La Riforma Fiscale si può fare

La politica fiscale deve determinare la struttura del sistema tributario e le sue caratteristiche, in particolare quelle distributive. Il dibattito politico sulla riforma fiscale, soprattutto in periodi di congiuntura negativa, si dovrebbe concentrare sull’interrogativo di quale sia un’equa distribuzione del carico tributario. Le scelte di fondo da fare dovrebbero attenere la distribuzione del prelievo fiscale tra reddito, risparmio e consumo – tra imprese, lavoro e rendite – tra economia reale ed economia della carta – tra finanza ed industria – tra redditi alti, medi, bassi, e così via. E invece, il Ministro Tremonti propone ancora misure fiscali sbagliate, ambigue ed ingiuste. Con le dichiarazioni di oggi della Marcegaglia, anche gli industriali sostengono la necessità d’incrementare la tassazione sulle rendite finanziarie. Sicuramente meno positivo l’intervento sull’Iva proposto sempre dal leader di Confindustria, ma non deve neanche stupire visto che l’imposta sul valore aggiunto grava sui cittadini e non sull’imprese, e la Marcegaglia fa quindi il suo mestiere.
L’economia italiana è stagnante da 15 anni e a crescere sono solo le disuguaglianze. Tremonti avrebbe dovuto imporre al Governo politiche economiche anticicliche e redistributive. E invece? Tra l’illusione del federalismo fiscale, tagli lineari devastanti (scuola, ricerca, istruzione, infrastrutture, ect..) e scudi fiscali indecenti , i risultati dei primi 3 anni del trio TBB (Tremonti, Bossi, Berlusconi ) sono stati nell’ordine: fiaccare la domanda interna e gli investimenti, mandare fuori controllo la spesa pubblica corrente ed imprimere un’accelerazione al debito pubblico.
È vero i margini del bilancio sono ristrettissimi, ce lo ricorda in questi giorni l’Europa e Moody’s. Ma una riforma fiscale anche ad invarianza di gettito è possibile, anzi sarebbe salutare per crescita ed equità.
Senza considerare interventi sulla spesa pubblica, dove recuperi di efficienza e di riqualificazione sono sempre possibili. Sul fronte delle entrate le aree d’intervento sono arcinote: lotta evasione fiscale e riequilibrio tassazione tra rendite finanziarie, lavoro ed imprese. Il tabù dei berluscones e Tremonti posto a difesa delle rendite finanziarie è il risparmio delle famiglie, bene. Il risparmio delle famiglie potrebbe essere tutelato prevedendo contestualmente all’innalzamento delle aliquote dei meccanismi di esclusione o abbattimento per titoli di stato e per patrimoni mobiliari inferiori ad una certa dimensione. In realtà, come dimostrano le costanti scelte del Governo B., più che gli interessi di molti pesano gli interessi di pochi, e qui più che il risparmio delle famiglie interessa difendere grandi speculatori e patrimoni sconfinati.
Non si hanno i dettagli, ma in linea teorica è da bocciare anche la proposta di portare a 3 le aliquote Irpef. Il nostro sistema tributario è incentrato sul principio costituzionale della capacità contributiva. Un sistema progressivo per scaglioni (di reddito). I redditi sono divisi per classi, a ciascuna delle quali corrisponde un’aliquota. La base imponibile è divisa negli scaglioni di appartenenza e, per ciascuna porzione di essa, si pagherà l’aliquota corrispondente allo scaglione. Questo sistema garantisce che i cittadini con maggiore capacità contributiva paghino un ammontare maggiore d’imposte. Più scaglioni e aliquote ci sono, più il sistema è in grado di modulare la crescita della pressione fiscale all’aumentare del reddito e della capacità contributiva. Ma qualcuno potrebbe obiettare, giustamente, che la progressività si può conseguire anche attraverso le c.d. detrazioni e deduzioni, giusto. Ma anche su questo Tremonti è stato sibillino, parlando banalmente di semplificazione del sistema di deduzioni e detrazioni. Avrebbe dovuto spiegare che cosa intende per semplificazione, ma niente. Per esempio poteva dire che avrebbe rivisto il sistema a favore delle detrazioni, e allora si che avrebbe detto qualcosa di concreto. Perché in un sistema progressivo per scaglioni le detrazioni sono più favorevoli ai redditi medio-bassi, ma forse, proprio per questo motivo, potrebbe essere indigesto al Governo B.

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