Le dimissioni di Mentana e la sconfitta del merito

In Italia il merito non paga mai. E il caso Mentana scoppiato in queste ore è l’ennesima conferma. Siamo un Paese in cui i più bravi vanno via, i risultati non contano e disguidi o piccole contestazioni formali sono capaci di bruciare le eccellenze.  Mentana si è dimesso perché accusato di comportamento antisindacale, una roba mica da ridere. Fanno ridere invece le motivazioni della denuncia.  L’accusa sembrerebbe fondarsi sul rifiuto del direttore del TGLa7 di leggere un comunicato della Federazione Italiana della Stampa che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici contro la manovra del governo Monti. Siamo davvero un Paese alla rovescia. Dove è meno antisindacale chi con le proprie scelte trasforma il più importante telegiornale del servizio pubblico in una macchina del fango e della propoganda da brandire contro gli avversari politici di turno.  Insomma da noi è più ostile ai lavoratori Mentana di Minzolini. Ma siamo in Italia e  risulta più grave non leggere in diretta un comunicato sindacale, che dimezzare per zerbinismo politico gli ascolti del proprio telegiornale. Già. E il merito va in soffitta, e in questo caso anche l’audience e la credibilità dell’informazione televisiva italiana.

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