Se D’Alema

Assemblea PDSono andato per ascoltare, per affetto e stima nei confronti di Bersani e di tanti compagni che erano riuniti oggi a Roma. Ho ascoltato un Bersani cauto, rassicurante come sempre, che ha provato a indicare una strada possibile per le minoranze del PD.
Sui maxischermi dell’Acquario di Roma campeggiava lo slogan: “L’Italia può farcela”. Certo, mi sono detto, ci mancherebbe altro. Una frase positiva ma scontata, che nasconde il vero interrogativo di fondo dell’iniziativa e in generale di tutte le minoranze e sinistre del PD. Che è “la Sinistra nel PD può farcela?”. E Come, con quali forze, con quale progetto, con quali obiettivi e tempi. Bersani è saldamente convinto che non bisogna uscire dal PD. Personalmente su questo argomento, come sapete, ho molte meno sicurezze di lui.
In un passaggio Bersani ha ricordato che il compito delle minoranze dem è quello di organizzare e rappresentare un punto di vista alternativo. Sono d’accordo, ma la difficoltà è comprendere se sia possibile farlo in questo PD, che dà la sensazione di infilare due dita negli occhi a chiunque provi a rappresentare un punto di vista diverso. L’unico a far notare questa cosa, con un intervento infuocato è stato Massimo D’Alema, che ha parlato del PD attuale come partito personale gestito con arroganza. Ecco, come dire, se il più netto e chiaro di tutti nello sfidare Renzi e la sua leadership diventa D’Alema, vieni assillato dal dubbio che forse un’alternativa vera e capace di incidere in questo PD non nascerà mai.

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Confronti impietosi, Bersani rivoluzionario.

Il provvedimento sulle liberalizzazioni del Governo è poca, pochissima cosa (leggi qui). Il grado di apertura dei mercati, la crescita della concorrenza e la tutela dei consumatori praticamente resterà invariata, se gli effetti del provvedimento fossero misurabili in termini percentuali parleremo di un miglioramento della libertà economica dei nostri mercati dello 0,1%, forse. Le lenzuolate di Bersani (leggi qui) a confronto sono state rivoluzioni copernicane, per capirci.

Bersani Prodi

Il Gioco del Cerino

Lo statuto non andava cambiato così: senza una discussione ampia nel partito e fuori tempo massimo.  Il patatrac sarebbe stato inevitabile, e infatti c’è stato.  E adesso parte il gioco del cerino, come sempre. Maggioranze pasticcione e decadenti provano ad attribuire ad altri le proprie responsabilità. Se ieri in assemblea nazionale abbiamo regalato agli italiani un pessimo spettacolo, la colpa è stata di chi ha giocato con le regole per quattro mesi. Di chi ha cercato di modificare lo statuto del PD a suo uso e consumo. Di chi doveva traghettarci verso il congresso e non l’ha fatto. Di chi pensa che il congresso del PD sia un problema per le larghe intese. Di chi pensa che se il PD torna a far politica rischia di far arrabbiare statisti del PDL come Brunetta e Quagliariello. La colpa è tutta di questi signori qui, non di altri.

Assalto allo Statuto

>>>ANSA/ PD: RENZI, MI FIDO DI BERSANI, OGGI NESSUNA POLEMICARenziani e Bersaniani litigano sulle regole del congresso. Da luglio che discutono in commissione e in segreteria Epifani di come modificarle e oggi scopriamo, alla vigilia dell’assemblea che dovrà avviare il congresso, che le posizioni sono distanti. Evviva.

In questo pasticcio-dem c’è un errore di fondo, di metodo democratico, che è anche lo stesso che si commette per la riforma elettorale. Le regole non si cambiano con le squadre già negli spogliatoi, e soprattutto non si cambiano sulla base di sondaggi o su vantaggi presunti di una parte.  Si cambiano per il bene di tutti e in tempi non sospetti. Per cambiare uno Statuto andrebbero aperti processi partecipati dai militanti e trasparenti per i nostri elettori, lontano dai caminetti, dalle cordate e dalle commissioni lottizzate. Per dire.

Tuttavia le regole ci sono già , lo statuto del PD è lì, lo stesso con cui abbiamo eletto Bersani segretario nel 2009, andrebbe solo ri-applicato. Dopotutto per discutere di questo è tanto altro c’è il congresso. Se solo ce lo facessero fare, questo benedetto congresso, porca miseria.

Il bivio, la strettoia e il vicolo cieco

Governo CambiamentoA Bersani, da tutti noi illuminati dirigenti del partito democratico, andrebbe almeno riconosciuto il merito di aver messo in campo uno straordinario senso di responsabilità non verso il partito, ma verso l’Italia.

Quanti politici al suo posto avrebbe scelto la strada più comoda del governissimo, dello scambio Governo Presidenza della Repubblica, serviti sul piatto d’argento da Berlusconi? Non saprei dire quanti, ma sicuramenti pochi. Non è cosa alla portata di tutti accettare l’ipotesi di mettersi da parte, resistere agli insulti di Grillo e al fuoco amico pur di dare agli elettori italiani quello che hanno chiesto: un Governo del Cambiamento per il Paese.

#Adesso le dichiarazioni di Renzi fanno sorridere un pochino, anche perché sono pronunciate da chi diceva, solo ieri, “mai con Monti”, “parlava di inciuci” e oggi mette frettolosamente il PD davanti al bivio: inciucione con Berlusconi o urne. E’ vero, Matteo, i problemi sul tappeto sono tanti e drammatici, ma andrebbero risolti più che usati per indicare strettoie pericolose o vicoli cechi per il Paese.

Un Governo del Parlamento, senza saggi.

romanzoquirinaleNel day after scopriamo che questi saggi nominati da Napolitano non piacciono a nessuno. PD, PDL e M5S con parole e punti di vista diversi bocciano all’unanimità il percorso scelto dal Presidente della Repubblica per dare un Governo al Paese.

Neanche a me, confesso, piace la soluzione dei 10 Saggi , non perché ci sia dentro il Quagliariello di turno, ma perché è una scelta che mette “in pausa” la democrazia. Il Parlamento è il luogo del confronto, creare surrogati o sovrastrutture istituzionali allontana la prospettiva di decisioni sagge (paradosso), trasparenti e comprensibili ai cittadini italiani.

Ci potremmo trovare in una situazione di iper-stallo, dove qualsiasi proposta avanzata dai famigerati saggi sarebbe bollata come inciucio, compromesso inaccettabile, salva B o classico topolino partorito dalla montagna (i più cattivi direbbero dal Colle).

E allora la strada da seguire per venir fuori dall’impasse potrebbe essere il Piano C proposto da Pippo Civati: un Governo del Parlamento, senza saggi o sagge badanti. Un Governo che come scrive lo stesso Pippo: “con patti chiarissimi e amicizia cortissima, sulla base dei punti che si stanno discutendo in questi giorni, e si cerca una figura che piaccia al Pd e al M5S”.

Il sottoscritto,  appartiene anche ad una generazione politica definita da qualcuno “post-ideologica”. Una generazione che non ama le trame di palazzo da prima repubblica, ne tantomeno si riconosce negli inciucioni reali o presunti della seconda, ma che neanche chiude alle diversità , anzi cerca punti comuni ovunque essi siano per costruire il cambiamento. Insomma, gli ingredienti che servirebbe per costruire un Governo utile al Paese.

Per venir via dai pasticci, si potrebbe seguire una road map semplice, semplice, di 2 punti:

  1. Far partire le commissioni parlamentari (sulle presidenze il M5s dovrebbe comprendere finalmente l’indecenza democratica del metodo proposto finora del votiamo solo i nostri candidati)
  2. in ogni commissione definire le priorità insieme, approvare  tutti i provvedimenti urgenti e in parallelo, con o senza l’assistenza dei saggi, costruire una base programmatica di un Governo del Cambiamento.

A.A.A. CUOCO CERCASI, bastano anche 3 Stelle.

cuochi-incontra-napolitanoLa palla, abbastanza avvelenata,  è ritornata nelle mani del Presidente della Repubblica. Difficilmente potrà scongelare l’incarico di Bersani, ma non sarà neanche facile trovare una personalità in grado di recuperare una situazione politica, che sembra quasi una maionese impazzita. Di chi è la colpa? del troppo olio tutto insieme? del troppo olio? della temperatura?  Unica certezza è che tutti escludono di volere un Governo Tecnico, almeno a parole. Per il resto il caos regno sovrano, ognuno propone qualcosa di cui è consapevole della irricevibilità da parte del destinatario. Assurdo, ma vero, purtroppo.

Berlusconi propone un Governo Politico tra forze, che hanno tra loro distanze antropologiche siderali prima ancora che politiche. Mettere insieme PDL e PD, con o senza Lega e SEL,  con Bersani Premier e Alfano Vice è una specie di attentato alla costituzione repubblicana e al buon senso.

Grillo e il M5S sembrano proporre invece nelle ultime ore un Governo di Psuedo-Tecnici,  una novità che prima di essere realizzata andrebbe studiata per mesi da un team di scienziati della lingua italiane per decriptarne il significato.

Al di là del formule nuove e vecchie, degli insulti di Grillo, dei baratti istituzionali proposti da Berlusconi: un Governo va fatto, ma non a tutti i costi. Deve essere un Governo del Cambiamento, che deve lavorare nel interesse del Paese. Altrimenti meglio far cessare l’agonia, torniamo alle urne, con la consapevolezza però di aver buttato nel water un’occasione storica per cambiare l’Italia.

Caro Beppe, domani si scoprono le carte.

Vaffa di GrilloSono sicuro  (o almeno spero) che una riflessione su questa eventualità anche tu l’abbia fatta. Il “non dare” la fiducia al Governo Bersani rischia di far passare (ingiustamente, aggiungo) i cittadini eletti in parlamento del M5S per oppositori del cambiamento. Un cambiamento che voi dovreste interpretate obtorto collo per un mandato elettorale ricevuto da milioni di italiani.

E poi….

Con Bersani o senza,  sappi, Signor Beppe, che esiste un limite a tutto, anche alle più stravaganti strategie politiche. Negare la fiducia a qualsiasi Governo del Cambiamento, sperando di spingere il Partito Democratico verso un governissimo con Berlusconi e il PDL , è un azzardo  gigantesco a danno dell’Italia. Non te lo puoi permettere e soprattutto non se lo può permettere il Paese, di nuovo.

PD Latina, un partito lievemente lunare

turismo_lunareLe primarie del centrosinistra sono state un successo di partecipazione e democrazia da Nord a Sud, nelle grandi città, nei piccoli comuni, nel Lazio, insomma ovunque.  La Provincia di Latina si conferma di nuovo un’eccezione, ovviamente in negativo. Il dato a livello provinciale è a dir poco negativo, dalle primarie 2009 si sono persi quasi 10.000 elettori (-35%), passando da 27.745 elettori del 2009 a poco più di 18.000 di domenica scorsa.

Un crollo verticale che segna ancora una volta  l’arretratezza politica di un partito provinciale in crisi drammatica, che ha perso tutte le elezioni amministrative dell’ultimo biennio (…Aprilia, Cisterna, Terracina, Gaeta, Fondi,  Minturno, Latina, ect..) e non riesce ancora a risollevare la testa e anzi, sulla scorta di analisi lievemente lunari, non perde occasione per rovesciare la realtà e parlare addirittura di strepitoso successo di partecipazione alle primarie nella nostra provincia.

D’altronde i risultati del PD pontino del segretario Forte, purtroppo, non devono sorprendere troppo, in quasi tre anni gestione del partito,  ancora non siamo riusciti a definire uno straccio di strategia delle alleanze ne tantomeno un profilo politico comprensibile (più che riconoscibile) su temi fondamentali come gestione dell’acqua, dei rifiuti, delle infrastrutture, solo per fare qualche esempio. Un partito provinciale piegato su se stesso e incapace di mettersi in scia di un partito nazionale guidato da Bersani che diversamente ha saputo rinnovarsi e aprirsi con coraggio alla partecipazione democratica. Un PD quello di Bersani che  dimostra di avere le carte in regola per organizzare un campo di forze progressiste e civiche credibili e all’altezza di una sfida di Governo tra le più difficili della storia repubblicana.  Qui, in Provincia di Latina, non ci siamo, restiamo minoritari con vocazione alla marginalizzazione politica, bisogna cambiare tutto e in fretta.