Comprare BOT e BTP conviene?

Partiamo dai numeri. Circa 15.000 euro per ogni italiano. È quanto, compreso i neonati, costerebbe pro-capite agli italiani rispondere all’appello del Sig. Melani di: “ricomprare la totalità dei titoli di debito pubblico ora nelle mani degli investitori esteri”. Uno sforzo encomiabile quello proposto da Melani nei giorni scorsi dalle pagine a pagamento del Corriere della Sera, ma la domanda è: serve davvero italianizzare il debito pubblico per salvare il Paese dalla bancarotta? Per valutare la bontà di tale azione di patriottismo economico bisogna però ricordare 2 aspetti fondamentali. Il primo, chi sono i possessori dei titoli di stato. Secondo i dati della Banca d’Italia (maggio 2011) dei 1900 miliardi di euro (di cui si compone il nostro debito pubblico) solo il 13% è detenuto dai risparmiatori italiani, invece il restante 87% è diviso equamente tra le nostre banche e gli investitori esteri. Il secondo, il funzionamento del mercato secondario dei titoli di stato. Quando s’immette un ordine di acquisto nei mercati elettronici è quasi impossibile porre vincoli sull’identità del venditore. Insomma, gli italiani non possono scegliere da chi acquistare BOT e BTP. Il rischio è che le famiglie italiane possono finire per comprare tutti i titoli di debito pubblico detenuti dalle nostre banche, senza alterare l’esposizione estera dell’Italia. Dunque l’italianizzazione del debito è difficile e lo sforzo richiesto alle famiglie italiane rischia di essere poco utile al Paese. Però se cambiamo prospettiva, passando da una collettiva a una individuale, le cose cambiano. Le recenti positive evoluzioni, che vedono il trapasso politico di Berlusconi e il quasi certo Governo Monti, mi spingono a dire che il default dell’Italia è ormai un rischio assai più remoto. Dunque, consiglio di comprarli. Sono un ottimo investimento, i titoli di debito pubblico italiani. Lo dico non per patriottismo economico, ma perché reputo che siano un buon investimento BTP, BOT, ect. Come direbbero gli analisti mostrano un favorevole rapporto rischio-rendimento. Insomma, compriamoci il nostro debito perché conviene. E se volete essere sicuri di non fare un favore alle banche italiane, comprate titoli di stato di cosiddetta “prima emissione” tra qualche mese.

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