Il Terzo Polo non c’è…

I risultati delle amministrative confermano che la “terza via” nella politica italiana sia ancora molto difficile da percorrere. Il mio navigatore la classificherebbe come una strada non asfaltata, e mi suggerirebbe di evitarla. Fuori metafora, quello di Fini, Casini e Rutelli, e adesso anche di Mastella , potrebbe trasformarsi nell’ennesimo tentativo fallito (si è perso ormai il conto..) di costituzione di un’aggregazione politica capace di sgretolare il bipolarismo nato con la fine della prima repubblica. La posizione ufficiale nei prossimi ballottaggi del Terzo Polo è chiara, non appoggeranno e non si apparenteranno con nessuno, anche perché i loro risultati elettorali, vedi Napoli e Milano, li ha relegati a forza marginale e scegliendo forse si rischia anche di non poter sostenere il cavallo vincente, un disastro.
I sondaggi, e adesso anche il test delle amministrative, dimostrano che nonostante sia controverso, zoppicante e atipico il bipolarismo nel nostro Paese sia ormai entrato nella cultura degli Italiani. Finita la prima repubblica e l’appartenenza alle ideologie del ‘900, gli Italiani hanno accettato un sistema politico semplificato, fatto di coalizioni alternative, centrodestra e centrosinistra.
Casini parlava già molto prima dell’ingresso di Fini di “Grande Centro”, che di grande è parso subito evidente a tutti aveva solo l’aggettivo nel nome. Ma al di là delle etichette e delle importanti new entry di Ceppaloni, all’orizzonte lo spazio politico per il Terzo Polo rischia di ridursi in un interstizio tattico, una proposta politica esclusivamente utile per smarcarsi nel centrodestra dall’attuale egemonia di Berlusconi e per farsi trovare pronti come rappresentanti del nuovo centrodestra nel post-berlusconismo. La linea terzopolista del PD a me, come ad altri dirigenti, non è mai piaciuta, e ora che i tentativi di spallate parlamentari sono falliti e i risultati delle amministrative parlano chiaro, mi aspetterei delle serie riflessioni interne al partito, che portino il PD spero più lontano possibile dal Terzo Polo. Serve meno Terzo Polo e più coraggio. Cresce l’antipolitica e il c.d. “grillismo” perché c’è indignazione negli italiani per un Paese immobile e per una classe politica imbolsita, che pensa solo alla sua autoconservazione. Più che moderazione e alleanze spurie gli italiani chiedono scelte e riforme, e il Partito Democratico è nato proprio per questo, per cambiare l’Italia. Tutto il resto è noia, come direbbe Califano.

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One thought on “Il Terzo Polo non c’è…

  1. Il Terzo Polo si dissolverebbe ulteriormente se il PD non vedesse nel quartetto degli interlocutori con i quali progettare l’Italia del futuro. Lo spauracchio di B., di Cosentino, della Lega, non può essere il collante di coalizioni contro natura, a livello nazionale e locale. Il Pd e il centrosinistra hanno dimostrato che si vince quando soprattutto se il PD il PD: primarie, programmi credibili, candidati seri. E niente alchimie in salsa dalemiana. Con chi vota contro la legge sull’omofobia, ad esempio.

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