai giudiziari. E se oggi continuano a chiamarci irresponsabili noi andiamo avanti lo stesso, più determinati di prima, per il bene del Paese e del PD. Gli insulti dei vari Orfini non ci preoccupano, per noi sono medaglie, a cui iniziamo pure ad affezionarci un tantino.

#NessunoTocchiLoStatuto del PD

Le amministrative ci consegnano un astensionismo mai visto e un PD alternativo alle larghe intese vincente. Il PD dei territori è in salute, quello nazionale in terapia intensiva dopo il rigore a porta vuota sbagliato alle politiche di febbraio. Il PD nazionale va rianimato nella proposta, aperto alla partecipazione, rinnovato nella classe dirigente, giammai chiuso e dato in pasto alle correnti e al governissimo. Primarie aperte, apertissime e congresso subito, anzi a norma di Statuto. Nessuno Tocchi Lo Statuto del PD è la campagna che dovremmo lanciare nei prossimi giorni. Non per deleggittimare il lavoro della commissione appena nominata da Epifani, ma per evitare che dopo i rigori sbagliati arrivini pure gli autogol, per dire.

NessunoTocchiLoStatuto