Salvatore Di Maggio: “Io sono il nuovo”

Il titolo dell’articolo del Messaggero di Sandra Cervone sintetizza con “Io sono il nuovo” la lunga conferenza stampa di presentazione del candidato Salvatore Di Maggio. Se davvero, Di Maggio, avesse affermato ciò, sarebbe quantomeno paradossale, ma soprattutto esilarante per un politico di sinistra copiare B. nella comunicazione politica. «Io sono il nuovo in politica» lo diceva anche Berlusconi solo fino a qualche settimana fa. Nella speranza di cancellare dalla testa dei suoi antichi fan gli ormai 18 anni sulla scena politica e 8 passati a far danno a palazzo Chigi. In politica, peraltro, il candidato Sindaco di SEL, IDV e Comunisti Italiani è  arrivato anche qualche anno prima di Berlusconi. Mi verrebbe da consigliargli di rinunciare a slogan berlusconiani, ma poi, pensandoci bene, rinuncio a dare consigli a chi ha iniziato a fare il Consigliere Comunale quando il sottoscritto era bambino e frequentava la seconda o terza elementare, al massimo. Sia chiaro, il rinnovamento non è questione anagrafica o generazionale, ma è qualcosa che va oltre. Il problema è più generale e strutturale, riguarda tutti i settori della società, non solo la politica e attiene la classe dirigente italiana nel suo complesso.  Il rinnovamento di una classe dirigente, politica e non,  dipenderà dalla capacità di rendere la sua formazione più meritocratica e dall’introduzione di gradi crescenti di trasparenza per la sua selezione e valutazione. La candidatura di Salvatore Di Maggio è a mio avviso un esempio su scala cittadina di selezione della classe dirigente che fa a pugni con un qualsivoglia progetto di  rinnovamento della politica e dei suoi metodi. Con metodo democratico il centrosinistra nel 2007 scelse l’Avv. Lino Magliuzzi come suo candidato Sindaco, oggi invece con metodo partitocratico IDV, SEL e Comunisti Italiani propongono ai cittadini il candidato sconfitto alle primarie del 2007. Se questo è il nuovo, andiamo male, anzi siamo quasi alla restaurazione e al ritorno dell’ Ancien Régime. Sono tre le cose che chiedo ai partiti, e soprattutto al mio di partito: rinnovamento, rinnovamento e rinnovamento. Dei metodi prima che delle persone, anche a Gaeta.

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