Idiota al cubo

Colpa dell’Islam, anzi no. L’attentatore è invece un giovane norvegese, cristiano e pure estremista di destra. Una grande sfiga per chi, come Vittorio Feltri, ha tentato di attribuire subito la paternità degli attentati al terrorismo islamico. Feltri e il suo giornale-partito erano sicuri di avere tra le mani una tragedia utile a sostenere una lunga campagna estiva xenofoba. Insomma, Feltri intravedeva un assist perfetto per alimentare paure negli italiani e ricostruire un clima sociale più favorevole al Governo B.
L’odio non ha religione, la follia non ha nazionalità e una strage è sempre una strage. Gli idioti, invece, non sono tutti uguali. Un idiota può elevarsi alla potenza, diventando un “idiota al cubo”, ad esempio quando spara minchiate spaziali sulla strage di ragazzi in Norvegia come quelle sostenute oggi dal direttore Feltri nel suo editoriale dal titolo “Quei ragazzi incapaci di reagire”.

Scrive Feltri: «poiché la strage si è consumata in 30 minuti, c’è da chiedersi comunque perché il pluriomicida non sia stato minimamente contrastato dal gruppo destinato allo sterminio. Ragio-niamo. Cinque, sei, sette, dieci, quindici persone, e tutte disarmate, non sono in grado di annientare un nemico, per quanto agisca da solo, se questo impugna armi da fuoco. Ma 50 – e sull’isola ce n’erano dieci volte tantese si lanciano insieme su di lui, alcune di sicuro vengono abbattute, ma solo alcune, e quelle che, viceversa, ri¬mangono illese (mettiamo 30 o 40) hanno la possibilità di farlo a pezzi con le nude mani. Ci rendiamo conto. Cose così sono facili da scrivere, standosene qui seduti alla scrivania, e molto più difficili da praticare sul campo mentre echeggiano gli spari e decine di corpi cadono a terra senza vi¬ta. Ma è incredibile come, in determinate circostanze, ciascuno pen¬si soltanto a salvare se stesso, illudendosi di spuntarla, anziché adottare la teoria più vecchia (ed efficace)del mondo: l’unione fa la forza. Varie specie di animali quando attaccano lo fanno in massa e nello stesso modo si comportano quando si difendono. Attenzione però: gli animali istintivamente antepongono l’interesse del branco a quello del singolo. Uno per tutti, tutti per uno. Evidentemente l’uomo non ha, o forse ha perso nei secoli, l’abitudine e l’attitudine a combattere in favore della comunità della quale pure fa parte. In lui prevalgono l’egoismo e l’egotismo. Non è più capace di identificarsi con gli altri e di sacrificarsi per loro, probabilmente convinto che loro non si sacrificherebbero per lui».

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