Capro espiatorio?

ministro guidiUn emendamento escogitato per deprivare del controllo gli Enti Locali e consentire al Ministero dello Sviluppo Economico, in perfetta solitudine e senza alcuna valutazione ambientale, l’inserimento nelle opere strategiche di tutte le infrastrutture collaterali alla produzione energetica. L’emendamento serviva a mettere fuori gioco Comuni e comunità locali, così da rendere qualsiasi opera soggetta esclusivamente all’autorizzazione del Ministero della Guidi. La Ministra si è dimessa, ma l’emendamento dello scandalo resta. La questione è semplice, se quel cavolo di emendamento non verrà cancellato, la Giudi non rappresenterà solo la cacciata della prima responsabile ma in parte anche il solito e dannatissimo capro espiatorio.

Investimenti esteri = Crescita?

Andamento-InvestimentiCrescono gli investimenti esteri in Italia (IDE) e l’economia non da segni di ripresa. Perché? Innanzitutto, perché l’indicatore andrebbe spiegato e non strumentalizzato per costruire cieli azzurri e prese in giro degli italiani. Senza entrare in noiosi tecnicismi (IDE orizzontali o verticali, greenfield o brownfield, ect.), tenete solo presente che nel calcolo degli IDE (che si dicono in crescita, ed è assolutamente vero) ci sono o ci saranno, per esempio, i soldi spesi da investitori ed imprese estere per acquisire il controllo di aziende italiane, come: Italcementi, Pirelli, Ansaldo Breda, Indesit, Telecom, Poltrana Frau, ect.

A cosa porteranno questi investimenti esteri è presto per dirlo, andranno verificati piani industriali collegati all’acquisizione, potrebbero anche non essere favorevoli all’economia italiana. Un’acquisizione può essere fatta semplicemente, e le multinazionali sono maestre in questo, per eliminare un competitor da un mercato. Per dire.

Debiti pubblici, chi paga?

politici-cittadini-bancaLa ristrutturazione dei debiti pubblici sarà la discussione più importante dei prossimi 50 anni per l’occidente, per le principali economie del mondo. Gli Stati Uniti e tutte le economie del mondo in crescita con intelligenza e keynesianamente continuano a indebitarsi per fare investimenti e finanziare l’innovazione. La Germania ha deciso invece unilateralmente d’imporre in Europa una politica di rigore e rientro dal debito insostenibile, che ha trasformato l’UE nell’area economica più grande e depressa del mondo. La discussione del debito è poi impostata in maniera sbagliata, perché parziale. Si parla solo di tempi di rientro rispetto a un livello d’indebitamento fissato su una percentuale di rapporto con il PIL (60%, mi pare), per altro del tutto empirica come spesso accade per i parametri europei. Quello che manca alla discussione del debito è “IL CHI PAGA”, ovvero se questo debito (presto o tardi) devono pagarlo esclusivamente i cittadini, oppure possono e devono pagarlo anche le istituzioni finanziarie che speculandoci hanno guadagnato ed al tempo stesso moltiplicato il debito pubblico di un Paese. Questo è il punto, ineludibile. Parliamone, perché ci riguarda e tanto.

Espertoni del Debito Greco

debito grecoHo letto in giro un treno merci di cavolate sul debito della Grecia. Allora, provo a spiegare a questi scienziati improvvisati della finanza come sono andate davvero le cose. Le banche tedesche e francesi a partire dai primi anni duemila comprarono Titoli di Stato Greci a go-go, motivo semplice: considerati quasi junk bond (titoli spazzatura) dalle agenzie di rating rendevano un interesse alto e crescente. Queste simpatiche banche incassarono negli anni successivi interessi altissimi ogni anno e quota-parte del capitale prestato. Nel 2009 la Grecia era quasi tecnicamente fallita e aveva pure i conti pubblici truccati, come sapete, e l’Europa invece d’intervenire subito decise di traccheggiare qualche anno ancora, prima di decidere finalmente per un piano di salvataggio tardivo, punitivo ed insostenibile sia socialmente che economicamente per la Grecia. Al contrario, il piano di salvataggio europeo per le banche tedesche e francesi fu una vera manna dal cielo, in quanto dopo aver incassato interessi da capogiro rientrarono pure del capitale investito, che gli venne rimborsato quasi totalmente e con soldi pubblici dagli Stati europei. Tutto chiaro? Posso sempre provare coi cartelli, se sfugge ancora qualcosa a questi espertoni di finanza citati in premessa.

Il Caso Uber, perché l’innovazione non è Pop in Italia.

UberLa Notizia è questa: Milano, giudice conferma il blocco di Uber-pop: Entro oggi disattivi la app

Non è la sentenza del tribunale in sé a intristirmi, il giudice ha sicuramente applicato la contorta ed illiberale legislazione italiana, ma la forza del corporativismo e la resistenza delle rendite di posizione nel nostro Paese. Qualcuno penserà, erroneamente, che sto scrivendo questo post per difendere le Multinazionali Americane e i loro interessi economici.

Non è così, è vero il suo contrario, anzi a me interessa analizzare altri aspetti che la vicenda Uber Pop mette in luce. In particolare due, che mi piacerebbe discutere con voi, lettori del mio piccolo blog.

Il primo aspetto, riguarda le lobby, emblematiche per raccontare la deformazione del concetto di mercato e concorrenza ormai stratificato in Italia. Un mercato senza regole non esiste, ma non esiste neppure se le regole servono a favorire le solite lobby e gli interessi di pochi in danno del consumatore che paga sempre più per prestazioni scadenti (e decadenti) o del cittadino che vorrebbe fossero sempre più accessibili (anche da un punto di vista economico) alcuni servizi primari. E, quello del trasporto, è uno di questi. Il servizio taxi va liberalizzato, servirebbero poche regole a tutela degli utenti finali e pochi milioni di euro per il giusto ristoro di quei tassisti che non hanno ancora recuperato il loro investimento per l’acquisto della licenza.

Il secondo, il soffocamento delle imprese innovative, delle start-up nel nostro Paese. Uber,  come pure Google o Apple, in Italia non sarebbero mai nate. È pacifico affermare ciò, i motivi sono innumerevoli e vanno dal assenza d’incentivi pubblici ben organizzati a un sistema bancario in gigantesco conflitto d’interesse che preferisce, diciamo così, finanziare altre iniziative imprenditoriali. In questo mare magnum di ostacoli, uno sarebbe stato sicuramente il quadro normativo della nostra economia, che disciplina i nostri mercati e sembra assemblato (scientificamente) per soffocare qualsiasi forma d’innovazione, bloccare nuovi servizi, rallentare lo sviluppo di nuove tecnologie. Taglio corto, la finisco qui, ma vi lascio con una suggestione. Provate a immaginare per un secondo se al posto di Travis Kalanick e Garrett Camp fondatori di Uber nel 2009 a San Francisco, ci fossero stati Antonio Rossi e Antonio Verdi di Roma, cosa sarebbe successo? Probabilmente che la loro idea, nell’ipotesi migliore, sarebbe stata stroncata sul nascere a colpi di esposti e richieste di risarcimento milionarie.

Confronti impietosi, Bersani rivoluzionario.

Il provvedimento sulle liberalizzazioni del Governo è poca, pochissima cosa (leggi qui). Il grado di apertura dei mercati, la crescita della concorrenza e la tutela dei consumatori praticamente resterà invariata, se gli effetti del provvedimento fossero misurabili in termini percentuali parleremo di un miglioramento della libertà economica dei nostri mercati dello 0,1%, forse. Le lenzuolate di Bersani (leggi qui) a confronto sono state rivoluzioni copernicane, per capirci.

Bersani Prodi

Libera liquidazione in libero Stato.

TFR: ECCO DOVE FINISCE - (infografica)Manca ancora il testo della proposta sul TFR e la discussione ha già preso una piega da stadio. Vorrei una discussione più laica. Non è una riforma strutturale, certo. Potrebbe aprire problemi di liquidità per le PMI, verissimo. Per la mia generazione che salta da un contratto precario all’altro, da un’impresa all’altra, la liquidazione ha perso quasi completamente il suo senso di assicurazione economica, da aggiungere alla pensione. Sono soldi dei lavoratori e per questo non ho preclusioni se si aprisse una possibilità di maggiore libertà nella sua destinazione. Metterlo in busta paga? Lasciarlo tutto in azienda? Destinarlo alla previdenza integrativa? Offrirlo in garanzia per la cessione del quinto? Metterlo come anticipo per l’acquisto di una casa? Comprarci quote o azioni dell’impresa per cui si lavora? Insomma, che ogni lavoratore possa scegliere cosa farci del proprio TFR, non mi pare una tragedia, anzi. Comunque, parliamone.

Ah, dimenticavo. Per quanto riguarda il problema del trattamento fiscale, la penso uguale-uguale a Landini: “Oggi ha una tassazione inferiore a quella del salario, quindi, sarebbe una stronzata tassare diversamente il Tfr, adeguandolo all’aliquota del reddito”

TFR, due banalità.

tfrIl salario differito (alias TFR, alias liquidazione) è stato introdotto durante il periodo fascista. L’idea di metterlo in busta paga non è nuova, ma circola dagli anni ’90. Due considerazioni, semplici, banali. La prima, come già fatto notare da più parti, bisogna risolvere il problema della liquidità per le piccole imprese, il TFR per loro è una fonte di autofinanziamento, impropria, ma importante. La seconda, che il TFR sono soldi dei lavoratori e se si decidesse di intervenire davvero, bisogna far scegliere al lavoratore, se vuole oppure no in busta paga il 50% del suo salario differito.

Roma-Latina, un’altra mobilità #èpossibile

traffico roma latina

Nonostante l’iter amministrativo e progettuale del Corridoio Tirrenico Meridionale prosegua, seppur con lo spostamento della presentazione delle offerte di gara dal 16 settembre al 27 novembre 2014, si aggiungono nuove voci che manifestano il proprio dissenso rispetto alla realizzazione dell’opera.

Nelle settimane passate erano stati i costruttori laziali a manifestare tutto il loro scetticismo in merito al mantenimento di costi e tempi di realizzazione del complesso degli interventi (collegamento A12-Tor De’ Cenci, autostrada Roma-Latina, bretella Cisterna-Valmontone e opere connesse per un totale di circa 186 Km di asfalto, 2,7 miliardi di Euro e sette anni di lavori), indicando come soluzione alternativa e urgente la messa in sicurezza della Pontina utilizzando i 468 milioni di Euro già stanziati per l’opera.

In questi giorni anche tra i rappresentanti politici pontini serpeggia più di un dubbio sulla necessità di affrontare un impegno economico così gravoso per un’opera pubblica di incerta utilità, dalle tempistiche realizzative indefinibili al di là del cronoprogramma dei lavori ufficiale e che, pertanto, rischia di trasformarsi in una nuova Salerno-Reggio Calabria.

Ultimi a manifestare il proprio scetticismo il Sindaco di Formia Sandro Bartolomeo e la consigliera Regionale Rosa Giancola, che si aggiungono ad autorevoli rappresentanti del PD pontino che già si sono detti contrari al progetto, amministratori locali, ai comitati sorti a difesa del territorio e dei beni comuni.

Si intravede quindi la possibilità di riaprire una discussione tanto nel Partito Democratico della Provincia di Latina, quanto nella maggioranza che sostiene il Presidente della Regione Lazio Zingaretti. Discussione che deve vertere non solo sull’opportunità di costruire nuove infrastrutture che hanno un impatto devastante sul territorio, ma, come da più parti ribadito, sul modello di sviluppo verso il quale tendere nell’immediato futuro, a maggior ragione in un periodo nel quale il governo incontra non poche difficoltà nel reperire risorse da dedicare all’ammodernamento infrastrutturale del Paese, come la discussione in atto in questi giorni sui contenuti del decreto Sblocca-Italia dimostra in tutta la sua drammaticità.

Lazio Possibile, costola regionale dell’associazione promossa da Giuseppe Civati al Politicamp di Livorno dello scorso luglio, pensa che sia giunto il momento di riaprire un confronto tra movimenti, cittadini, partiti e istituzioni per giungere ad una soluzione condivisa che consenta un reale ammodernamento della rete infrastrutturale territoriale tenendo insieme esigenze di mobilità di persone e merci, compatibilità ambientale e valorizzazione del territorio.

Queste, per Lazio Possibile, le proposte da cui ripartire:

  • Messa in sicurezza della Pontina.
  • Realizzazione di una Metro leggera di superficie sull’asse Latina-Roma.
  • Realizzazione della gronda merci di Roma che libererebbe tracce per i treni sul reticolo ferroviario romano per i treni passeggeri.
  • Chiusura dell’anello ferroviario di Roma.
  • Utilizzazione dell’asse AV/AC Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno per il trasporto merci in orario notturno).
  • Valorizzazione delle bellezze artistiche, culturali, paesaggistiche dell’agro romano e dell’agro pontino.
  • Realizzazione di autostrade informatiche per mettere in contatto domanda e offerta di cultura, in tutti i sensi.

OTTANTAEURO

80-euro-620x350Gli 80 euro sono una buona notizia per 10 milioni di lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Punto.

Alcune critiche sono giuste, altre meno. Attaccare la scelta di intervenire sui redditi medio-bassi, girandoci intorno, facendo per esempio l’elenco delle cose che mancano, delle altre priorità del Paese o delle categorie escluse da questo intervento non mi convince o meglio, mi pare il solito atteggiamento elettoralistico.

Per una volta giudichiamo l’intervento per quello che è, non per quello che non è stato o poteva essere. Fare tutto insieme non si può, per dire. E soprattutto concentriamoci sulle coperture strutturali di questi 80 euro, che è il vero pezzo ancora mancante e fondamentale del puzzle. Le coperture che saranno scelte per rendere strutturale lo sgravio fiscale, ci diranno, e diranno a 60 milioni di italiani quanta equità e sinistra conterrà questa scelta del Governo Renzi.