Un congresso per il cambiamento

bandiera2520pdIl PD apre il congresso tra le macerie, senza una chiara direzione di marcia, con una segreteria nazionale dimissionaria, con una prospettiva di un Governo Amato,  ma anche con 101 franchi tiratori entusiasti di poter guardare serenamente a destra dopo aver colpito le fondamenta di un partito democratico in cui, senza forse, non avevano mai creduto.

Dobbiamo ripartire da zero, immaginare la nuova proposta politica da offrire al Paese nei prossimi anni ed evitare di perderci solo nei rivoli di una discussioni congressuale sulla forma-partito. Sia chiaro un confronto sulla forma-partito va fatto, ma sarebbe opportuno farlo senza trattati accademici, nostalgie, o peggio ancora con proposte in rotta di collisione con la modernità.

Vorrei un partito che discutesse, prima di tutto, delle proposte da fare agli italiani per rassicurarli sulla possibilità di un futuro migliore, del ricambio totale dei metodi e delle proprie classi dirigenti, del come cancellare le correnti e la prassi dei pacchetti di tessere, del cosa vogliamo fare per recuperare mezzo secolo di ritardo su diritti, liberalizzazioni, fisco, welfare, scuola, università,  immigrazione, giovani, politiche industriali, costi della politica. Insomma, fare tutto il necessario per ritornare ad essere il PD, quello pensato da quei nobili padri fondatori come Prodi o da più semplici fondatori come me ed altri milioni di democratici e democratiche, che immaginavano di costruire un partito utile a cambiare l’Italia.

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