Il Vice-Presidente nel Pallone

“Avevamo chiesto al sindaco Raimondi ed alla giunta un contributo economico per la squadra, dati le ingenti spese che la società deve affrontare per disputare il campionato di serie D. Ci è stato risposto che il Comune è al verde, ma, per contro, amministratori e consiglieri avrebbero almeno acquistato le tessere d’abbonamento per mostrare vicinanza economica alla squadra. Noto con dispiacere che, tranne l’assessore Antonio Salone, assessori e consiglieri comunali, nonostante le sbandierate dichiarazioni di vicinanza alla società, di fatto non hanno acquistato nulla. Anzi qualcuno pretende di entrare gratis allo stadio” (Giuseppe Ceccanti, vice presidente Polisportiva Gaeta – fonte: La Provincia)

Da dirigente sportivo è lecito richiedere contributi pubblici per la propria società. È altrettanto vero che bisognerebbe farlo nel rispetto dei ruoli, degli altri sport e delle istituzioni. Mi sembra evidente, purtroppo, che nelle esternazioni (di cui sopra) il vice-presidente della Polisportiva Gaeta abbia smarrito, per usare un eufemismo, il senso della misura. Ricordo al vice-presidente Ceccanti, che nonostante i devastanti tagli del Governo Berlusconi ai bilanci comunali, l’attuale amministrazione è riuscita a finanziare (annualità 2011) interventi di manutenzione straordinaria per circa 600 mila euro a favore dello Stadio Comunale “A. Riciniello”. È poco? Potevamo fare di più? Forse, ma in un momento in cui l’Italia intera rischia il fallimento, nessuno può permettersi di dire che non abbiamo fatto nulla.
Concludo con una piccola nota personale. Non so se il vice-presidente Ceccanti l’abbia mai fatto, ma io quella maglia l’ho indossata, dai pulcini alla prima squadra. Su quel campo, che quando giocavo era ancora in terra battuta, ho per il Gaeta, non solo metaforicamente, “buttato il sangue”. Ammetto che diserto da anni le tribune del Riciniello , ma non perché sono miseramente falliti tentativi d’ingresso da portoghese allo stadio. Ho abbandonato le gradinate perché non mi appassiona più seguire una squadra con neanche più l’ombra in campo di un nostro concittadino. E soprattutto perché non condivido una deriva sportiva di gestioni societarie che, da qualche anno, non investono più nel settore giovanile.

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