Le pensioni si possono riformare….

Sistema contributivo per tutti. Misura tanto impopolare quanto giusta. Non c’è alcun bisogno invece di ritoccare ancora l’età o le cosiddette quote della pensione d’anzianità. In un Paese serio non si può continuare a fare cassa “alla bisogna” sul sistema pensionistico e ne tantomeno si possono cambiare le regole ogni 6 mesi. In un Paese normale le riforme non si fanno sulla pelle dei giovani e delle future generazioni. Ma noi, per colpa soprattutto di una maggioranza parlamentare autoreferenziale con uno spiccato istinto di attaccamento alla poltrona e basta, siamo ormai un Paese senza Governo commissariato dall’Europa. Come ribadito ieri da Draghi la crisi “ha acuito soprattutto le difficoltà economiche dei più giovani. In assenza di una redistribuzione più equa delle risorse fra le diverse generazioni e rispetto al passato i giovani dovranno contribuire in misura maggiore alle finanze pubbliche”. Sono d’accordo con il futuro presidente della BCE, ma allora iniziamo dalle pensioni a evitare lo scarico sui giovani e su chi verrà dopo di noi del costo delle riforme. In tal senso, ritengo che l’unico modo per intervenire con equità sulle pensioni è estendere (con qualche aggiustamento) il metodo contributivo a tutti i lavoratori e con i soldi risparmiati portare il trattamento pensionistico futuro dei giovani sopra la soglia della povertà assoluta. Ma per far ciò ci vuole coraggio, una rinnovata classe dirigente e una politica che sappia guardare lontano, così lontano, da preoccuparsi più delle prossime generazioni che delle prossime elezioni. Utopia? Forse si, ma sperare si può, anzi si deve.

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