Sto con Bersani

……con convinzione e non rinunciando al cambiamento, anzi. Mi affido a chi il cambiamento ha dimostrato di saperlo realizzare, portandolo avanti a luci spente e senza troppi clamori nel Partito, a tutti i livelli.

Il cambiamento è strutturale, irreversibile e resistente alle spinte conservatrici quando si basa su processi e non su azioni isolate seppur dirompenti. Se la ruota non gira, il cambiamento sarà appannaggio di pochi e non di tutti. Dei più furbi o spregiudicati, non dei più bravi.

E poi, devo confessarvi da nativo del Partito Democratico che se oggi sono uno di voi, lo dovete anche a Pierluigi Bersani. Alle sue straordinarie liberalizzazioni da Ministro dello Sviluppo Economico nel  2°Governo Prodi. Apro e chiudo parentesi per evitare di andare, come direbbe un insegnante d’italiano, fuori tema.

Bersani ha competenza, passione e ha offerto a tutto il gruppo dirigente una lezione di coraggio. Accettando la sfida delle primarie ha lanciato uno straordinario messaggio al partito e a tutta la vetusta e un po’ inconcludente classe dirigente italiana attuale. Prima di se stessi, delle proprie poltrone e rendite di posizione viene il bene comune e l’interesse collettivo di una comunità, grande o piccola che sia.

Sosterrò Bersani, ma in Matteo Renzi  vedo una grande risorsa del Partito Democratico.  A lui va sicuramente il merito di aver posto al centro del dibattito pubblico e politico del nostro Paese il tema del rinnovamento e del ricambio generazionale. Ma quello che manca sono i contenuti, le proposte di Matteo mi sembrano troppo evanescenti per chiarire in che modo pensa concretamente di affrontare i problemi atavici, i nodi irrisolti e i danni prodotti dai Governi Berlusconi nell’economia, società,  cultura, diritti civili del nostro Paese.  Matteo è vittima di un eccesso di marketing applicato alla politica, che spesso produce qualunquismo, purtroppo.

Concludo, anche perché al Paese interessa davvero pochissimo “chi sostiene chi” nelle Primarie del PD.

Consentitemi solo quest’ultima raccomandazione al mio partito.

Gli italiani si aspettano che le nostre Primarie siano soprattutto occasione per parlare di lavoro, di diritti civili, di Europa, di come far ripartire la nostra economia,  di come riformare il nostro welfare. Vorrei anch’io sentire in queste primarie nuove idee per il Paese. Insomma, facciamo si che le primarie del PD continuino a essere vissute come strumento per ascoltare e metterci in sintonia con gli italiani. Per le altre cose,  l’anno prossimo c’è il nostro congresso nazionale.

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