Un Governo del Parlamento, senza saggi.

romanzoquirinaleNel day after scopriamo che questi saggi nominati da Napolitano non piacciono a nessuno. PD, PDL e M5S con parole e punti di vista diversi bocciano all’unanimità il percorso scelto dal Presidente della Repubblica per dare un Governo al Paese.

Neanche a me, confesso, piace la soluzione dei 10 Saggi , non perché ci sia dentro il Quagliariello di turno, ma perché è una scelta che mette “in pausa” la democrazia. Il Parlamento è il luogo del confronto, creare surrogati o sovrastrutture istituzionali allontana la prospettiva di decisioni sagge (paradosso), trasparenti e comprensibili ai cittadini italiani.

Ci potremmo trovare in una situazione di iper-stallo, dove qualsiasi proposta avanzata dai famigerati saggi sarebbe bollata come inciucio, compromesso inaccettabile, salva B o classico topolino partorito dalla montagna (i più cattivi direbbero dal Colle).

E allora la strada da seguire per venir fuori dall’impasse potrebbe essere il Piano C proposto da Pippo Civati: un Governo del Parlamento, senza saggi o sagge badanti. Un Governo che come scrive lo stesso Pippo: “con patti chiarissimi e amicizia cortissima, sulla base dei punti che si stanno discutendo in questi giorni, e si cerca una figura che piaccia al Pd e al M5S”.

Il sottoscritto,  appartiene anche ad una generazione politica definita da qualcuno “post-ideologica”. Una generazione che non ama le trame di palazzo da prima repubblica, ne tantomeno si riconosce negli inciucioni reali o presunti della seconda, ma che neanche chiude alle diversità , anzi cerca punti comuni ovunque essi siano per costruire il cambiamento. Insomma, gli ingredienti che servirebbe per costruire un Governo utile al Paese.

Per venir via dai pasticci, si potrebbe seguire una road map semplice, semplice, di 2 punti:

  1. Far partire le commissioni parlamentari (sulle presidenze il M5s dovrebbe comprendere finalmente l’indecenza democratica del metodo proposto finora del votiamo solo i nostri candidati)
  2. in ogni commissione definire le priorità insieme, approvare  tutti i provvedimenti urgenti e in parallelo, con o senza l’assistenza dei saggi, costruire una base programmatica di un Governo del Cambiamento.
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