Anti-Troika

Chi ha detto che la crisi  sarebbe presto finita, o che il recupero sarebbe stato rapido, o che sostenere con risorse pubbliche l’economia avrebbe prodotto solo inflazione, o che l’austerità e il pareggio di bilancio invece ci avrebbero fatto uscire dalla tempesta finanziaria,  si sbagliava. Non sbagliava di poco, ma di brutto. Gli americani l’hanno forse creata e diffusa questa crisi, ma ne sono anche usciti. Come? Con politiche redistributive ed espansive. Riducendo disuguaglianze, estendendo diritti e mettendo in campo uno straordinario piano d’investimenti pubblici in ricerca, scuola, infrastrutture, ambiente, cultura e innovazione tecnologica. La ricetta per uscire dalla crisi c’è, è sicura, ha funzionato negli Stati Uniti, non 100 anni fa, ma un paio di anni fa. La Merkel rischia di trascinare nel baratro tutta l’Europa e la stessa Germania. L’unione fiscale prima degli eurobond e della mutualizzazione dei debiti nazionali è un pretesto, la vera priorità non è una maggiore integrazione fiscale, o nuovi vincoli comunitari ai bilanci pubblici dei Stati Europei, ma è salvare l’euro dalla pressione dei mercati e lavorare all’unificazione politica dell’Europa. Il resto verrà da sé, l’integrazione politica è il vero tassello mancante. I risultati dell’ultimo summit europeo del 28-29 giugno fanno comunque ben sperare, nonostante tutto. L’Anti-Troika, fatemi passare il neologismo, composta da Hollande-Monti-Rajoy ha ottenuto buoni risultati, ma parlare di svolta nei processi di stabilizzazione finanziaria della zona euro è un tantino azzardato. Tuttavia, ricapitolando. Dal vertice di Bruxelles le cose concretamente ottenute sono:

  • La supervisione bancaria passa dalle banche centrali nazionali alla BCE
  • Intervento diretto del Fondo Europeo di Stabilità (ESM) per salvataggio e ricapitalizzazione banche
  • ESM potrà intervenire per stabilizzazione rendimento titoli di stato (il c.d. scudo anti-spread) di quei Paesi che hanno fatto quelli che, giornalisticamente,  sono stati definiti “i compiti a casa”, ovvero rispetto del patto di stabilità, dei vincoli di bilancio imposti dal Fiscal Compact, l’attuazione delle riforme richieste dall’UE, ect.

Se con la supervisione della BCE e i meccanismi di salvataggio bancario gestiti dal Fondo Europeo di Stabilità per il settore bancario sono stati segnati dei passi decisivi verso l’Unione Bancaria, non si può dire lo stesso sul versante della difesa dalle turbolenze e speculazioni finanziarie in corso. Il meccanismo di stabilizzazione previsto è troppo articolato. l’ESM non è stato dotato di risorse autonome per acquistare sul mercato i titoli di stato in caso d’impennata degli spread, ma per farlo  sarà costretto a finanziarsi alla bisogna presso la BCE. Ci sarebbe voluto un meccanismo automatico o semi-automatico, completamente gestito dalla BCE e attivabile al superamento di un determinato livello di spread tra Titolo di Stato “x” e Bund tedesco. Il complesso delle misure anti-spread non sono quindi solidissime e il non aver fissato un livello spread target (superato il quale c’è l’intervento dell’ESM o della BCE) non allontanerà, probabilmente, nel breve-medio termine la speculazione finanziaria sui titoli del nostro Paese.

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