AcquaLatina KO dopo il Referendum?

Il Governo Berlusconi ha cercato di sabotare fino all’ultimo il Referendum e con le urne ancora aperte, il Ministro Maroni e il Presidente del Consiglio Berlusconi hanno annunciato che il quorum era stato raggiunto, provando con questa mossa a seminare disimpegno nell’elettorato. È stata una campagna referendaria difficilissima, un referendum costato tantissimo agli italiani per colpa del mancato accorpamento con le elezioni amministrative. Per non parlare delle moratorie truffa di Berlusconi o del TG1 di Minzolini che è riuscito a sbagliare le date del referendum e le previsioni meteo di domenica 13. Ma il vento è davvero cambiato e il quorum è stato raggiunto lo stesso. Gli italiani si sono stancati di essere stanchi e vogliono cestinare questa politica, che non decide e pensa solo alla sua autoconservazione. Con il Referendum ha vinto la partecipazione, la democrazia diretta, i cittadini. Per il legittimo impedimento e il nucleare il referendum ha messo dei punti fermi, ma per l’acqua arriva ora la parte più difficile, ovvero come restituire al pubblico la gestione e sottrarla alle varie Suez, Smat e Veolia. Appunto Veolia, il socio privato della società mista AcquaLatina gestore del servizio idrico integrato in Provincia di Latina.
Chiariamo subito, che dopo il referendum in materia di gestione dell’acqua esiste un vuoto normativo. Ora la politica ha il compito di legiferare in materia tenendo ben presente il contenuto sostanziale della volontà degli italiani.
Ma ritorniamo ad AcquaLatina. Se il primo quesito referendario sulla privatizzazione forzata non aveva alcun impatto su AcquaLatina, perché la società mista era già partecipata da azionisti privati per un valore del capitale superiore a quello previsto dal Decreto Ronchi. Il secondo quesito invece in linea teorica dovrebbe rendere impossibile la partecipazione di un azionista privato ad società mista dove non è più remunerabile il capitale investito. I 2 referendum dell’acqua hanno, a mio avviso, per ora abrogato solo il modello delle società miste, ma non escludono in assoluto la partecipazione dei privati dalla gestione del servizio. Bisogna formulare un riassetto complessivo della gestione del servizio idrico integrato ispirato ai principi di fondo affermati dagli italiani con il referendum. C’è bisogno dunque di un nuovo paradigma, direbbero gli economisti. Occorre uscire obbligatoriamente dal modello delle SPA e delle società di capitali in generale, che per loro natura giuridica devono remunerare i capitali investiti e distribuire utili agli azionisti.
Il nuovo paradigma gestionale, a prescindere della partecipazione diretta o indiretta dei privati, se vuole garantire il rispetto della volontà popolare non può prescindere da alcuni capisaldi, che riguardano: gli strumenti di finanziamento, la governance e gli organismi di controllo del servizio. Se per quanto riguarda la c.d. Authority è opinione generalmente accettata che debba essere di dimensione nazionale, indipendente dalla politica, autorevole e dotata di poteri sanzionatori efficaci, e va bene così. Diversamente sui meccanismi di finanziamento necessari a rendere efficiente la nostra malconcia rete idrica e utili a garantire concretamente l’accesso ad un bene comune essenziale per la vita, si è invece scritto davvero poco. La gestione pubblica dell’acqua di domani esclude la remunerazione del capitale, ma deve comunque porsi il problema dell’acquisizione dei capitali necessari per gli investimenti. Nel caso di AcquaLatina molti investimenti infrastrutturali sono stati in realtà finanziati da sussidi pubblici (contributi a fondo perduto erogati dalla Regione Lazio) in violazione della normativa comunitaria che vieta questa forma di finanziamento e impone la regola del “full cost recovery”. La parte restante degli investimenti, la copertura dei costi di gestione e la remunerazione del capitale è stata invece finanziata attraverso le tariffe pagate dai cittadini e il ricorso all’indebitamento bancario. Indebitamento, il cui costo (rimborso capitale + interessi) viene naturalmente inserito quota-parte in bolletta, ipotecando così, vista la durata pluridecennale dei prestiti, anche il costo del servizio per le future generazioni.
Ritengo che la proposta di finanziamento del servizio idrico avanzata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua che prevede l’impiego di strumenti classici di finanza pubblica (es. BTP, BOC, BOR e BOT di scopo) e di fiscalità generale sia adeguata a contribuire a un cambio di paradigma nella governance del servizio idrico. È evidente che per riequilibrare una situazione diversificata della qualità del servizio e della rete idrica nelle diverse aree del Paese c’è bisogno di meccanismi perequativi finanziati dalla fiscalità generale, se si vuole realmente garantire accessibilità universale al bene e uno standard minimo del servizio. Questa proposta però deve essere accompagnata, a mio modesto parere, da una gestione totalmente pubblica della rete idrica. La gestione della rete idrica finanziata con le bollette pagate dai cittadini, la finanza pubblica e la fiscalità generale deve essere integralmente pubblica. Il contributo dei privati nella gestione del servizio può esserci, ma deve avvenire su una dimensione operativa e riguardare esclusivamente componenti accessorie del servizio. L’assistenza, la comunicazione o altri processi amministrativi potrebbero essere anche affidati a società private attraverso bandi di gara pubblici, non credo questo snaturi il principio di gestione pubblica del servizio.

In sintesi, la proposta per una una governance pubblica dell’acqua potrebbe essere la seguente:
1. La trasformazione degli attuali ATO in “Soggetti di Diritto Pubblico” per la gestione operativa e infrastrutturale della rete idrica, ossia un soggetto che si occupi delle attività di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue
2. Il Finanziamento degli investimenti infrastrutturali e dei costi di gestione della rete da realizzarsi attraverso le tariffe, gli strumenti di finanza pubblica e la fiscalità generale.
3. L’istituzione di un’Authority Nazionale autorevole ed indipendente che abbia la facoltà di fissare le tariffe minime e massime, premiare comportamenti virtuosi di risparmio della risorsa e che vigili sulla gestione efficiente del servizio e il rispetto dei programmi d’investimento di manutenzione e miglioramento della rete dei diversi gestori pubblici.
4. Limitare il coinvolgimento potenziale dei privati ad attività no-core, ovvero restringere la partecipazioni dei privati ad attività c.d. di supporto all’erogazione del servizio.

Se queste proposte rappresentassero sul serio il nuovo quadro normativo nazionale di riferimento in materia di gestione del servizio idrico integrato, potremmo con discreta approssimazione affermare che l’acqua tornerà pubblica e che è davvero finito nella nostra Provincia l’incubo AcquaLatina. Dobbiamo essere fiduciosi e per adesso accontentarci del colpo micidiale inferto con il referendum alla privatizzazione selvaggia e alla società mista emblema in Italia della mercificazione più distorta del bene comune “Acqua”.

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One thought on “AcquaLatina KO dopo il Referendum?

  1. Speriamo davvero che acqualatina chiuda presto e veolia se ne torni in francia, ma nonostante il referendum non sono molto fiducioso.
    La volonta’ popolare gia’ e’ stata calpestata tante volte. Di sicuro ora si ha qualche arma in piu’ per impedire tutti qi soprusi che questa societa’ ha perpetrato ai danni dei cittadini.

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