Gli Economisti scrivono ai Leader Europei

Una manovra basata su altri tagli agli Enti Locali e sull’incremento della pressione fiscale su famiglie e redditi medio-bassi. Neanche 1 euro sulla crescita e rinvii ai posteri di riforme strutturali, liberalizzazioni ed abbattimento dei costi della politica. Insomma, una manovra debole, ingiusta e recessiva, fatta da un Governo che non ha più la fiducia degli italiani e un minimo di credibilità internazionale. I mercati percepiscono un rischio paese-Italia crescente, e noi con il nostro debito pubblico rischiamo il default. Può salvarci solo l’Europa, perché il Parlamento è debole e il Governo è in mano a degli irresponsabili. Ma anche il vecchio continente e l’Eurozona sono in crisi. Che fare?

Di sotto il testo della lettera aperta scritta da importanti economisti per esortare i leader europei a prendere provvedimenti importanti nel prossimo vertice di Bruxelles. La lettera è stata ripresa anche da lavoce.info , Vox, Nada es Gratis e Me Judice

La crisi del debito ha raggiunto il cuore dell’area euro.
• Italia e Spagna sono ora direttamente coinvolte in una seria crisi di credibilità.
• Viene messa in dubbio la sostenibilità di più di un terzo del debito sovrano dell’Eurozona.

Per la prima volta la sopravvivenza stessa dell’euro è in pericolo. I leader europei che si riuniscono giovedì a Bruxelles hanno una responsabilità storica. È essenziale che si giunga a un accordo su un piano in grado di prevenire un ulteriore aggravarsi della crisi. Noi economisti impegnati nel dibattito di politica economica abbiamo suggerito varie proposte per affrontare la crisi. Il comune denominatore di queste proposte è la necessità di ampliare il raggio d’azione della European Financial Stability Facility (Efsf) per consentire un rafforzamento delle banche sufficiente a far fronte a un default della Grecia. Si dovrebbe inoltre permettere all’Efsf di operare sul mercato secondario dei titoli di stato e gli si dovrebbero riconoscere flessibilità d’azione e indipendenza. Queste proposte si possono declinare in molte varianti e con vari dettagli tecnici. È essenziale che i leader europei riconoscano che siamo ormai fuori tempo massimo. Decidere ancora una volta di non decidere potrebbe rappresentare la fine dell’Eurozona così come l’abbiamo conosciuta finora.

Angelo Baglioni, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Richard Baldwin, Graduate Institute, Geneva and CEPR
Samuel Bentolila, CEMFI, Madrid
Tito Boeri, Università Bocconi di Milano and CEPR
Agar Brugiavini, Università Cà Foscari di Venezia
Andrea Boitani, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Massimo Bordignon, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano
Francesco Daveri, Università di Parma
Daniela Del Boca, Università di Torino
Paul De Grauwe, University of Leuven and CEPR
Juan Dolado, Universidad Carlos III de Madrid and CEPR
Marzio Galeotti, Università di Milano
Luis Garicano, London School of Economics and CEPR
Francesco Giavazzi, Bocconi University and CEPR
Daniel Gros, Centre for European Policy Studies, Brussels
Maria Cecilia Guerra, Università di Modena e Reggio Emilia
Luigi Guiso, European University Institute
Marco Onado, Università Bocconi di Milano
Marco Pagano, Università Federico II di Napoli
Jean Pisani-Ferry, BRUEGEL and Université Paris-Dauphine
Richard Portes, London Business School and CEPR
Carlo Scarpa, Università di Brescia
Fabiano Schivardi, Università di Cagliari
Guido Tabellini, Bocconi University and CEPR
Beatrice Weder di Mauro, University of Mainz and CEPR

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