Chi non le produce non le vende, a nessuno.

Renzi e Arabia SauditaSono d’accordo con chi chiede in queste ore di non vendere più armi al Regime Saudita. Sono d’accordo, ma preferirei una misura diversa, non più radicale, ma meno ipocrita e definitiva. Per non vendere più armi in giro per il mondo non dovremmo più costruirle, gli arsenali di tutto il mondo andrebbero svuotati, come chiedeva il Presidente Pertini in un indimenticabile discorso al Paese. Perché, se si continuano a costruire a profusione armi d’assalto, bombe, cacciabombardieri, strumenti di guerra, prima o poi a qualcuno saranno vendute e da altri o dagli stessi usate. La valanga di miliardi che gira attorno al business delle armi è capace di corrompere Stati, persone e alimentare una corruzione mondiale quasi incontrollabile. Questo è semplicemente quello che succede oggi, con il mercato nero delle armi e le triangolazioni tra Paesi, per vederlo basterebbe non fare più gli struzzi e mettere sempre la testa sotto la sabbia. Inizi a dare il buon esempio l’Italia, smettiamola di produrre armi. Subito.

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Investimenti esteri = Crescita?

Andamento-InvestimentiCrescono gli investimenti esteri in Italia (IDE) e l’economia non da segni di ripresa. Perché? Innanzitutto, perché l’indicatore andrebbe spiegato e non strumentalizzato per costruire cieli azzurri e prese in giro degli italiani. Senza entrare in noiosi tecnicismi (IDE orizzontali o verticali, greenfield o brownfield, ect.), tenete solo presente che nel calcolo degli IDE (che si dicono in crescita, ed è assolutamente vero) ci sono o ci saranno, per esempio, i soldi spesi da investitori ed imprese estere per acquisire il controllo di aziende italiane, come: Italcementi, Pirelli, Ansaldo Breda, Indesit, Telecom, Poltrana Frau, ect.

A cosa porteranno questi investimenti esteri è presto per dirlo, andranno verificati piani industriali collegati all’acquisizione, potrebbero anche non essere favorevoli all’economia italiana. Un’acquisizione può essere fatta semplicemente, e le multinazionali sono maestre in questo, per eliminare un competitor da un mercato. Per dire.

L’Europa che non serve a nessuno

Nella notte un migliaio di clandestini sbarcano a Lampedusa, 10 barconi raggiungono l' IsolaUn’emergenza continua, una strage senza fine, una tragedia dove Italia, Europa e Comunità Internazionale sono tutti responsabili. Mille morti in dieci giorni, non sono certo figli di nessuno. Numeri che dichiarano fallita senz’appello l’operazione Triton dell’Unione Europea, che non ha fermato le tragedie, non poteva farlo, e ora tardivamente si rafforza la consapevolezza dell’inutilità dell’attuale UE nel gestire fenomeni globali e le responsabilità di chi, soprattutto nel nostro Paese, ha sostenuto che questa operazione potesse sostituire la più vasta ed efficace del Governo Italiano “Mare Nostrum”.

 

Da Bruxelles, i soliti tecnocrati dell’Unione Europea ci ricordano che l’immigrazione non è una politica comune europea. Bene, si cambi subito, perché se l’Europa vuole continuare a occuparsi solo di austerità, di vincoli di bilancio e poco altro, sia chiaro, non serve agli italiani ed a nessun cittadino europeo.

La libertà di ridere senza alcun ritegno

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.

Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già,
la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.

(Charb, direttore di “Charlie Hebdo”, 15 ottobre 2012)

 

Il Testo originale su Charlie Hebdo: Rire, bordel de Dieu

Je suis charlie

Armare la guerra è sbagliato

670x409xstato,P20islamico,P20e,P20kurdistan,P20giugno,P202014.png.pagespeed.ic.sHqKIiiDp-Armare i Peshmerga curdi non è la soluzione migliore. Anzi, l’Europa e L’Italia farebbero bene a promuovere altre opzioni per scongiurare che il massacro in Iraq continui ulteriormente.

A mio modesto avviso, Italia ed Europa dovrebbero intervenire direttamente con il pieno avallo delle Nazioni Unite e in stretta collaborazione con la repubblica curda e il governo di Bagdad. Si dovrebbero aprire subito corridoi umanitari inviando mezzi e forze militari di terra in grado di potersi difendere e soprattutto proteggere le popolazioni dall’attacco da parte dei terroristi. La legittima difesa per uno scopo umanitario è una cosa legittima anche per un pacifista convinto.

Armare la guerra, invece, da qualsiasi parte lo si faccia, è sempre un errore. Il rischio è legittimare un successivo uso delle armi in situazioni meno chiare, dove signori della guerra e/o terroristi potrebbero facilmente insinuarsi. Le dichiarazioni di Di Battista (M5S) che in qualche misura non condanna e quasi giustifica atti di terrorismo, per esempio, confermano che questo rischio è (molto) reale.

Armi per la Vita

José_Mujica-onu_t750x550Ho già scritto più volte di lui, di José Pepe Mujicail presidente dell’Uruguay. Le sue iniziative per abbattere le disuguaglianze, povertà, diffondere diritti civili e sociali, sono ogni volta una scoperta e una mazzata terrificante per tanti Governi nazionali prigionieri di paradigmi sociali ed economici tanto sbagliati quanto superati.

Parlare della sua ultima campagna “Armas para la vida”, in questi giorni in cui in Siria e soprattutto in Palestina la guerra si sta trasformando in un massacro disumano, è un’occasione per accendere un faro sui quali sono le strade da percorre per liberare il mondo da guerre, prepotenze e uso delle armi.

In Uruguay si stima che un cittadino su tre possegga un’arma e che il 50% non risulta regolarmente registrata.

Marcelo Barzelli, responsabile della Comunicazione del Ministero degli Interni, spiega in cosa consiste questa singolare iniziativa: “Il cittadino consegna un’arma e riceve, in cambio, un’arma per la vita. Un’arma di conoscenza come lo è un computer portatile o un’altra, per l’esercizio o il lavoro, come è la bicicletta. Cerchiamo così di collaborare nell’importante lavoro di disarmare la società uruguayana, un lavoro vitale verso una convivenza più armoniosa, per risolvere le differenze attraverso il dialogo e il negoziato”.

Fonte: www.eticamente.net

 

Carnefici e Spettatori

Nessun genocidio può giustificarne un altro. Nessuna atrocità subita può autorizzarti a massacrare e privare della sua libertà un altro popolo. La comunità internazionale insorga con fermezza contro il Governo Israeliano. E nessuno si senta irresponsabile verso questa carneficina. Perché un passettino dietro i carnefici ci sono i complici, sempre.

You Steel Freedom

You Steel Freedom

Vittime dell’irresponsabilità

page01Luigi Di Maio (M5S): “Sull’immigrazione ci vuole poco cuore e più cervello. La nostra ricetta: i richiedenti asilo lo facciano sulle coste del nord-Africa nei nostri uffici e non qui.”

Qualcuno spieghi a Luigi Di Maio che per il diritto internazionale il richiedente asilo è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede al Paese in cui ha trovato riparo il riconoscimento dello status di rifugiato (o di altre forme di protezione umanitaria). La condizione di rifugiato è stabilita dalla convenzione di Ginevra del 1951, un trattato delle Nazioni Unite sottoscritto da 147 Paesi. Lo status di rifugiato è riconosciuto a tutte quelle persone che nel proprio paese d’origine potrebbero essere vittime di persecuzioni. Oltre al diritto internazionale, la proposta di Di Maio è contraria al buon senso. Ma voi ve la immaginate una persona che rischia nel proprio Paese di essere ucciso o perseguitato – per ragioni di razza, religione, nazionalità, opinione politica – restare li o in un Paese di transito e insicuro come la Libia, in attesa che i nostri uffici presenti nel suo Paese (o in Libia) gli comunichino l’accoglimento o meno della sua richiesta d’asilo? Vi sembra verosimile? Vi pare una proposta risolutiva? A me, proprio no.

Caro Di Maio, temi così drammaticamente seri dovrebbero esser affrontati con più grano salis, da parte di tutti. Anche in campagna elettorale.

Dalla parte della buona politica, anche prima dello scandalo Lazio.

“Il mondo cambia col tuo esempio, non con la tua opinione.” Paulo Coelho

A proposito di costi della Politica e fondi ai gruppi consiliari.

2007-2012.

Nei 5 anni da consigliere comunale a Gaeta non ho percepito uno stipendio, un’indennità di funzione, ne tantomeno una diaria giornaliera o dei rimborsi chilometrici. Unico emolumento è stato un gettone di presenza di circa 17 euro per seduta di consiglio e commissione. Nel 2007 quando si insediò la nostra maggioranza i fondi complessivi destinati ai gruppi consiliare ammontavano a 18.000 euro l’anno. La nostra scelta fu già dal primo anno di ridurre drasticamente quei fondi a 6.000 euro.

La nostra scelta fu dettata dalla mano invisibile della buona politica e non dalla necessità di mettersi a riparo dalle ripercussioni di uno scandalo simil-Fiorito, come invece sta provando a fare in questi giorni, maldestramente, l’attuale Sindaco Mitrano, che annuncia l’azzeramento dei fondi ai gruppi consiliari a poche settimane dall’approvazione di un Bilancio di Previsione in cui lui stesso e la sua maggioranza gli avevano invece ampiamente confermati. Effetto Fiorito? Ripiegamento populista? Ai gaetani la (poco) ardua sentenza!!

Le 10 Peggiori Idee Economiche del 2011

Anch’io spero come Jeff Madrick (ottimo economista) che il nuovo anno porti idee e proposte economiche migliori, perché il 2011 è stato davvero un anno pessimo.

1. Sistema Fiscale Regressivo.

In cima alla lista perché hanno dimostrato  insensibilità scandalosa ci sono sono Herman Cain e New Gingrich e i loro piani fiscali per l’America. Cain e Gingrich sono entrambi sostenitori flat tax. Cain propone “9-9-9” – una tassa del 9% sulle vendite, imposta del 9% sul reddito, e un 9 %  d’ imposte anche sulle società. Vorrebbero anche eliminare la maggior parte delle deduzioni. I conservatori sostengono l’ipotesi romantica del abbassare il tasso d’imposta sul reddito significherebbe una maggiore crescita. Non importa che le prove a sostegno di questa tesi non esistono e anzi dove sperimentato il modello ha prodotto effetti recessivi.

Secondo il Centro di politica fiscale , quelli che fanno più di $ 1 milione otterrebbe un taglio delle tasse di circa $ 455.000 in media. Coloro che fanno tra $ 40.000 e $ 50.000 otterrebbe un incremento dell’imposizione fiscale di circa 4.400 dollari. Il tax rate sarebbe 23,8%  per questo gruppo, contro il 17,9% per coloro che fanno $ 1 milione o più.

Ma è il Piano Gingrich a conquistare la medaglia d’oro: il suo piano è regressivo e penalizza enormenente le entrate fiscali . La sua aliquota fissa è del 15% sui redditi, con un abbondanza di deduzioni, come quella per interessi sui mutui ipotecari. Si eliminerebbero le imposte sulle plusvalenze e dividendi. Quelli che guadagnano più di $ 1 milione avrebbero un risparmio medio di oltre 600.000 $ all’anno, mentre coloro che guadagnano 50.000 dollari l’anno risparmierebbero di tasse solo circa 1.000 dollari.

2. Opere di Austerità.

È concepibile che abbiamo imparato nulla dalla storia o dalla teoria economica? E ‘difficile credere che dopo un anno o giù di lì del momentaneo ritorno del keynesismo , sulla scia della profonda recessione del 2007-2009, si è completamente rinunciato alle politiche keynesiane, in pratica, nella maggior parte delle nazioni ricche del mondo. Gli Stati Uniti si rifiutano di adottare un nuovo stimolo fiscale a causa di timori per un incremento a lungo termine del deficit. I Governi della zona euro sono ancora più ottusi . La Germania è in testa al gruppo imponendo limiti dura sui deficit come percentuale del PIL degli Stati membri, che sicuramente portaranno a rallentare la crescita e incrementeranno il deficit. Nel breve termine, il rifiuto di ristrutturare il debito dei Paesi Europei più vulnerabili insieme a richieste di austerità ci potrebbero portare ad una rottura della zona euro e una conseguente catastrofe generale.

Le politiche di austerità, comunque sbagliate, sono ampiamente accettate dai media. La Gran Bretagna imponendo un pesante pianodi austerity farà diventare la sua economia solo più debole, ma in un recente articolo il Financial Times attribuisce un giudizio positivo a queste scelte di rigore economico. John Banville, scrittore irlandese stimabile, scrive in The New York Times che l’Irlanda è oggi considerato il “bravo ragazzo” d’Europa a causa del suo intenso programma di austerità. Io non sono sicuro che era ironico. Infatti, nonostante un paio di picchi del PIL, l’austerità sta fallendo anche lì. PIL e PNL (che è rilevante perché gran parte del loro reddito è dipendente dall’export) sono ben al di sotto dei loro livelli raggiunti negli anni passati.

Gli economisti del FMI hanno recentemente prodotto una solida ricerca che mentiva sui risultati economici raggiunti in passato dall’austerità in alcuni Paesi. E quasi mai ha prodotto risultati positivi, solo qualche eccezione in pochi paesi che hanno svalutato le loro monete bruscamente promuovendo le esportazioni. Naturalmente, non ci saranno svalutazioni nella zona euro.

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