Salvatore Di Maggio dopo Bevilacqua e Alla: quello che la politica e la sinistra non dovrebbero mai essere

E pensare che qualcuno ha attribuito a lui, Salvatore Di Maggio, la frase celebre: “I partiti non sono autobus”. Leggendo quello che scrive il Capogruppo Consiliare del PD di Latina su il Candidato Sindaco Di Maggio, capirete quanto la sua affermazione di principio e di presunto attaccamento al partito democratico fu un “tantino” poco lungimirante.

Di Giorgio De Marchis
Fonte: www.giorgiodemarchis.it

Leggo con grande curiosità le dichiarazioni del neo e pluri candidato sindaco di Gaeta Salvatore Di Maggio fino a qualche giorno fa consigliere provinciale del Partito democratico e tutt’ora consigliere provinciale in cerca di nuovo approdo.
Non entro nel merito della scelta e delle politica gaetana – da tempo la mia posizione è chiara: io avrei schierato già da anni il Pd a sostegno del sindaco Raimondi e mi auguro che il Sindaco abbia il coraggio e la lungimiranza di “aprire” al PD – perchè come si dice in questi casi contano molto le dinamiche locali che vanno senz’altro rispettate anche se non sono condivisibili.
Mi lascia senza parole invece l’atteggiamento di Di Maggio che segue la strada tracciata dai suoi colleghi predecessori Loreto Bevilacqua e Rossano Alla: dichiarano di essere il nuovo scrivendo la peggiore pagina della loro storia politica.
In Provincia sono arrivati solo grazie ai voti del Partito democratico (con il sistema elettorale uninominale in ogni collegio si può presentare un solo candidato), ma quando decidono di abbandonare il partito che li ha portati in Via Costa non pensano affatto di lasciare la poltrona, a questo punto inopportunamente occupata.
Questa corsa personalista ha finito per minare qualsiasi credibilità della politica e rischia di insidiare quella di tutti i personaggi che girano intorno a questa giostra che sembra impazzita.
Ricordo che solo un anno fa il commissario regionale del Pd Vannino Chiti si complimentò con me perché diversamente da tanti candidati usciti dalle primarie avevo deciso di sostenere il vincitore di quelle elezioni per scegliere il nostro candidato sindaco invece di creare una mia lista civica che sostenesse una mia candidatura come primo cittadino, come invece è usanza comune.
Non restai meravigliato di quel complimento: per me era del tutto naturale e logico sostenere il mio partito e il candidato che gli elettori avevano scelto.

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