Per le prossime elezioni amministrative adottiamo il Codice Etico Anticorruzione

Nuove regole sul finanziamento pubblico ai partiti, trasparenza dei loro bilanci e norme severe contro la corruzione. Dopo il caso Lusi e con l’esplosione del caso Lega Nord e le dimissioni irrevocabili di Bossi travolto dallo scaldalo “Trota Family”, la politica per riscattare se stessa deve riformarsi e fare pulizia in casa. Altrimenti mancherà la credibilità, nonostante il Governo Monti, per portare il Paese fuori dalle secche di questa crisi profonda e dolorosa. Nella vita come nella politica bisogna definire le priorità e se il problema è la credibilità internazionale dell’Italia e l’attrazione degli investimenti esteri, contrastare la corruzione è decisamente la riforma più importante e urgente. In un Italia con livelli di corruzione europei i servizi pubblici sarebbero migliori e costerebbero meno, l’economia sarebbe più concorrenziale e competitiva, l’evasione fiscale si ridurrebbe e la nostra società sarebbe più giusta, meritocratica e dinamica. Serve un impegno comune per la legalità, la trasparenza e contro la corruzione. Un impegno che il nostro candidato Sindaco e la sua coalizione di centrosinistra hanno preso oggi nei confronti dei cittadini ed elettori di Monza,  sottoscrivendo un “Codice Etico contro la Corruzione”. Sarebbe bello che questo esempio virtuoso venisse seguito  in tutti quei Comuni in cui si voterà per le amministrative il 6-7 Maggio.  Bisogna costruire e proporre sin dalla campagna elettorale un nuovo modo di amministrare le Città, più trasparenza e regole etiche più rigorose.

Ricominciamo dalla legalità, appunto. Mi piacerebbe che i nostri candidati Sindaco e candidati al consiglio Comunale sottoscrivessero la c.d.  “Carta di PISA”, un codice etico contro la corruzione e le infiltrazioni mafiosi predisposto dall’ Associazione “Avviso Pubblico”. Come Sottolineato dal presidente di Avviso Pubblico Andrea Campinoti, Sindaco di Certaldo (Firenze):  La  “Carta di Pisa” potrà essere adottata con un atto del Sindaco o del Presidente della Provincia o della Regione, con una delibera di giunta o di consiglio, ma anche da un singolo consigliere su numerosi temi, come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, le nomine in enti e società pubbliche, i rapporti con l’autorità giudiziaria e i rapporti con i mezzi di comunicazione, prevedendo tra l’altro anche sanzioni per un eventuale inadempimento, prevedendo nell’ordine il richiamo formale e la censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario”.

Tra i tanti divieti previsti dalla “Carta di PISA” c’è anche quello di non accettare regali eccedenti 100 euro l’anno per ogni soggetto che effettua il dono.

Clicca QUI per il testo integrale della “Carta di Pisa”

Per maggiori informazioni

· Sito Internet: www.avvisopubblico.it

· Mail: info@avvisopubblico.it

· Telefono: 334 6456548

Di sotto un estratto dei principi e divieti contenuti nella “Carta PISA”
 

PRINCIPI

3. L’amministratore deve conformare la sua condotta ai doveri istituzionali di servire la Comunità con diligenza, rettitudine e trasparenza, nel rispetto dei principi del buon andamento ed imparzialità dell’Amministrazione e dei principi di disciplina ed onore nell’adempimento delle funzioni pubbliche sanciti dall’art. 54 della Costituzione. A tale fine, l’amministratore si impegna a svolgere il suo mandato evitando situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della Pubblica Amministrazione.

TRASPARENZA

4. Fermo restando l’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge e nei casi in cui sussista un interesse diretto e personale in merito all’oggetto della decisione, l’amministratore si impegna:
a. ad utilizzare il diritto di accesso agli atti e alle informazioni conosciute per ragioni d’ufficio con le cautele necessarie ad evitare che sia arrecato indebitamente un vantaggio personale o arrecato un danno a terzi;
b. a garantire una piena trasparenza patrimoniale fornendo, tramite la pubblicazione su internet nel sito dell’amministrazione, i dati relativi alle attività professionali svolte, ai redditi, agli incarichi ricevuti, nonché ai potenziali conflitti di interesse di cui all’art. 7.

DIVIETI

5. Regali.
L’amministratore non può accettare per sé, congiunti, familiari o affini regali eccedenti il valore usuale dei doni scambiati in occasione di ricorrenze o festività, quantificato nella cifra massima di € 100 annui, da impiegati negli uffici, nei servizi, nelle società e nelle altre organizzazioni partecipate o controllate dal comune, ovvero da concessionari dell’ente o da gestori di pubblici servizi da esso affidati, ovvero da privati che hanno rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione (appaltatori, fornitori, etc.), o che hanno domandato od ottenuto licenze e concessioni da essa nei 5 anni precedenti, nell’ambito di procedimenti nei quali l’amministratore abbia svolto una funzione decisionale o istruttoria. L’amministratore non accetta alcun tipo di vantaggio o altra utilità che sia indirettamente riconducibile a prestazioni erogate da detti uffici, servizi o organizzazioni;

6. Clientelismo.
L’amministratore deve astenersi dall’esercizio delle proprie funzioni o dall’utilizzo delle prerogative legate alla sua carica nell’interesse particolare di individui o di gruppi di individui, a detrimento dell’interesse generale.

7. Conflitto di interessi.
Sono considerate situazioni di conflitto di interessi:
a. la sussistenza di interessi personali dell’amministratore che interferiscono con l’oggetto di decisioni cui egli partecipa e dalle quali potrebbe ricavare uno specifico vantaggio diretto o indiretto;
b. la sussistenza di preesistenti rapporti di affari o di lavoro con persone od organizzazioni specificamente interessate all’oggetto delle decisioni cui l’amministratore partecipa, anche nei casi in cui detti rapporti non configurano situazioni che danno luogo a incompatibilità previste dalla legge o da altre norme;
c. la sussistenza di rapporti di coniugio, parentela o affinità entro il quarto grado, ovvero di convivenza o di frequentazione assimilabili, di fatto, ai rapporti di coniugio, parentela o affinità, con persone operanti in organizzazioni specificamente interessate all’oggetto delle decisioni cui l’amministratore partecipa, anche nei casi in cui detti rapporti non configurano situazioni che danno luogo a incompatibilità previste dalla legge o da altre norme.
d. l’appartenenza a categorie, associazioni o gruppi, in virtù della quale l’amministratore acquisisca un vantaggio personale da decisioni cui egli partecipa, anche nei casi in cui detta appartenenza non generi le incompatibilità previste dalla legge o da altre norme.

In caso si realizzino situazioni di conflitto di interessi, anche qualora non vi sia un obbligo giuridico in tal senso, l’amministratore deve rendere pubblica tale condizione e astenersi da qualsiasi deliberazione, votazione o altro atto nel procedimento di formazione della decisione.

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