ONG, da che parte stare?

ONGBisogna evitare che le frustrazioni per una gestione pessima dei fenomeni migratori si trasferiscano agli istituti democratici, ai principi fondamentali.

Le ONG sono un patrimonio del mondo civile e vanno difese, se ci sono delle mele marce si facciano nomi, inchieste, si sbattano in galera i colpevoli, ma non si metta in discussione il diritto d’asilo e il dovere di soccorrere chi rischia la vita in mare. Siamo, infatti, in questi giorni a questo: alla negazione, a fini di propaganda dei valori umani. E la necessità di arginare questa orribile deriva dovrebbe valere molto più delle prospettive politiche e delle ambizioni dei singoli aspiranti leader o presidenti del consiglio.

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Debiti pubblici, chi paga?

politici-cittadini-bancaLa ristrutturazione dei debiti pubblici sarà la discussione più importante dei prossimi 50 anni per l’occidente, per le principali economie del mondo. Gli Stati Uniti e tutte le economie del mondo in crescita con intelligenza e keynesianamente continuano a indebitarsi per fare investimenti e finanziare l’innovazione. La Germania ha deciso invece unilateralmente d’imporre in Europa una politica di rigore e rientro dal debito insostenibile, che ha trasformato l’UE nell’area economica più grande e depressa del mondo. La discussione del debito è poi impostata in maniera sbagliata, perché parziale. Si parla solo di tempi di rientro rispetto a un livello d’indebitamento fissato su una percentuale di rapporto con il PIL (60%, mi pare), per altro del tutto empirica come spesso accade per i parametri europei. Quello che manca alla discussione del debito è “IL CHI PAGA”, ovvero se questo debito (presto o tardi) devono pagarlo esclusivamente i cittadini, oppure possono e devono pagarlo anche le istituzioni finanziarie che speculandoci hanno guadagnato ed al tempo stesso moltiplicato il debito pubblico di un Paese. Questo è il punto, ineludibile. Parliamone, perché ci riguarda e tanto.

L’Assist Perfetto (mancato)

varoufakis-tsiprasTsipras poteva essere un’occasione per tutti i Paesi europei, soprattutto per quelli più indebitati e con economie asfittiche come l’Italia e la Francia. Era un tentativo che andava sostenuto con forza a Bruxelles, poteva aprire un varco di democrazia e solidarietà nell’Europa tedesca tutta austerità e vincoli di bilancio. La partita negoziale era difficile per Tsipras e Varoufakis, ma è divenuta complicatissima perché isolati e lasciati soli da quei Paesi, di cui sopra, che peraltro da un allentamento delle restrizioni di bilancio avrebbero potuto giovarsi, liberando risorse per un rilancio delle rispettive economie nazionali. E’ giusto ricordare che, però Ia Francia, a differenza del nostro Paese, ha deciso unilateralmente e con buona pace dei tedeschi di sforare il rapporto del 3% deficit/PIL.  Insomma, quello greco era un assist perfetto per sfidare a viso aperto le politiche della Merkel, in particolare per l’Italia, e si sarebbe aperto uno spazio politico, forse decisivo, contro le politiche d’austerity e per la costruzione di un’Europa politica invocata da tutti, ma nei fatti sempre affossata dalle scelte degli stessi Paesi europei. E ci risiamo, ancora una volta, purtroppo.

Dalla stupidità alla caciara?

bandiere-unione-europeaI parametri di stabilità europei basati sul rapporto Deficit/PIL erano considerati – a ragione – troppo rigidi. Una rigidità al limite della stupidità. Ma avevano però il pregio della chiarezza, linearità. Un’immediatezza nel calcolo e nella comprensione anche per i non addetti ai lavori. Le nuove regole europee introducono positivi margini di flessibilità, ma le regole di calcolo dei correttivi (c.d. output gap), che saranno applicati ai saldi di bilancio degli Stati, sono abbastanza astrusi e saranno difficilissimi da spiegare all’opinione pubblica. Rischiamo di passare dai patti di stupidità ai patti della caciara, insomma.

Qui trovate un articolo interessante apparso su lavoce.info

Piazze Democratiche

Perché è stata una serata magnifica. Perché Pietro è stato bravo, a tratti entusiasmante. Perché ieri la buona politica ha riconquistato la piazza e la piazza per certi versi ha riconquistato se stessa, la sua funzione antica di agorà, di spazio aperto ai cittadini. Un luogo d’incontro, di socialità, di dialogo, di scambio culturale e politico.

Il Partito Democratico di Civitavecchia e i tantissimi cittadini che hanno partecipato all’iniziativa di ieri sera con Ilaria e Pippo a Piazza Fratti ci sono riusciti, hanno dimostrato che la piazza non è condannata a essere solo megafono di chi urla, degli sfascisti, dei denigratori di professione. Perché la metto giù così, lo dico chiaro, io non ci sto’ a passare dopo vent’anni dai venditori di fumo ai distributori automatici d’insulti. Sarebbe un saltare dalla padella alla brace. Una vera tragedia, per tutti.

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Domenica 25 Maggio Preferiamo L’Alternativa

Una settimana ci separa dalle elezioni europee del 25 maggio.

ILARIA ha percorso migliaia di chilometri, attraversando – animata da straordinaria passione – le 4 Regioni dove è candidata (Toscana, Lazio, Umbria, Marche), toccando tantissime Città, partecipando a centinaia di iniziative, incontri, dibattiti. Anche le iniziative a Roma e in tutta la Regione Lazio sono state tantissime.

A Roma, come in tutte le Province del Lazio è stato un viaggio lunghissimo da Nord a Sud, da Tor Bella Monaca all’Alberone, da Formia a Tarquinia passando per Frosinone, Latina, Anagni, Albano Laziale, Velletri, Priverno, Vetralla, Sora, Cassino, Cerveteri, Velletri, Allumiere e Civitavecchia (dove andremo martedì 20 Maggio).

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Abbiamo scelto di candidare Ilaria Bonaccorsi non per marcare una presenza, mettere la solita ed inutile bandierina nel PD, ma per mandare avanti un progetto iniziato con la candidatura di Pippo Civati alle Primarie del Partito Democratico. Un progetto per nuova sinistra che, a partire dai valori fondamentali di libertà, laicità, uguaglianza e giustizia sociale, sia capace di cambiare il PD dal di dentro, facendo ritornare in Italia una dialettica politica dell’alternanza ed una distinzione netta tra destra e sinistra.

Abbiamo scelto di fare campagna elettorale per Ilaria nelle strade, nei circoli del PD, tra i cittadini, parlando e ascoltando le persone che questo Paese lo abitano e lo soffrono, senza lavoro, senza diritti, che hanno smarrito la speranza nel futuro. Ci siamo riusciti anche grazie al contributo di molti di voi, che ci avete aiutato a organizzare – con straordinaria generosità – una delle campagne più difficili, ma anche tra le più appassionanti ed emozionanti a cui abbiamo mai partecipato.

Il traguardo è vicino, e l’ultima settimana come in tutte le campagne elettorali è decisiva, in cui ogni singolo voto può fare la differenza, in cui vale la pena non lasciare nulla di intentato. Perché Il 25 Maggio, scrivere BONACCORSI sulla scheda rossa non sarà solo scrivere un nome, sarà scrivere una nuova pagina per un’altra Sinistra, per un altro PD e per un’Italia e un’Europa diversa.

 

Qui trovate il link a molte cose utili per questi ultimi giorni di campagna elettorale:

  • MATERIALI (Manifesti, volantini, santini, brochure) – CLICCA QUI
  • COME VOTARE (Fac-Simile) – CLICCA QUI

Un confronto mai visto.

C’è ancora la sinistra in questo Paese? C’è fuori e dentro il parlamento una maggioranza alternativa per fare le riforme? il PD è davvero  costretto andar avanti con un governo politico fino alla fine della legislatura con Lupi, Giovanardi, Berlusconi via Verdini e Alfano?

Iniziamo a confrontarci alla luce del sole, di persona personalmente.

Le Riforme, L’Italia, L’Europa

Un confronto sui temi che animano il dibattito politico nel nostro Paese.

Partecipano Walter Tocci (PD), Gennaro Migliore (SEL), Raffaella Bolini (Lista Tsipras), Ivana Simeoni (M5S).
Modera il dibattito Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso.
E chi non viene, si perde un confronto mai visto.

QUI Evento FB.

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Lista Tsipras, si Scanzi il pericolo.

Dove c’è Andrea Scanzi c’è rissa, confusione, spocchia e corsa al “chi è il più figo del reame”. Il marchese del giornalismo italiano in pochi giorni, con un paio d’articoli dei suoi al cianuro e una mezza comparsata televisiva renderà così impopolare la Lista Tsipras che Ferrero preferirà correre da solo alle Europee, per dire.

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Anti-Troika

Chi ha detto che la crisi  sarebbe presto finita, o che il recupero sarebbe stato rapido, o che sostenere con risorse pubbliche l’economia avrebbe prodotto solo inflazione, o che l’austerità e il pareggio di bilancio invece ci avrebbero fatto uscire dalla tempesta finanziaria,  si sbagliava. Non sbagliava di poco, ma di brutto. Gli americani l’hanno forse creata e diffusa questa crisi, ma ne sono anche usciti. Come? Con politiche redistributive ed espansive. Riducendo disuguaglianze, estendendo diritti e mettendo in campo uno straordinario piano d’investimenti pubblici in ricerca, scuola, infrastrutture, ambiente, cultura e innovazione tecnologica. La ricetta per uscire dalla crisi c’è, è sicura, ha funzionato negli Stati Uniti, non 100 anni fa, ma un paio di anni fa. La Merkel rischia di trascinare nel baratro tutta l’Europa e la stessa Germania. L’unione fiscale prima degli eurobond e della mutualizzazione dei debiti nazionali è un pretesto, la vera priorità non è una maggiore integrazione fiscale, o nuovi vincoli comunitari ai bilanci pubblici dei Stati Europei, ma è salvare l’euro dalla pressione dei mercati e lavorare all’unificazione politica dell’Europa. Il resto verrà da sé, l’integrazione politica è il vero tassello mancante. I risultati dell’ultimo summit europeo del 28-29 giugno fanno comunque ben sperare, nonostante tutto. L’Anti-Troika, fatemi passare il neologismo, composta da Hollande-Monti-Rajoy ha ottenuto buoni risultati, ma parlare di svolta nei processi di stabilizzazione finanziaria della zona euro è un tantino azzardato. Tuttavia, ricapitolando. Dal vertice di Bruxelles le cose concretamente ottenute sono:

  • La supervisione bancaria passa dalle banche centrali nazionali alla BCE
  • Intervento diretto del Fondo Europeo di Stabilità (ESM) per salvataggio e ricapitalizzazione banche
  • ESM potrà intervenire per stabilizzazione rendimento titoli di stato (il c.d. scudo anti-spread) di quei Paesi che hanno fatto quelli che, giornalisticamente,  sono stati definiti “i compiti a casa”, ovvero rispetto del patto di stabilità, dei vincoli di bilancio imposti dal Fiscal Compact, l’attuazione delle riforme richieste dall’UE, ect.

Se con la supervisione della BCE e i meccanismi di salvataggio bancario gestiti dal Fondo Europeo di Stabilità per il settore bancario sono stati segnati dei passi decisivi verso l’Unione Bancaria, non si può dire lo stesso sul versante della difesa dalle turbolenze e speculazioni finanziarie in corso. Il meccanismo di stabilizzazione previsto è troppo articolato. l’ESM non è stato dotato di risorse autonome per acquistare sul mercato i titoli di stato in caso d’impennata degli spread, ma per farlo  sarà costretto a finanziarsi alla bisogna presso la BCE. Ci sarebbe voluto un meccanismo automatico o semi-automatico, completamente gestito dalla BCE e attivabile al superamento di un determinato livello di spread tra Titolo di Stato “x” e Bund tedesco. Il complesso delle misure anti-spread non sono quindi solidissime e il non aver fissato un livello spread target (superato il quale c’è l’intervento dell’ESM o della BCE) non allontanerà, probabilmente, nel breve-medio termine la speculazione finanziaria sui titoli del nostro Paese.

Tanto rigore, poca equità e niente crescita

Partiamo dalla Crescita. Tre le principali misure: Deducibilità dell’IRAP, Rifinanziamento Confidi per le piccole imprese e Liberalizzazioni vendita farmaci di fascia “C”. Nessuna liberalizzazione importante, rinviata anche la riforma degli ordini professionali. I Confidi per le piccole imprese non andavano solo rifinanziati, ma riorganizzati e razionalizzati. Il numero dei confidi è ancora ridondante ed eccessivo. Sono troppi e troppo piccoli, se si pensa che più di un 1/4 di tali organismi ha un solo dipendente. Mi sarei aspettato un intervento per favorirne l’aggregazione che prevedesse, per esempio, un aumento della soglia minima del patrimonio richiesto. Per la crescita c’è davvero poco, anzi quasi nulla.

Capitolo Equità. Senza una stretta seria sull’evasione fiscale e una patrimoniale vera non è possibile ipotizzare uno spostamento strutturale del carico fiscale dal lavoro ed imprese alle rendite. Con l’incremento dell’IVA dal 21 al 23% si trasferisce diversamente la tassazione sulla domanda, sui consumi e sui redditi medio-bassi, poco bene. Portare a 1000 euro la soglia per i pagamenti in contanti significa far passare tra le maglie della tracciabilità dei pagamenti il 90% dell’economia sommersa del nostro Paese. insomma, nulla di fatto. Anticipare l’applicazione dell’IMU e i meccanismi di progressività introdotti sono invece positivi, anche se risulta poco convincente e troppo bassa l’esenzione stabilita per la prima casa(si poteva equiparare almeno a quella già prevista dal Governo Prodi). I tagli ai costi della politica sono poco significativi. L’unico provvedimento interessante è l’abolizione delle Giunte provinciale che, in attesa di una riforma costituzionale, mi sembra un passo deciso verso l’abolizione delle Province. Sulle pensioni di anzianità le scelte del Governo Monti sarebbero state ineccepibili se non ci fosse stato l’inopportuno innalzamento degli anni di contribuzioni per uomini e donne. Infine, lo scudo fiscale. Si è scelto d’intervenire (ottimo), ma non si capisce il timore mostrato dal Governo Monti di far pagare ai capitali scudati solo un ulteriore misero 1,5%.

il Rigore c’è.
Monti è credibile e la manovra da 20 miliardi netti è solida nei numeri. I mercati reagiscono bene e lo spread dei titoli italiani con i bund tedeschi scende sotto quota 400. Inizia la risalita, ma la strada per salvare l’italia e l’Eurozona è lunga e nel 2012 è in arrivo anche una nuova recessione economica.