Espertoni del Debito Greco

debito grecoHo letto in giro un treno merci di cavolate sul debito della Grecia. Allora, provo a spiegare a questi scienziati improvvisati della finanza come sono andate davvero le cose. Le banche tedesche e francesi a partire dai primi anni duemila comprarono Titoli di Stato Greci a go-go, motivo semplice: considerati quasi junk bond (titoli spazzatura) dalle agenzie di rating rendevano un interesse alto e crescente. Queste simpatiche banche incassarono negli anni successivi interessi altissimi ogni anno e quota-parte del capitale prestato. Nel 2009 la Grecia era quasi tecnicamente fallita e aveva pure i conti pubblici truccati, come sapete, e l’Europa invece d’intervenire subito decise di traccheggiare qualche anno ancora, prima di decidere finalmente per un piano di salvataggio tardivo, punitivo ed insostenibile sia socialmente che economicamente per la Grecia. Al contrario, il piano di salvataggio europeo per le banche tedesche e francesi fu una vera manna dal cielo, in quanto dopo aver incassato interessi da capogiro rientrarono pure del capitale investito, che gli venne rimborsato quasi totalmente e con soldi pubblici dagli Stati europei. Tutto chiaro? Posso sempre provare coi cartelli, se sfugge ancora qualcosa a questi espertoni di finanza citati in premessa.

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Primarie o Balena Bianca?

ok-sezione-andreotti-garbatellaLe primarie non sono il problema, anzi restano l’unica vera innovazione della politica italiana degli ultimi vent’anni. Certo che andrebbero regolate meglio, oppure come sosteneva Bersani messe in sicurezza. Ma intendiamoci, l’unica strada sensata è disciplinarle per legge. Ma forse neppure basterebbe. Perché fin quando le primarie resteranno uno strumento per regolare scontri di potere interni, nessuna legge potrà consegnarle alla sua funzione democratica e autentica di coinvolgimento degli elettori nelle scelte importanti dei partiti italiani.

Più che sulle primarie, comunque, se posso permettermi un consiglio flash al Presidente del Consiglio, cercherei di lavorare su tutto quello che fa assomigliare il PD più alla Democrazia Cristiana che a un partito moderno ed europeo.

Zero Zero Zero

De LucaVincenzo De Luca: “Io credo che Saviano abbia grandi meriti ma anche un grande limite: sta innamorandosi del suo personaggio e della sua immagine. In qualche momento sembra che abbia bisogno di inventarsela, la camorra, anche dove non c’è, altrimenti rimane disoccupato”.

 

Ho un grande rispetto degli elettori campani. Meno, molto meno per chi gli ha consentito di candidarsi. Ma c’è un limite a tutto, anche per personaggetti inquietanti come lui. Le sue parole contro Saviano sono gravi, soprattutto perché forse rappresentano un antipasto di come pensa di affrontare il tema della legalità e lotta alla camorra in Campania.

Non so se sono riuscito a rendere bene l’idea, di quanta stima abbia per il signor De Luca. Zero Zero Zero, come il titolo di un recente libro di Roberto Saviano. Così, tanto per essere ancora più espliciti.

Il Caso Uber, perché l’innovazione non è Pop in Italia.

UberLa Notizia è questa: Milano, giudice conferma il blocco di Uber-pop: Entro oggi disattivi la app

Non è la sentenza del tribunale in sé a intristirmi, il giudice ha sicuramente applicato la contorta ed illiberale legislazione italiana, ma la forza del corporativismo e la resistenza delle rendite di posizione nel nostro Paese. Qualcuno penserà, erroneamente, che sto scrivendo questo post per difendere le Multinazionali Americane e i loro interessi economici.

Non è così, è vero il suo contrario, anzi a me interessa analizzare altri aspetti che la vicenda Uber Pop mette in luce. In particolare due, che mi piacerebbe discutere con voi, lettori del mio piccolo blog.

Il primo aspetto, riguarda le lobby, emblematiche per raccontare la deformazione del concetto di mercato e concorrenza ormai stratificato in Italia. Un mercato senza regole non esiste, ma non esiste neppure se le regole servono a favorire le solite lobby e gli interessi di pochi in danno del consumatore che paga sempre più per prestazioni scadenti (e decadenti) o del cittadino che vorrebbe fossero sempre più accessibili (anche da un punto di vista economico) alcuni servizi primari. E, quello del trasporto, è uno di questi. Il servizio taxi va liberalizzato, servirebbero poche regole a tutela degli utenti finali e pochi milioni di euro per il giusto ristoro di quei tassisti che non hanno ancora recuperato il loro investimento per l’acquisto della licenza.

Il secondo, il soffocamento delle imprese innovative, delle start-up nel nostro Paese. Uber,  come pure Google o Apple, in Italia non sarebbero mai nate. È pacifico affermare ciò, i motivi sono innumerevoli e vanno dal assenza d’incentivi pubblici ben organizzati a un sistema bancario in gigantesco conflitto d’interesse che preferisce, diciamo così, finanziare altre iniziative imprenditoriali. In questo mare magnum di ostacoli, uno sarebbe stato sicuramente il quadro normativo della nostra economia, che disciplina i nostri mercati e sembra assemblato (scientificamente) per soffocare qualsiasi forma d’innovazione, bloccare nuovi servizi, rallentare lo sviluppo di nuove tecnologie. Taglio corto, la finisco qui, ma vi lascio con una suggestione. Provate a immaginare per un secondo se al posto di Travis Kalanick e Garrett Camp fondatori di Uber nel 2009 a San Francisco, ci fossero stati Antonio Rossi e Antonio Verdi di Roma, cosa sarebbe successo? Probabilmente che la loro idea, nell’ipotesi migliore, sarebbe stata stroncata sul nascere a colpi di esposti e richieste di risarcimento milionarie.

Meno Assistenzialismo e Più Reddito Minimo Garantito

Matteo RenziScambiare il reddito minimo garantito per assistenzialismo, definendolo pure incostituzionale è il massimo, è scavare il fondo così tanto da far impallidire la propaganda di destra nel nostro Paese. Addirittura anche Alfano potrebbe prendere le distanze da un linea così estrema, da destra Thatcheriana.

Qualche precisazione ulteriore, vorrei farla però sul reddito minimo garantito (o di autonomia). Prima di tutto, per dire che è una cosa molto diversa dal reddito di cittadinanza. In due parole,  provo a spiegarlo, perché mi preme dare il mio piccolo contributo alla riduzione dell’entropia generata da troppi neologismi in circolazione da troppi mesi sull’argomento.

Il reddito di cittadinanza è indifferente alle condizioni lavorative e di reddito del cittadino, lo percepirebbero tutti, e di conseguenza avrebbe un costo altissimo per il bilancio pubblico. Il reddito minimo garantito è invece selettivo, guarda al reddito e alle condizioni materiali (es. di non lavoro involontario), ha un costo più contenuto e potrebbe incorporare e coordinare gli altri sussidi esistenti. E’ l’interpretazione autentica, e sarebbe la messa in pratica dell’articolo 38 della nostra costituzione. Ad essere incostituzionali sono quindi le dichiarazioni di Renzi, che si infrangono contro un principio contenuto nella prima parte della nostra Costituzione.

Il reddito minimo garantito è uno strumento moderno per abbattere disuguaglianze anche nelle protezioni sociali, per garantire tutti i lavoratori nel reddito, nella formazione lavorativa e nei periodi di disoccupazione involontaria. Oggi non è così, il sostegno da noi (ormai unico Paese nell’UE, insieme alla Grecia) non è universale e si basa su strumenti obsoleti con stanziamenti del tutto insufficiente a coprire le reali esigenze del Paese.

Caro Matteo, Il vero e unico assistenzialismo è praticato da chi non vuole rendere universali alcuni diritti e continua a erogare a pioggia incentivi a tutte le imprese, mettendo insieme le imprese sane con quelle decotte, quelle che innovano con quelle che speculano sul costo del lavoro, quelle marginali con quelle internazionalizzate o che operano in mercati concorrenziali.

Il lavoro gratis è una puttanata, caro #Jovanotti

 Jovanotti lavoro gratisJovanotti: “Sì al lavoro gratis se ti serve a fare un’esperienza”.

E no Lorenzo, non ci siamo. Rispolverare robaccia vecchia, con argomentazioni patetiche non ti fa onore. Il lavoro gratis è un concetto che non deve esistere, non ha argomentazioni ragionevoli e fa danni al mercato del lavoro, colpendo soprattutto i giovani. Provo a spiegartelo con parole semplici, anche perché non servono grandi teorie per smontare un’affermazione così sbagliata e dannosa.

Primo punto, il lavoro in quanto tale va sempre retribuito, altrimenti si chiama volontariato.

Secondo punto, il lavoro gratis crea disuguaglianze. Lavorare gratis è un privilegio che non tutti i giovani possono permettersi, soprattutto non possono spesso permetterselo quei giovani che non hanno una famiglia in grado di sostenerli nel loro periodo di lavoro non retribuito, a gratis. (in molti casi, le famiglie hanno già fatto enormi sacrifici per accompagnarli negli anni dell’università)

Terzo punto, collegato al precedente, c’è una statistica sterminata su questo, quei giovani che non possono permettersi di lavorare gratis sono costretti ad optare obtorto collo per lavori per i quali non hanno studiato, che garantiscono una retribuzione seppur bassa ma immediata. E qui, il danno è doppio, crescita delle disuguaglianze e perdita d’investimenti in formazione e produttività potenziale del sistema paese. Quei giovani che scelgono “un altro lavoro”, per le ragioni di cui sopra, perdono purtroppo spesso l’opportunità di fare (per sempre) quel lavoro per cui hanno studiato e si sono preparati per anni.

Due messaggi in croce

TrasparenzaIn estrema sintesi, due messaggi da queste regionali. Il primo, per costruire una nuova sinistra c’è ancora tanta strada da fare, ma lo spazio c’è e andrebbe occupato con una proposta radicalmente nuova nei contenuti e nella forma. Il secondo, il PD corre nella direzione sbagliata, anche quando vince (si veda alla voce De Luca in Campania) perde un’occasione di cambiamento e per riprendere la giusta direzione per se stesso, per il sud, per il Paese.

Le parole al vento non fermeranno le ruspe

SalviniL’Italia è uno dei paesi europei dove abitano meno rom, lo dicono fonti autorevoli e lo sanno pure i sassi. Da noi vivono circa 180mila rom, ovvero lo 0,25 % della popolazione del nostro Paese. In Europa, con quasi disprezzo, siamo definiti il “Paese dei Campi”, li abbiamo deciso di segregare i rom in Italia, sapendo che era la strada sbagliata e lasciando campo libero alla peggior politica e soprattutto al malaffare. Nel 2013 a Roma per gestire questi ghetti a norma di legge sono stati spesi più di 22 milioni di euro soldi che, come l’inchiesta di mafia capitale ha disvelato al mondo, finivano nelle tasche di corrotti e mafiosi. Risultato? Romani insicuri e vita dei rom disumanizzata, un successone.

L’insicurezza sociale è un problema che la sinistra dovrebbe affrontare, soprattutto quando governa, con meno dichiarazioni a mezzo stampa e più soluzioni. I campi rom vanno superati, chiusi. Ci vuole un piano nazionale? facciamolo, si potrebbe realizzare in pochi mesi. La soluzione che serve c’è già, è quella Europea, che difende la dignità delle persone ed i diritti di tutti. L’inclusione sociale come unica strada per una società più giusta e sicura non è una teoria sociologica, una fissazione di quelli di sinistra, ma un fatto concreto, sperimentato, incontrovertibile, risolutivo. Se alle ruspe di Salvini contrapponiamo invece solo parole al vento, non ci siamo. A me, in tutta sincerità, non preoccupa neppure la becera propaganda della destra e la sua avanzata in un turno elettorale, ma penso e mi tormenta soprattutto la società arretrata, ingiusta ed insicura che lasceremo e stiamo lasciando alle future generazioni.

Un abisso tra M5S e Podemos, anzi due.

podemosUn abisso tra M5S e Podemos, anzi due.

Il primo abisso.  Podemos ha una piattaforma progressista, coerente. Il M5S no, passa da proposte avanzate sul reddito di cittadinanza a posizioni timide e conservatrici su diritti civili, per dire.

Il secondo abisso. Podemos ha un progetto politico di governo, se non ha i numeri per governare in solitudine ricerca con sano realismo alleanze possibili con altre forze politiche. Il M5S resta, purtroppo, ancorato a una visione utopistica del “vinciamo noi” o “del noi o loro”, che esclude a prescindere possibili alleanze a tutti i livelli, getta sistematicamente alle ortiche milioni di voti, rallentando, in nome di un integralismo antisistema, processi di cambiamento che potrebbe vederli protagonisti in parlamento e in moltissime Regioni e Città.

In definitiva Podemos in Italia non c’è, oggi. Forse domani si, ma sia chiaro il copia e incolla non funziona mai per queste cose.